sabato 31 dicembre 2016

NAPOLI SOTTERRANEA: PERDERSI E RITROVARSI FRA CORRENTI ENERGETICHE, RETI GEOMANTICHE E GENIUS LOCI DI UNA CITTA' CHE RAPPRESENTA UNO SNODO FONDAMENTALE PER LE INFLUENZE TELLURICHE E COSMICHE.

NAPOLI CROCEVIA ENERGETICO CAPACE DI RIVITALIZZARSI COSTANTEMENTE NONOSTANTE LO STRAVOLGIMENTO EDILIZIO, ARCHITETTONICO ED ANTROPOLOGICO.
di Antonio Tortora

Antonio Tortora nei meandri della Napoli Sotterranea (Foto di Mario Zifarelli)
Un geomacer ovvero un maestro di geomanzia, un rabdomante, un radioestesista, o anche un conoscitore di quegli elementi, vento e acqua, che plasmano la terra ovvero un adepto dell'arte del Feng Shui, tutti profondi conoscitori dell'arte di comprendere il respiro della terra armonicamente inserita nel cosmo, a Napoli troverebbero pane per i loro denti; pane in abbondanza. La nostra ricerca parte da quel desiderio improvviso, costante e radicale, di scendere nelle viscere della città attraverso quei camminamenti in origine messi a disposizione dalla pattuglia di coraggiosi amici e soci che fanno capo all'Associazione Napoli Sotterranea, presieduta dallo speleologo Enzo Albertini che sin dalla fine degli anni '60 ha effettuato interessanti scoperte nel sottosuolo partenopeo, inaugurando quel filone che è stato battezzato dai media e dagli esperti del marketing turistico "il primo caso di turismo sotterraneo"; dunque un vero e proprio primato. Stiamo parlando di uno sterminato, e ancora parzialmente conosciuto, giacimento culturale capace di soddisfare ogni interesse storico, archeologico, antropologico e, aggiungiamo noi, energetico. Le centinaia di migliaia di visitatori che sono scesi a circa 40 metri sotto il livello stradale, percorrendo una rampa di 136 comode scale, si sono ritrovati catapultati, quasi in un batter d'occhio, al centro di un portale spazio-temporale che attraversa ben 23 secoli di storia.

