Lago d'Averno

Cancello degli inferi, o paradiso in terra?

Il poeta Virgilio nel sesto libro dell'Eneide colloca vicino a tale lago l'ingresso mistico agli Inferi, dove l'eroe Enea deve recarsi (scrupea, tuta lacu nigro nemorumque tenebris VI, 238). 


Oggi sede di più prosaiche attività (come quelle dell'azienda agricola Mirabella)





Antonio Tortora armonicamente inserito nel contesto agro-lacustre presso l'azienda agricola Mirabella al Lago d'Averno, ambiente suggestivo, in cui cercare le tracce antropologiche come Diogene cercava l'uomo.

Intanto Enea verso la rocca ascese,
ove in alto sorgea di Febo il tempio,
e là dov'era la spelonca immane
dell'orrenda Sibilla, a cui fu dato
dal gran Delfo profeta animo e mente
d'aprir l'occulte e le future cose.
(Eneide, VI Libro, tr.di Annibal Caro)



Sibilla (gr. Σίβυλλα, lat. Sibylla) Nell’antichità classica, fin dal periodo arcaico della Grecia, particolare tipo di veggente femminile. I primi dati letterari (da Eraclito in poi) parlano di una S., al singolare e senza precisazione del luogo della sua attività; da Aristotele in poi si allude a più Sibille e si cominciano a distinguere Sibille locali, fino ad arrivare a cataloghi di 10 Sibille, come quello riportato da Varrone

Sibilla Persiana,
Sibilla Libica,
Sibilla Delfica,
Sibilla Cimmeria,
Sibilla Eritrea,
Sibilla Samia,
Sibilla Cumana,
Sibilla Ellespontica,
Sibilla Frigia,
Sibilla Tiburtina,
e anche di 20 in alcune tradizioni.







Connessi alla S. cumana, i Libri sibillini erano una raccolta di testi oracolari adoperati nella religione pubblica romana; un collegio sacerdotale, originariamente di 2, poi di 10, quindi di 15 membri (II viri - X viri e XV viri - sacris faciundis), era addetto alla consultazione di questi libri, in occasione di certi prodigi o di situazioni critiche dello Stato, per appurare la volontà degli dei. Essi spesso prescrivevano l’introduzione di nuovi culti, tra cui quelli di origine greca.


Strabone, parlando della nékyia omerica, cita lo storico Eforo il quale la metteva in relazione sia con la sede dei Cimmeri localizzata nella zona del Lago d'Averno, che con il connesso oracolo dei morti situato sotto terra nelle vicinanze dell'ingresso all'Ade. Di una città Cimmera collocata fra i laghi di Lucrino e di Averno ci parla Plinio; mentre Strabone - sempre riferendo Eforo - precisa che i Cimmeri vivevano in case sotterranee collegate fra di loro da gallerie, dove essi accoglievano anche gli stranieri che venivano ad interrogare l'oracolo dei morti, e che proprio grazie all'oracolo essi traevano parte del loro sostentamento (pare con una tariffa per le consultazioni fissata dal loro re; ma - come è facile immaginare - probabilmente anche nutrendosi di parte delle carni degli animali sacrificati).


Riguardo alle Sibille, già Nevio nel suo Bellum Punicum aveva localizzato la Sibilla Cimmeria nell'area della Cuma campana; ed anche Servio porrà la Sibilla tra Baia e Cuma. Questa coincidenza (Cimmeria -> Kymmeria -> <- Kyme <- Cumae) non viene colta da Varrone, che nel suo catalogo di 12 Sibille distingue infatti la (più antica) Sibilla Cimmeria dalla (più recente) Sibilla Cumana. In effetti la più antica connotazione toponomastica di origine greca "Cimmeria" (da Kyme) cade in disuso dopo Nevio, facendo vieppiù affermare la dizione latina "Cumana" (da Cumae); forse a questo cambiamento non è estranea l'adozione da parte di Cuma del latino come lingua ufficiale nell'anno 180 a.C.







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