Rampa di scale di accesso alla Napoli Sotterranea (Foto di Mario Zifarelli)
Di certo non possiamo esimerci dall'indicare, per sommi capi anche perchè già ci siamo occupati in precedenza e professionalmente dell'argomento, i punti salienti della suggestiva e inedita passeggiata sotterranea; infatti una volta compiuta la discesa, esperte guide condurranno turisti, visitatori occasionali, appassionati e studiosi in una serie di ambienti evocativi e a dir poco fiabeschi. Dai ricoveri aerei risalenti alla seconda guerra mondiale, perchè Napoli fu ripetutamente bombardata dalle flottiglie aeree statunitensi, alle cisterne di epoca greca ricavate da cavità tufacee preesistenti; dagli orti ipogei dove sono state avviate attività didattico-scientifiche cui anche l'ente spaziale americano Nasa si mostra interessato alla Stazione sismica Arianna che ha il compito di registrare, aggiornandoli ogni tre minuti, i movimenti tellurici; dalla spettacolare cisterna romana illuminata raggiungibile attraverso un percorso buio e stretto ma assolutamente affascinante al Museo della Guerra allestito con materiali, oggetti e documenti risalenti alla prima metà degli anni '40. Inoltre attraverso un "basso" di vico Cinquesanti si potrà accedere al teatro greco-romano già indicato dallo studioso Bartolomeo Capasso e soprannominato teatro di Nerone oltrechè si potrà visitare, in un altro "basso", una mostra permanente del presepe popolare antico e i resti di canali di scarico borbonici lastricati da caratteristiche riggiole napoletane. 
Sigillo del Vitriol dal Viridarium Chymicum di Daniel Stolcius von Stolcenberg (Francoforte, 1624)
Ma tornando al nostro desiderio di scendere nelle viscere della città non può non venirci in mente il sigillo alchemico e rosacrociano nonchè massonico ed esoterico che incita decisamente alla discesa nelle profondità della terra e della conoscenza: «Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem»; un primo passo per l'iniziazione verso cui l'alchimista Basilius Valentinus, famoso monaco benedettino tedesco della prima metà del 1600, consigliava di procedere con speditezza. D'altra parte nella patria di Don Raimondo di Sangro Principe di Sansevero, il quale amava definirsi Haravec che nella lingua incaica significherebbe "inventore", non è tanto strano che un desiderio mai sopito di ricerca e di consapevolezza riemerga prepotente e faccia presa su chi, come noi, abbia sviluppato un'attitudine speciale nei confronti di un qualcosa che non è del tutto definibile razionalmente. Parliamo di quella costruzione spirituale, interna, assolutamente individuale, che deriva dal fare esperienza in questa vita per crescere e per comprendere, anche se per doverosi gradi, il proprio ruolo nel mondo terreno e nel cosmo. In effetti già discendere nella sotterraneità equivale a rintracciare quel silenzio e quell' assenza di agitazione che agevolano la possibilità di individuare filoni energetici occultati dal piano stradale metropolitano dove regna il caos e la confusione. Mentre assistiamo, in superficie, alla continua costruzione di meridiani e paralleli artificiali che stanno a significare le circoscrizioni amministrative, le strade e i vicoli, i quartieri e tutte le divisioni che l'uomo moderno e contemporaneo ha voluto realizzare per frammentare e rottamare sè stesso come parte di un tutto e quindi dell'universo, scendondo in profondità riusciamo a percepire il retaggio dei venti, delle acque, delle pietre e dei metalli che un tempo dominavano incontrastati convergendo verso quei nodi geobiologici definiti Rete di Harmann (radiazioni terrestri gamma-ionizzanti) e Reticolo di Curry (radiazioni a maglia più larga). In effetti a noi non interessa tanto il tecnicismo che si cela dietro agli studi a e alle intuizioni del medico tedesco Ernst Hartmann sul magnetismo terrestre e del bioclimatologo bavarese Manfred Curry sulla rete elettrica che avvolge e attraversa il pianeta, quanto la nostra eperienza diretta derivante dal percorrere le vie, i vicoli, le piazze, i tunnel e le cavità sotterranee. Cosicchè oltre alla superficie della città che consente la riscoperta della filosofia del camminare intesa come meditazione mediterranea elaborata dal filosofo Duccio Demetrio e quel pensiero meridiano di cui parla il sociologo Franco Cassano e teso alla recupero dell'identità ricca e molteplice del nostro Sud, ci piace  indicare un nuovo modo di interpretare quell'altrove sotterraneo e normalmente celato alla vista che caratterizza il sottosuolo partenopeo. Tra ipogei greci, tunnel romani, catacombe, acquedotti, grotte marine, cave di piperno e ricoveri antiaerei, tutti scavati nel tufo giallo napoletano, ci si immerge in quella massa geologica vivente, palpitante e mutevole che si estende fra il Somma-Vesuvio e i Campi Flegrei e cioè fra i due complessi vulcanici che non cessano di destare proccupazione per le loro intemperanze sismiche e telluriche; segno inequivocabile di una vitalità straordinaria e, tutto sommato, ancora giovane da un punto di vista geologico. Parliamo di oltre 700mila metri quadrati di cavità esplorate che, con ogni probabilità rappresenta molto meno della metà di quella che è stata sapientemente definita Napoli Sotterranea, un brand che affascina, in epoca contemporanea, i turisti e che, da circa cinquemila anni, intriga l' "Homo  Parthenopeus" che con il sottosuolo ha intrecciato un rapporto quasi magico e costante nel tempo. A testimonianza di ciò le fonti storiche, letterarie, artistiche e antropologiche sono davvero innumerevoli a partire da Seneca che definiva "baratro dell'inferno" la grotta di Posillipo per la sua prossimità al Lago d'Averno a Petronio che alludeva ai misteri celebrati nel cuore costiero della piana campana; da Stazio che rimaneva meravigliato dal notevole movimento umano che si registrava in tutte le cavità anche in quelle più pericolose al geografo medievale Beniamino di Tudela che descriveva gli oltre 700 metri della Crypta Neapolitana; da Ambrogio Leone, storiografo aulico nolano che scrisse in merito alle catacombe a Giulio Cesare Capaccio che alludeva a "mine scavate e meati  di terra artificiale che con scopo si dividono fra loro congiunte". E qui ci fermiamo perchè l'elenco mai potrà essere esaustivo tenendo presente tutti gli autori stranieri impegnati nel Gran Tour  partenopeo tra la fine del'600 e la fine dell'800 e gli infiniti scrittori che ne hanno parlato in epoca moderna e contemporanea. 
Napoli Sotterranea "Percorso lavico" (Foto di Mario Zifarelli)
La Napoli esoterica e dei misteri partenopei trova le sue radici nelle profondità della terra, di quei tufi gialli densi e resistenti ma malleabili e duttili, caratteristiche tipiche dell' "Homo Parthenopeus", che da sempre si è mosso agevolmente fra il culto di Priapo e i misteri orfici, isiaci e dionisiaci; i miracoli taumaturgici di Virgilio Mago e i sangui liquefatti dei suoi Santi Patroni; la cappella-tempio Sansevero e il bugnato enigmatico del Gesù Nuovo. Tra i pozzi magici da cui prelevare l'acqua sanatrice di tutti i mali e i mitrei romani con il sole che perennemente uccide il Toro Mistico, fra le grotte platamonie affollate da menadi nude e jerofanti rivestiti di scaglie di pesce che celebrano riti tramandati da molte ere in onore della mitica Sirena Parthenope, fondatrice della città, e gli insegnamenti di quel maestro di sapienza che fu Ermete Trismegisto. Fra il vicus Alexandrinus e 'o Cuorpo 'e Napule con la restaurata statua del fiume dio Nilo. 
Una vera e propria mappa dei luoghi di forza che dissemina la città e che non può essere conosciuta appieno senza accedere a quelle grotte, a quegli antri e a quei cunicoli che rappresentano l'archetipo dell'utero materno e dunque i miti di origine e di rinascita che attraverso la graduale e consapevole iniziazione conducono l'uomo in quello che il commentatore virgiliano Servio definisce il vero "mondo" nel momento in cui racconta la discesa di Cerere agli inferi nella penosa ricerca della figlia Proserpina. In tutte le antiche tradizioni la caverna è considerata un vero e proprio serbatoio di energia tellurica e ctonia oltrechè tempio sotterraneo dove è possibile rintracciare, intuitivamente oltre che geologicamente, tutti i ricordi ancestrali del periodo glaciale attraverso l'attivazione di un'essenza vitale magica che, di norma, risulta latente ma che durante l'indagine e l'esplorazione sotterranea mette in contatto il cuore dell'individuo con le stelle interne e il resto del cosmo ricordandogli profondamente che, così come l'uomo primitivo entrava in contatto con le potenze ctonie, alla stessa maniera e sia pure inconsapevolmente, l'uomo moderno può tendere alla rinascita non appena riemerge dalle buie profondità dopo essere stato protagonista di una morte e di una sepoltura simulata e ritualizzata.
Napoli Sotterranea, Cisterna romana (Foto di Mario Zifarelli)
D'altra parte anche in superficie i nuraghe sardi costruiti dagli Shardana ovvero dai popoli del mare nonchè i templi e i boschetti sacri druidici, per lanciare lo sguardo in epoche remote, e i castelli e le cattedrali medievali avevano lo stesso scopo delle caverne sebbene costruiti secondo i canoni delle geometrie sacre: introdurre l'uomo in un micromondo capace di presentare costanti e variabili di un intero universo. Tuttavia noi partenopei siamo fortunati a vivere in una città che, differentemente da tutte le altre, si espande in un multiverso profondo e stratificato laddove il paleosuolo ricco di tracce antropologiche e saturo di energie che aspettano solo di essere riscoperte quasi come se il viaggio conducesse all'interno del corpo terreste raggiungendo vene, arterie e organi vitali, ci accoglie agevolmente e ci guida agli innumerevoli pozzi che svolgono il ruolo chiaro di porta del sole e di occhio cosmico. Se la montagna, per dirla alla Guenòn, è sempre stata rappresentata da un triangolo retto più grande con il vertice rivolto verso l'alto, la caverna non a caso è sempre stata identificata da un triangolo retto più piccolo con il vertice rivolto verso il basso e inscritto all'interno del primo raffigurante la montagna; non a caso ad ogni verità manifestata corrisponde una verità occulta e solo con il cuore, il cui simbolo è appunto costituito dai due triangoli intersecati, può essere raggiunto.
Appare superfluo rifarsi alle tradizioni orientali, mediorientali, africane, mesoamericane e nordiche per scoprire le mitologie delle caverne e del sottosuolo dal momento che già i Cimmeri omerici e flegrei abitavano le nostre contrade campane  nelle loro case sotterranee e caliginose chiamate "argillae" collegate da lunghissimi tunnel, e l'abitare in caverne non era del tutto sconosciuto alle locali popolazioni preistoriche. Quanto invece appare doveroso sottolineare l'esistenza di numerose leggende, in gran parte negate da Benedetto Croce ma rivalutate da Matilde Serao, che riguardavano le misteriose entità che abitavano le profondità cittadine fra cui gli spiriti degli antichi minatori chiamati anche cavatori, i "munacielli" del Decumano maggiore ovvero di via dei Tribunali nonchè di Sant'Eframo ai Ponti Rossi, le anime del Purgatorio nell'ipogeo dell'omonima chiesa di Purgatorio ad Arco e del Cimitero delle Fontanelle, il genius loci androgino che in epoca romana caratterizzava il luogo e con cui gli antichi abitanti dovevano scendere a patti al fine di potervi abitare (nullus locus sine genio dice Servio), il greco daimon o essere divino fino alla bella 'mbriana spirito domestico piacente e talvolta buona consigliera. 
Naturalmente nelle nostre incursioni sotterranee non abbiamo mai incontrato le entità enumerate tuttavia abbiamo percepito la sensazione sgradevole del perdersi, come la definisce l'antropologo siciliano Franco La Cecla, ma anche la sensazione rasserenante del ritrovarsi, del riemergere, del tornare alla luce; una sorta di rinascita simbolica dopo aver combattuto contro i guardiani di tesori nascosti che nello stesso tempo si possono manifestare anche come pericolose entità psichiche. Qui il richiamo al regno della metallurgia diventa naturale per chi, come noi, si è trovato spesso ad osservare procedimenti di forgia laddove il metallo fuso scivola nel crogiolo simulando, su scala infinitesima, una colata lavica in tutta la sua magnificenza e il suo splendore alchemico; e forse, oseremo pensare, qualche scoria scomoda e pesante come un fardello rimane lì nelle profondità della Napoli Sotterranea a testimonianza di un'avvenuta trasformazione interiore e di una interiorizzazione psicologica finalizzata alla conoscenza di sè. Anche le iscrizioni misteriose scolpite nella roccia, come le croci penitenziali risalenti all'epoca medievale e altri segni mai decifrati e di incerta cronologia e paternità, possono risvegliare nel visitatore un tale senso di meraviglia da cambiare qualcosa nell'intimo; qualcosa di non razionale ma di profondo e luminoso. Un arricchimento rispetto al quale, pur non trattandosi di una vera e propria discesa nel regno di Agarthi, nella tibetana Shambhala con il suo re-sacerdote Rudra chakrin, nell' Aryavartha degli indù e dei Veda o nella Janaidar dei Kirghizi, vale pur sempre la pena tentare e lasciarsi attrarre dal richiamo forte e magnetico che dall'antro di Piazza San Gaetano lungo Via dei Tribunali conduce verso le profondità della Neapolis più antica della stessa sua fondazione ufficiale e verso l'interiorità di ciascuno di noi.
Nostra slide: https://www.youtube.com/watch?v=V-FomPUWWuw

mercoledì 16 novembre 2016

PERCHE' NON SI PARLA PIU' DEI TERREMOTI CHE HANNO DEVASTATO L' ITALIA CENTRALE NELL' ANNO DI GRAZIA 2016?

APPARE STRANO CHE, A SEGUITO DELLE DEVASTAZIONI E DELLE CIRCA TRECENTO VITTIME DEGLI ULTIMI TERREMOTI CHE HANNO COLPITO L' APPENNINO CENTRALE, UN VELO DI SILENZIO SIA SCESO SU UN EVENTO COSI' CATASTROFICO DA TRASFORMARE RADICALMENTE E PER SEMPRE IL VOLTO DELL' ITALIA.
 di Antonio Tortora
Immagine tratta da www.inmeteo.net

Il quesito posto nel titolo dell'articolo è di fondamentale importanza per far comprendere ai lettori che ci troviamo di fronte a una strategia tipicamente italica per nascondere le inefficienze e le ruberie che caratterizzano tutti i momenti successivi alle catastrofi naturali. Cosicchè mentre da un lato l'emergenza è stata gestita certamente meglio dei terremoti precedenti, la ricostruzione subirà le stesse sorti di tutte le precedenti ricostruzioni salvo di quella unica e miracolosa del Friuli del maggio del 1976; qui tutto fu ricostruito velocemente diventando un esempio virtuoso per il mondo intero; i morti furono un migliaio, gli sfollati oltre 100mila e i comuni rasi al suolo 45.  
«Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi» questo è quanto affermò il Presidente della Repubblica Sandro Pertini non appena ebbe modo di osservare ciò che accadeva all'indomani del terremoto dell' 80 laddove furono colpite la Campania e la Basilicata centro settentrionale; oggi il Presidente Pertini non avrebbe avuto ragione di lamentare l'inefficienza della macchina dei soccorsi perchè questa, in prima emergenza, ha funzionato molto bene grazie anche all'iniziativa e a gesti eroici di persone che si sono prodigate correndo grossi rischi. Dall'esclamazione di Pertini, però, ci piace ricordare ciò che il maestro di giornalismo Indro Montanelli scrisse nella sua opera "Le stanze. Dialoghi con gli italiani": «L'uso di 50-60mila miliardi stanziati per l'Irpinia rimase un porto nelle nebbie [...] quel terremoto non aveva trasformato solo una regione d'Italia, ma addirittura una classe politica». Infatti pensiamo, sulla scorta di quanto accaduto per tutte le altre ricostruzioni precedenti e seguenti al sisma friuliano, che la classe politica "trasformata" secondo quanto indicato da Montanelli sia rimasta completamente insensibile agli accadimenti catastrofici che, periodicamente, cambiano e sono ancora destinati a cambiare il territorio italiano in senso fisico e antropologico. Ma andiamo con calma e vediamo cosa è stato fatto in seguito ai vari e importanti sismi che hanno colpito l'Italia; diremo con assoluta certezza quasi nulla o molto poco. Per esempio la ricostruzione del Belice, dopo il sisma del 1968 e quindi 48 anni dopo, deve ancora essere completata e c'è molta gente, disseminata fra le province di Trapani, Agrigento e Palermo, che vive ancora in containers e baracche che fino a poco meno di dieci anni fa avevano ancora le coperture in Eternit ovvero amianto. Dunque chi non è morto a causa del terremoto, e di morti secondo stime attendibili ce ne furono fortunosamente poco meno di 400, oppure a causa della paura provocata dalle complessive 16 potenti scosse, è morto con ogni probabilità di asbestosi e di mesotelioma pleurico. In compenso Gibellina non venne mai ricostruita ma i suoi ruderi diventarono un'improbabile opera di "land art"; la viabilità ordinaria non fu mai ripristinata come l'importante ferrovia che collegava Salaparuta e Castelvetrano; fu costruita un'autostrada perfettamete inutile, quella che collega Palermo a Mazara del Vallo, così tanto per contribuire all'economia che alimenta il malaffare politico-mafioso. Ad oggi, per una ricostruzione parziale e fallimentare, sono stati spesi oltre sei miliardi di Euro.

Significativo titolo apparso su IL MATTINO in occasione del terremoto dell'Irpinia
Veniamo ora al terremoto dell'Irpinia dell'80 con i suoi circa tremila morti e gli oltre 280mila sfollati. Qui si è raggiunta l'apoteosi dei più biechi intenti speculativi concretizzati dopo una tragedia che ha colpito 687 Comuni tra Campania, Basilicata e Puglia. I quasi 70 miliardi di Euro stanziati sono stati fatti scorrere in mille rivoli che portano inesorabilmente alle inchieste giudiziarie di Irpiniagate e Terremotopoli, a Mani sul terremoto un filone della celebre inchiesta Mani Pulite ed ancora alla Commissione parlamentare d'inchiesta istituita nel 1989 e allo scandalo che coinvolse la Banca Popolare dell'Irpinia di proprietà della famiglia De Mita. Fra gli 87 personaggi inquisiti dall'inchiesta  "Mani sul terremoto" spiccano i nomi dei più importanti politici dell'epoca: De Mita, Pomicino, De Vito, Fantini, De Lorenzo, Zamberletti, Scotti, Gava. In quell'occasione ci furono parecchi arresti anche eccellenti. In quest'ottica fu sperimentata in concreto la tesi, sostenuta da alcuni politici cinici e furbi e giornalisti venduti al sistema politico, che il "terremoto fa Pil e favorisce la ripresa economica", cosicchè 26 banche cooperative locali e nazionali si precipitarono ad aprire numerosissimi sportelli nelle zone terremotare con l'intento di elargire prestiti ad imprese del nord Italia che, a loro volta ricevuti i prestiti e intascato i contributi statali, puntualmente fallivano e scappavano portando via, magari nei paradisi fiscali, un bel gruzzolo di denari e lasciando un bel pò di cattedrali nel deserto ancora oggi visibili. Il senatore Luigi Sturzo nel lontano 1958 coniò il termine "cattedrali nel deserto" senza neppure immaginare la fortuna che tale locuzione avrebbe potuto raggiungere a distanza di oltre mezzo secolo. Un mare di denaro che fece trasformare rustici fienili in ville principesche e piscine olimpioniche mai terminate, fece risollevare le sorti economiche di imprenditori collusi con la classe politica e già più volte dichiarati falliti e che trasformò oscuri collaudatori dello Stato in eleganti portatori di orologi tempestati di brillanti. 

Foto: La “Casa dello studente” divenuta simbolo della tragedia del sisma aquilano. Autore Andrea Pioltini.
E venendo cronologicamente più vicino a noi non possiamo non parlare del terremoto dell'Aquila del maggio 2009 che ha prodotto oltre 300 morti, 1.600 feriti e circa 80mila sfollati. In tal caso le tendopoli sono state tutte chiuse dopo pochi mesi e sono sorte numerose New Town nella periferia del capoluogo abruzzese ma il centro storico della città dopo ben sette anni "presenta ancora oggi un tasso di pericolosità che giudico eccessivo"; a parlare è il prefetto de l'Aquila Francesco Alecci che insiste opportunamente sulla sicurezza e sull'evitare rischi inutili per la popolazione che cerca di rientrare nelle proprie case e per le maestranze coinvolte nella ricostruzione. Tutti ricordano la "protesta delle carriole" che gli abitanti inscenarono per sensibilizzare le autorità politiche nei confronti dello smaltimento di quel milione di tonnellate di macerie che nessuno sapeva come smaltire e dove stoccare. Ma qui le cose, nonostante gli scandali derivanti da intercettazioni telefoniche, con risate, che comprovano la collusione fra costruttori, politici, camorristi del clan dei Casalesi e mafiosi, nonostante il processo alla Commisione Grandi Rischi concluso con assoluzioni per tutti, nonostante le polemiche sulla supposta prevedibilità dei terremoti e gli arresti di numerosi imprenditori coinvolti nelle speculazioni edilizie, le cose andavano un pò diversamente. In qull'occasione infatti fu organizzato il G8 che, tra l'altro si sarebbe dovuto occupare proprio di catastrofi naturali, permise di raccogliere ingenti fondi per la ricostruzione e la promessa, da parte dei partecipanti, di adottare numerose opere d'arte andate distrutte o danneggiate per un ammontare di poco meno di venti milioni di Euro cui vanno aggiunti quasi 68 milioni racimolati attraverso donazioni private. Giova dire che molte casette furono tirate su in un territorio fortemente soggetto a rischio idrogeologico e pertanto solo parzialmente utilizzate.
Esaminando dunque solo alcuni degli eventi sismici più importanti accaduti nel nostro Paese emerge, senza ombra di dubbio, che i tempi per la ricostruzione in seguito ai recentissimi sismi del 2016 potrebbero essere molto lunghi. Il 24 agosto l'epicentro fu ad Accumoli, il 26 ottobre gli epicentri furono a Castelsantangelo sul Nera e Ussita, il 30 ottobre l'epicentro fu tra Norcia, Preci e Castelsantangelo sul Nera; l'Italia si è dunque spaccata in due fisicamente e simbolicamente. Ma tornando al quesito posto nel titolo dell'articolo: perchè, a parte qualche sporadica inchiesta, non si parla più degli sfollati? Dei paesi rasi al suolo? Della ricostruzione? Di un'economia quasi del tutto dissolta? Di intere frazioni cancellate dalla carta geografica?
Beh! Noi pensiamo che forse ci siano altri argomenti più importanti di cui discutere e su cui condurre la solita costante ed estenuante campagna politico-elettorale: l'inutile e pericoloso referendum del 4 dicembre prossimo su cui si è detto tutto e il contrario di tutto; l'elezione del personaggio televisivo Donald Trump alla carica di Presidente degli Stati Uniti che ha appassionato un popolo che, stranamente, mai si appassiona alla politica nazionale e sempre e solo si appassiona a qualche partita di calcio. Insomma l'abitudine di trattare intensivamente un argomento caldo anzi caldissimo solo per il tempo necessario a scaricarne le massicce dosi di emozionalità per poi passare ad altro argomento caratterizza ancora i media italiani e la mente di quella minoranza che ancora si interessa di qualcosa. Passerà molto tempo per ottenere un'improbabile ricostruzione e intanto la gente, soprattutto i più giovani, va via, si allontana, emigra perchè percepisce che in quelle zone, come in tutte quelle colpite dai sismi, non c'è futuro. Certo il carattere forte dell'individuo appenninico si manifesta anche nella dignità della sofferenza, nella capacità di mantenere alto il morale, nella forza d'animo con cui si aggrappa ai suoi animali se allevatore, ai suoi terreni se coltivatore, alla sua bottega se artigiano; e ne siamo tutti testimoni attraverso le immagini crude e toccanti, i video in real time, le interviste realizzate mentre la terra trema e mentre i muri vengono giù mostrando l'ossatura di paesi e frazioni dalla storia antica e nobile. La solidarietà ancora una volta è stata grande, grandissima; ma cosa andiamo a raccontare a quel proprietario di un fondo, da sempre residente in una frazione di Amatrice, che avendo ricevuto in donazione una casetta prefabbricata per arrangiarsi durante l'inverno in attesa della ricostruzione della sua casa, si ritrova un funzionario amministrativo dello Stato che gli impedisce di scaricare il prefabbricato ammonendolo perchè il manufatto confliggerebbe con il piano regolatore di un paese che non esiste più? Per la cronaca sono molte le casette messe a disposizione dall'Anas ma inutilizzabili perchè ritenute abusive da funzionari miopi e cinici e anche i bagni chimici non possono essere utilizzati per problemi connessi allo spurgo. Che razza di Paese è questo dove per un cavillo burocratico si impedisce a una famiglia di anziani di abitare momentaneamente in un edificio più accogliente di una tenda? Abbiamo già avuto modo di scrivere sulla empia burocrazia che in Italia rende asfittica la vita sociale, individuale, politica ed economica di tutti i cittadini trattati come sudditi che non hanno diritto di parola. E ci viene in mente qualche frase pronunciata dal sociologo nonviolento Danilo Dolci non a caso soprannominato come il Gandhi siciliano e d'Italia: "La burocrazia uccide più del terremoto",  "Qui la gente è stata uccisa nelle fragili case e da chi le ha impedito di riappropriarsi della vita col lavoro" ed ancora "Governanti burocrati: si è assassini anche facendo marcire i progetti per sensibilizzare l'opinione pubblica nazionale". Mentre la burocrazia divora il Paese e i controlli su tutto e tutti diventano sempre più ossessivi, capillari e totalitari gli sfollati ormai divenuti senzatetto a tutti gli effetti, evidentemente, possono continuare a disperdersi sulle coste marchigiane tagliando le loro radici con il territorio su cui sono nati. Tutto ciò per qualche firma mancante, per qualche norma iniqua e obsoleta, per i cuori duri di funzionari che forse, per l'occasione, dovrebbero diventare obiettori di coscienza piuttosto che boia e carnefici di gente già duramente colpita che, come è plausibile, non potrà non vedere lo Stato e le istituzioni come un acerrimo nemico.
Intanto, in attesa del referendum, il silenzio si fa pesante e assorda le menti degli sfollati abbandonati a sè stessi, salvo che per il buon cuore di coloro che sono realmente solidali e per la professionalità di una Protezione Civile che comunque si è distinta sul campo per notevoli meriti; il silenzio si fa pesante e nessuno più racconta cosa sta accadendo in quella fitta nebbia burocratica in cui tutto affoga e scompare.

lunedì 24 ottobre 2016

DOPO IL FUMO UN' ALTRA PIAGA CONTAMINA I GIOVANISSIMI A PARTIRE DAGLI 11 ANNI: L' ALCOLISMO ADOLESCENZIALE IN TUTTE LE SUE FORME. DALLA DRUNKORESSIA AL BINGE DRINKING.

COSA STA SUCCEDENDO NELLA MENTE DEGLI ADOLESCENTI? PERCHE' NON VENGONO EFFETTUATI ADEGUATI CONTROLLI DA PARTE DELLE AUTORITA' COMPETENTI AL FINE DI PREVENIRE LA VENDITA DI ALCOL AI MINORI, AGLI ADOLESCENTI E AI NOSTRI FIGLI?
 di Antonio Tortora


Immagine tratta da Nonsolobaronia
"Drunkoressia" ovvero consumo eccessivo di alcol nella quasi totale assenza di cibo; "cicchetto" o "shottino" ovvero il secondo cocktail da cui parte irrefrenabile la serie di bevute; "binge drinking" ovvero più di sei bevande alcoliche bevute in un lasso di tempo breve. Questo è il nuovo lessico che si impone fra i giovanissimi più fragili, fra gli adulti che si adoperano per contenere il pericoloso fenomeno, fra gli addetti ai lavori che studiano tale manifestazione di disagio esistenziale ed ancora tra il personale sanitario e le forze dell'ordine che sempre più spesso sono costretti a intervenire nei casi di emergenza alcolica e degli stati di ebbrezza più significativi. Un nuovo flagello si sta abbattendo sui giovanissimi che, non riconoscendosi in un mondo fortemente meccanizzato e robotizzato, cercano stimoli per uscire fuori dagli schemi di un frame rigido che li vuole sempre più competitivi e sempre più subdolamente disposti a troppi e repentini cambiamenti di natura sociale e antropologica. Inoltre il desiderio scomposto di diventare adulti prima del tempo, tipico di tutte le epoche storiche, e la totale scomparsa della vera e reale comunicazione umana resa inesistente dal mezzo tecnologico (iPhone, tablet, pc, smartphone, webcam e virtual reality) che esercita un fascino spaventoso e irrazionale sulle nuove generazioni, tipico di questa ultima fase storica, contribuiscono a creare un micidiale mix che conduce alla fuga dalla realtà. Riteniamo che il "bere" trovi la sua radice in un horror vacui derivante dalla mancanza di valori consolidati, dall'abbandono di schemi di vita ritenuti obsoleti e non più adeguati ai tempi moderni, dalla velocissima e irreversibile crisi della famiglia attaccata da tutte le parti da nuove concezioni sociali; inoltre dalla mancanza di speranza per un futuro sempre più incerto e aleatorio, dalla inefficienza e dalla ripetitività di una scuola che non prepara a niente mentre trasmette soltanto una cultura caotica e condizionante lontana mille miglia dalla realtà vera e dai suoi problemi. Infine deriva dallo stesso concetto di lavoro ormai stravolto dall'impossibilità di trovarne a causa di una crisi economica incipiente e a dir poco patologica nonchè ridotto a una temporanea chimera perchè saltuario, miseramente pagato, non qualificante e senza prospettive future di crescita e miglioramento. I giovani non sono stupidi e masticano le stesse nostre incertezze e le nostre stesse paure avendo intuito, con una certezza e una consapevolezza forse superiore a quelle conseguite da chi ancora riesce ad adattarsi a cambiamenti drammatici ed epocali, come quelli attualmente in corso, che c'è qualcosa che non va nel sistema che è alla base della contemporaneità. Questa è la nostra opinione e a poco giova parlare di mode perchè anche gli adolescenti sanno che l'alcol bevuto senza misura e controllo è fortemente tossico per la salute corporea e psichica; di imitazione degli adulti perchè sono in molti a praticare la strada dell'alcolismo progressivo senza necessariamente provenire da famiglie dove si abusa di alcol (un pò come accade per il fumo e per gli stupefacenti); di fretta di crescere perchè le difficoltà che incontreranno nel futuro sono ormai molto chiare ed evidentissime. C'è qualcos'altro su cui anche i cosiddetti esperti e i ricercatori, che si avvalgono solo di sondaggi, numeri, dati, risultati clinici, analisi di mercato e studi eccessivamente specialistici e algoritmici, non indagano abbastanza perchè le specializzazioni eccessive spesso non tengono conto del quadro olistico ben più efficace nel tentativo di spiegare un fenomeno e ricercarne una soluzione. Da genitori e da operatori della comunicazione ci chiediamo come mai il controllo sulla vendita degli alcolici ai minori siano così blandi e quasi inesistenti? Come mai, pur essendo state emanate leggi, norme e regolamenti in tale delicata materia, coloro che sono abilitati alla vendita di alcolici ovvero bar, enoteche, caffetterie, pub, bistrot e infiniti altri tipi di mescite tra cui vinerie alla moda, internet cafè e discoteche, ben di rado vengono sanzionati per un'attività che è conclamatamente illegale? Per verificare tale affermazione è appena sufficiente farsi un giro nei "places to drink" laddove si radunano folle di giovanissimi nei giorni e negli orari convenuti. Qui la complicità tra gestori delle attività commerciali e adolescenti regna sovrana. Ovviamente nessuno vuole invocare il ritorno ai tempi del proibizionismo che ebbe, negli Stati Uniti, l'unico effetto di stimolare esponenzialmente il gusto del proibito nonchè di creare un contrabbando specializzato e criminale fatto di boottleging (trasporto abusivo di sostanze alcoliche) e di speakeasies (il proliferare di locali clandestini). Si tratta solo di far applicare la legge. Nel caso di Napoli, da Monteoliveto al centro storico, da Chiaia a via Aniello Falcone, dal Vomero alle periferie i baretti che violano le regole sono numerosissimi, agiscono indisturbati, non fanno nulla per limitare i danni e, anzi, soddisfano tutte le esigenze del binge drinking indiscriminatamente inventando cocktail sempre più micidiali, sempre più a basso costo, sempre più scadenti. Lo sballo low cost va di moda e coinvolge, stando a recenti dati raccolti nel nostro Paese, circa trecentomila giovanissimi che oltre a danneggiare la propria salute incorrono frequentermente in danni collaterali quali litigi, colluttazioni e incidenti stradali; le unità operative di pronto soccorso di tutti gli ospedali d'Italia e ovviamente di Napoli registrano un'impennata nei ricoveri per cause correlate all'abuso di alcol, tra sbornie pesanti, ubriacature, sbronze collettive e, come confermato dalle più recenti cronache, coma etilici talvolta letali. Il desiderio di emulare, di impegnarsi con atteggiamenti diu sfida nei confronti delle regole di sistema coinvolge anche le ragazze giovanissime che hanno raggiunto ormai un vero primato nella drunkoressia, bevendo molto e nopn mangiando quasi per mantenere una improbabile linea e per piacere di più secondo standard estetici ritenuti, a nostro avviso a torto, necessari al gusto odierno. Ci siamo astenuti dallo snocciolare dati ministeriali o dell'Organizzazione Mondiale della Sanità perchè non siamo addetti ai lavori ma cerchiamo, piuttosto, interpretazioni a un fenomeno che sta assumento, a livello internazionale ma anche a livello nazionale, aspetti preoccupanti.

martedì 20 settembre 2016

CHIUDIAMO LE SCUOLE: UN PROVOCATORIO E UTILE SUGGERIMENTO DI GIOVANNI PAPINI, DISSACRANTE SCRITTORE E FILOSOFO DEGLI INIZI DEL '900 CHE CONCEPIVA LA LETTERATURA COME AZIONE E IL PIU' AUTOREVOLE SOSTENITORE DELLO SVECCHIAMENTO DELLA CULTURA ITALIANA.

A BEN POCO SERVONO LE RIFORME DEL SETTORE SCOLASTICO QUANDO L' ATMOSFERA ALL'INTERNO DI QUEI CASERMONI CHIUSI E MALEODORNATI, CHE CHIAMIAMO SCUOLE, E' IDENTICA A QUELLA CHE SI RESPIRAVA NEI PRIMI ANNI DEL '900. E CIO' NONOSTANTE QUEL POCO DI COLORE IN PIU' E QUELLE PICCOLE DOSI DI IPOCRITA LIBERTA' E FINTI CAMBIAMENTI  CHE A NULLA SERVONO AI FINI DELL' INDIPENDENZA, DELLA LIBERTA' E DELL' AUTONOMIA DI STUDENTI, INSEGNANTI E PERSONALE ADDETTO.
di Antonio Tortora

Frontespizio del pamphlet pubblicato da Giovanni Papini nel 1914


Avemmo modo di leggere il libercolo di Papini alcuni anni fa e ritenemmo che in tale scritto, al di là dell'intento provocatorio del fine e battagliero scrittore, ci fosse molta verità e una quantità notevole di spunti di riflessione. Certo in questi ultimi tempi il contenuto del pamphlet, fortemente critico nei confronti di una scuola da sempre formale e tradizionalista, appare in forte contrasto con il pensiero dominante che vede nella scuola e nell'istruzione che in essa viene impartita, una panacea e un rimedio universale per tutti i mali della società; pertanto troppe speranze vengono riposte su un sistema che, viceversa, non produce alcun effetto sulla conoscenza vera occorrente per affrontare la vita. E gli effetti negativi possono essere osservati, macroscopicamente, in una società, come la nostra, fortemente condizionata dalla sterile trasmissione di conoscenze inutili, discutibili e molto spesso false "che poi bisogna disimparare, con fatica, per impararne altre da sè". Inoltre non prepara, nemmeno lontanamente, alla vita vera e reale in tutti quei contesti dove i futuri uomini dovranno vedersela con la durezza e la spregiudicatezza di regole non scritte imposte da quella che è stata, a suo tempo definita "asinocrazia" dominante. Sono infiniti gli esempi di mediocri e ignoranti che, in Italia, hanno raggiunto i vertici delle carriere più disparate dopo essere stati classificati dagli apparati scolastici e accademici i "primi della classe". E' una realtà sotto gli occhi di tutti che ha originato generazioni di incompetenti che hanno condizionato il vivere civile a tutti i livelli e che hanno favorito la predominanza di soggetti asinocrati che hanno saldamente stretto nelle loro mani le redini del Paese fino al punto da svenderlo economicamente, da renderne i confini culturali incerti e aleatori e da ditruggerne la storia nonchè i principi ispiratori.

Tratto da http://www.aforismario.net



Di fronte a tali accuse i burocrati di Stato e i tecnocrati della scuola si difenderanno con quella che Giovanni Papini definisce "grossa artiglieria della rettorica progressista ovvero le ragioni della civiltà, l'educazione dello spirito, l'avanzamento del sapere....."ma risulta talmente evidente che "la civiltà non è venuta fuori dalle scuole e che le scuole intristiscono gli animi invece di sollevarli" (e questo semplice concetto lo abbiamo tutti ben compreso sulla nostra pelle in giovane età scolare) e sopratturro che "le scoperte decisive della scienza non sono nate dall'insegnamento pubblico ma dalla ricerca solitaria disinteressata e magari pazzesca di uomini che spesso non erano stati a scuola o che non v'insegnavano". Anche i più coriacei sostenitori della scuola moderna dovranno necessariamente convenire sul fatto che, per come è concepita e nonostante le numerose, complesse, strane e incomprensibili riforme, l'istituzione scolastica ha contribuito alla "pietrificazione del sapere" e quello che è ancora più grave "al ritardare con testardi ostruzionismi le più urgenti rivoluzioni e riforme intellettuali". Cosicchè queste "pubbliche architetture" fra cui prigioni, ospedali, chiese, parlamenti, ministeri, conventi, manicomi e conseguentemente scuole nella più o meno precisa enumerazione snocciolata dal Papini, appaiono come luoghi di cui diffidare perchè destinati solo a rinchiudere, per tempi lunghissimi, uomini che invece dovrebbe vivere in libertà maturando e imparando a vivere nell'esperienza.

Tratto da http://www.aforismario.net



D'altra parte tutti noi abbiamo subito, e subiamo ancora per altri versi, la vita "artificiale e ristretta delle classi e dei collegi" con la conseguente rovina degli occhi giungendo alla miopia, il deterioramento dei polmoni e dei nervi con una maggiore incidenza di anemia e nevrastenia; fino a giungere a quella malattia inventata a tavolino che è la ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) ovvero la famigerata sindrome da deficit di attenzione e iperattività che tanto preoccupa le famiglie e tanto arricchisce l'industria farmaceutica. Gli spunti di riflessione sono innumerevoli e doverosi proprio in un'epoca in cui si è costretti ad imparare, nel corso di lunghe e interminabili lezioni, cose inutili e false a fronte di una forzata tendenza che scoraggia o che addirittura impedisce la lettura dei classici e dei grandi libri e finanche il contatto personale con la realtà. I giovanissimi e gli adolescenti neanche sanno dell'esistenza dei libri e dei classici se non di quelle opere e di quei brani che sono obbligati a leggere e a studiare per avere un buon voto e parimenti non fanno altro che chattare da pc, iPhone e quant'altro senza avere rapporti veri e a viso aperto con i propri simili. Il che è cosa davvero grave perchè, lo sappiamo bene per averlo sperimentato continuamente, si impara molto di più nelle conversazioni a due o con più interlocutori piuttosto che in un'aula dove "a tutti vengono insegnate le stesse cose, nello stesso modo e nella stessa quantità" senza tenere minimamente conto delle infinite diversità che caratterizzano una pluralità di soggetti. Inoltre, ce lo siamo sempre chiesto, come si fa a "insegnare la pittura nelle accademie, il gusto nelle scuole di lettere, il pensiero nelle facoltà di filosofia, la pedagogia nei corsi normali e la musica nei conservatori" standardizzando e livellando verso il basso ogni talento e ogni genialità? Poi c'è il rischio ulteriore dell'istupidimento, non solo degli scolari come fino ad ora si è argomentato, ma anche dei maestri per cui"ripeti e ripeti anni dopo le medesime cose, diventano assai più imbecilli e immalleabili di quel che fossero al principio e non è dir poco"; anch'essi sono decisamente annoiati dai ritmi continui e ripetitivi, svuotati perchè difficilmente riescono a stimolare la creatività degli studenti, scoraggiati in quanto la stessa burocrazia scolastica gli crea mille impedimenti, e angariati da soggetti superiori gerarchicamente ma del tutto avvinghiati alle loro poltrone di preside, di capo d'istituto, oggi anche di manager (forse questa è una definizione più elegante? A noi pare una figura distaccata, disumana e drammaticamente lontana dal contesto che dovrebbe governare). Per i difensori dell'istituzione scolastica tout court "la scuola è il tempio delle nuove generazioni" e i manuali e i testi approvati dal Ministero sono i "sacri testamenti della religion pedantesca" ma ad un'osservazione, anche superficiale, del mondo che ci circonda francamente non ci pare che l'esperimento ultrasecolare abbia funzionato; anzi tutt'altro. Consigliamo loro di leggersi queste semplici ma chiare e forti parole scritte da Giovanni Papini con mente aperta e animo scevro da pregiudizi di casta; in alternativa o a completamento consapevole potrebbero anche leggere il paradossale ma umoristico saggio dello scrittore britannico William Hazlitt "L'ignoranza delle persone colte" che saggiamente argomenta "Chiunque è passato per tutti i gradi regolari d'una educazione classica e non è diventato stupido, può vantarsi d'averla scampata bella".

Per approfondire: Chiudiamo le scuole di Giovanni Papini https://sprofessori.noblogs.org/files/2011/01/Papini-Hazlitt1.pdf

mercoledì 14 settembre 2016

FU PUBLIO VIRGILIO MARONE IL VERO PATRONO DELLA CITTA' DI NAPOLI? PER OLTRE UN MILLENNIO SEMBRA PROPRIO DI SI.

IL LEGAME TRA IL POETA ROMANO VIRGILIO E LA CITTA' DI NAPOLI E' TALMENTE STRETTO CHE A DISTANZA DI OLTRE UN MILLENNIO, OVVERO DAL MEDIOEVO PERIODO IN CUI IL SOMMO VATE DIVENTA LEGGENDA, LA SUA FIGURA CONTINUA A IMPLEMENTARE LA CULTURA PARTENOPEA.
di Antonio Tortora

L'interno della tomba di Virgilio a Piedigrotta - Napoli (Foto di Antonio Tortora)

Siccome su Virgilio è stato detto e scritto di tutto, dando origine anche a tesi contrastanti, non desideriamo entrare in questioni di carattere storico-letterario ma ci interessa soprattutto esaminare, in maniera sintetica, i miracoli, i prodigi e le magie compiute dal Virgilio protettore della città per evidenziarne l'aspetto più esoterico e nello stesso tempo più coinvolgente del suo agire; non a caso sul suo epitaffio ancora oggi si legge: "Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua, rura, duces" e l'omaggio alla città di Napoli, da parte del Poeta, è assoluto e incondizionato. Con ogni probabilità Virgilio rappresentò anche la summa di una immensa cultura, essenzialmente neoplatonica, che caratterizzò tutta la Napoli colta dell'epoca angioina e aragonese e che fu trasferita alla posterità da monaci amanuensi che dedicarono gran parte della loro vita alla conservazione e alla protezione della cultura scritta; ed è grazie a loro che il sapere greco alessandrino (a Napoli era insediata una importante colonia proveniente da Alessandria d'Egitto), la filosofia classica in genere, la matematica, l'astronomia (su base astrologica) e le conoscenze dell'alchimia spirituale e sperimentale, resero Neapolis la nuova Alessandria e cuore palpitante di studi e ricerche che ancora reggono il ritmo evolutivo del pensiero contemporaneo. Non va neanche dimenticata la pregevole e notevole raccolta di documenti e opere scritte che erano conservati nel Castrum Lucullanum.


Ingresso del Vergiliano a Piedigrotta (Foto di Antonio Tortora)


Ma questa è un'altra storia e vogliamo attenerci al tema a memento dei napoletani la cui memoria storica non va, generalmente, oltre la figura del più recente martire San Gennaro in qualità di principale protettore cristiano della città. In altri contesti geografici e culturali la figura di Virgilio è ufficialmente riconosciuta come poeta approdato all'ars poetica all'indomani di una crisi esistenziale generata da insuccessi clamorosi nel settore giuridico e oratorio; infatti il suo carattere schivo e riservato gli impedirono di esercitare la professione di advocatus. Nel contesto partenopeo, invece, Virgilio fu visto e considerato come artefice di prodigi, magus, sciamano e veggente, negromante, rabdomante e ancora una imprecisata quantità di altri sostantivi esoterici. Questo perchè intervenne magicamente e forse con l'intervento di entità non umane per sanare un territorio problematico e per beneficiare unicamente i suoi concittadini che per molti secoli lo hanno venerato, nonostante i tentativi della Chiesa di cancellarne la memoria.

Tratto da www.romanoimpero.com

Cosa fece per la città e per i napoletani? Proviamo a stilare una lista riepilogativa dei suoi interventi magici tenendo conto degli scritti di Donato in una sua agiografia del II° secolo, della "Cronica di Partenope" a cura di Antonio Altamura, de "Il Segno di Virgilio" opera straordinaria scritta dal Maestro Roberto De Simone, della "Descrittione dei luoghi antiqui di Napoli e del suo amenissimo distretto" di Benedetto Di Falco, di alcuni scritti di Paolo Izzo che pure si è soffermato sugli aspetti magico-esoterici delle azioni virgiliane ed ancora di numerosi altri volumi e documenti la cui lista completa richiederebbe troppo spazio.
Per prima cosa pare abbia realizzato un impianto fognario che in tal caso sarebbe una delle più antiche cloache dell'area europea antica; senza indugio convogliò le acque di numerose sorgenti al fine di far giungere l'acqua a tutte le fontane pubbliche della città, una sorta di opera di ingegneria idraulica essenziale per un sito così densamente popolato. Edificò mura di cinta possenti e inviolabili a tal punto da rendere la città inespugnabile, il che storicamente corrisponde a verità. Si sarebbe servito di conoscenze astrologiche per realizzare una mosca bronzea o forse d'oro per scacciare gli sciami di mosche che appestavano le zone paludose della città alla stessa maniera in cui una sanguisuga d'oro (riferimenti alchimistici) avrebbe sanato i numerosi pozzi dalla pericolosa ed eccessiva proliferazione di tali animali. Per guarire dalle più svariate malattie i cavalli presenti su tutto il territorio cittadino e nelle campagne limitrofe realizzò, sfruttando i segreti dell'arte fusoria, un cavallo di bronzo attorno al quale venivano fatti girare i veri cavalli che, per incanto taumaturgico, guarivano istantaneamente. I territori a quell'epoca erano letteralmente invasi dagli insetti pertanto eliminò il fastidioso e insopportabile canto delle cicale realizzando una cicala di rame sotto particolari influssi astrali; escogitò sistemi magici per conservare la carne sia fresca che salata per molto tempo garantendo ai napoletani un equilibrato e continuo approvvigionamento alimentare. Virgilio operò anche da un punto di vista meteorologico contrastando il Favonio, vento secco e caldo di ponente che i greci chiamavano Zefiro, costruendo una figura antropomorfa bronzea intenta a soffiare in una tromba contrariamente allo spirare del vento; così facendo garantì la stabilità di un clima favorevole alle coltivazioni (orti e vigneti) che insistevano all'interno e in prossimità delle mura cittadine, soprattutto in collina di fronte al Golfo partenopeo. Preoccupato della salute dei suoi concittadini ebbe modo di piantare un orto di erbe medicamentose e magiche per la cura delle più svariate malattie compresa la cecità con la famosa erba lucia (da cui la cristiana Santa Lucia patrona della vista); l'orto, di cui rimase traccia documentale negli archivi del Santuario di Montevergine fino al Medioevo, fu coltivato sul Monte Partenio nell'avellinese il cui nome deriva da Parthenias che significa vergine e non a caso lo stesso Virgilio, la cui radice onomastica parla da sè, era soprannominato per tutta una serie di ragioni "verginello". Oltre alla carne, all'acqua, alla salute e alle erbe provvide anche a un'altra componente essenziale della dieta partenopea ovvera al pesce, gettando in mare lungo la costa cittadina un pesce di pietra incantato che garantiva, in quel luogo, una continua e abbondante pesca. Simbolicamente, e non solo come diremmo noi oggi per arredo urbano, collocò ai lati di una delle porte cittadine, Porta Nolana, due marmoree teste da cui poter trarre previsioni e speranze ogniqualvolta ci si passava vicino; si trattava di una testa maschile dall'espressione contenta e gioiosa e di una testa femminile dalla mimica mesta e malinconica. Si occupò anche dell'ordine pubblico visto e considerato che durante le poco sportive e molto cruenti lotte che venivano periodicamente organizzate presso il sito di Carbonara ci scappava il morto; in tal caso impose l'obbligo di indossare corazze ed elmi riducendo sensibilmente il danno fisico. All'ingresso di Forcella, zona notoriamente infestata da vermi e serpenti anche di ragguardevoli dimensioni, fece lastricare l'intera strada con pietre mischiate a uno specifico sigillo magico; da quel momento non ci fu più alcuna paura di percorrere la strada completamente disinfestata. Ricorrere alla classe medica, già all'epoca, era piuttosto caro pertanto i più poveri e bisognosi non potevano permettersi quello che era considerato un lusso e morivano di continuo. Virgilio, non dimentichiamolo mai sciamano e taumaturgo, fece costruire bagni termali in tutta la zona flegrea, in particolare tra Baia e Pozzuoli, indicandone le innumerevoli proprietà terapeutiche. A tal proposito ci piace ricordare l'opera dell'autore medievale Pietro da Eboli che riportò analiticamente tali proprietà in un'opera dedicata allo Stupor Mundi, ovvero all'imperatore Federico II° di Svevia, "De balneis puteolanis". Purtroppo e inopinatamente i medici aderenti alla scuola medica salernitana non videro di buon occhio tale operazione e si affrettarono ad abbattere tutte le indicazioni stradali, le lapidi con le ralative prescrizioni e anche molte tracce delle sorgenti e delle vasche; ma furono puniti dagli dei che provocarono un nubifragio per cui tutti i medici perirono tra i flutti in prossimità della Punta della Campanella, tranne uno che ebbe il triste compito di testimoniare l'ira degli dei che, in quel caso e senza dubbio, parteggiavano per Virgilio e per l'intero popolo napoletano. Ma il nostro protettore non fu contento fino a quando non realizzò, in tempi brevissimi forse in una sola notte e con l'aiuto di migliaia di creaure extraterrene, che la Chiesa in un secondo momento bollò come demoni, la Grotta di Posillipo, chiamata anche Crypta Neapolitana, al fine di favorire il raggiungimento, da parte dei bisognosi di cure termali, di quei bagni salutari ed essenziali le cui qualità sono ancora oggi riconosciute pure dalla medicina dogmatica e ufficiale. A questa magnifica opera di ingegneria si aggiunsero poi le altre due vie sotterranee di Seiano e la Crypta Romana ad opera dell'architetto Cocceio Nerva. Nel caso della Crypta Neapolitana sono molti i riferimenti di carattere astronomico e astrologico e di sicuro in questo luogo venivano officiati riti del mitraismo e altri culti misterici e solari; non a caso una stele dedicata a Mitra fu rinvenuta giusto in posizione equidistante dai due ingressi, ovvero dal lato di Napoli e dalla parte di Pozzuoli. Infine, ma di sicuro in letteratura sono reperibili altre operazioni magiche virgiliane, come si narra nel trentunesimo paragrafo della "Cronaca di Partenope" l'uovo magico (palladio) fu consacrato al Castel dell'Ovo da cui tutta la storia della nobile e antica Napoli prende l'avvio. Qui è mirabilmente scritto: "Era in del tempo de lo ditto Virgilio un castello edificato dentro mare, sovra uno scoglio, come perfi' mo' è, il quale se chiamava lo Castello Marino overo di mare, in dell'opera del quale castello Virgilio, delettandose con soe arte, consacrò un ovo, il primo che fe' una gallina: lo quale ovo puose dentro una caraffa, la quale caraffa et ovo fe' ponere dentro una gabia di ferro suttilissimamente lavorata. E la detta gabia, la quale contineva la caraffa e l'ovo, fè ligare o appendere o chiovare con alcune lamine di ferro sotto uno trave di cerqua che stava appoggiato per traverso a le mura d'una cammarella fatta studiosamente per questa accasione con doe fossice, per le quali intrava il lume; e con grande diligenzia e solennità la fe' guardare in de la detta cammarella in luogo segreto e fatto siguro da bone porte e chiavature di ferro, imperochè da quell'ovo, da lo quale lo Castello pigliò il nome, pendevano tutti li fatti del Castello. Li antiqui nostri tennero che dall'ovo pendevano li fatti e la fortuna del castello Marino: zoè lo Castello dovìa durare tanto quanto l'ovo si conservava cossi' guardato".

Panorama sulla città dal Parco Vergiliano (Foto di Antonio Tortora)




mercoledì 7 settembre 2016

IL VERO NEMICO DEGLI ITALIANI E' LA BUROCRAZIA CHE SI ANNIDA DAPPERTUTTO ED ANCHE E SOPRATTUTTO NELL' ERA DELL' INFORMATIZZAZIONE HA PARTORITO UN' INFINITA' DI CENTRALI DI POTERE BUROCRATICO BLOCCANDO LA DEMOCRAZIA E LO SVILUPPO DI UN PAESE CHE LANGUE NELL' IMMOBILISMO.

In Italia il braccio armato della politica ovvero la Burocrazia scarica sul cittadino e sull'imprenditore, ormai inermi, tutto il peso di un potere autoritario, ottuso, implacabile e opprimente. Il cittadino è costretto sistematicamente a piegarsi di fronte a pubblici funzionari scarsamente intelligenti e a colletti bianchi interessati solo alla propria carriera, a tal punto da rinunciare ai propri diritti mentre le imprese non riescono a crescere e a progredire; anzi sempre più spesso non possono far altro che chiudere e scappare in altri Paesi dove chi lavora è ben accolto e non certamente angariato e tartassato.

di Antonio Tortora


"Burocrazia soffocante" Tratto da Intraprendente.it

"Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi" afferma Galileo Galilei in Considerazioni al Tasso e forse, chissà, aveva in mente la classe dei burocrati. Cosicchè è notorio che qualunque cittadino sia entrato in contatto con la burocrazia, a qualsiasi titolo, sia disposto a riconoscere che in Italia la pubblica amministrazione fa davvero schifo, dobbiamo dirlo senza mezzi termini, e non a caso gran parte della macchina amministrativa è gravemente colpevole in quanto responsabile delle disfunzioni, dei malfunzionamenti, dei disservizi nonchè degli inconcepibili ritardi che gravano su privati e aziende. Naturalmente anche aziende e organizzazioni non pubbliche, ad esempio quelle erogatrici di pubblici servizi per conto delle amministrazioni locali, evidentemente per emulazione e per garantirsi schemi di gestione del potere vessatorio su cittadini che vengono drammaticamente considerati sudditi, operano alla stessa maniera e ne ricalcano tutti i difetti. In effetti, quello che il sociologo tedesco Max Weber identificava brillantemente e concettualmente con il "potere degli uffici" e che dall'antica Roma, passando per Napoleone Bonaparte, per giungere alla italica contemporaneità che tutti conosciamo, si è consolidato, rafforzato e stratificato creando un paleoreticolo inestricabile di soggetti dotati di poteri vitali per il funzionamento del Paese, che non hanno fatto e non fanno altro che cercare di sopravvivere all'avvicendarsi dei nuovi appartenenti alla casta dei governanti e dei decisori nonchè ai finti o veri mutamenti dei sistemi politici e delle stesse forme di governo. Di rado emergono e diventano visibili alla pubblica opinione o perchè tirati in ballo da coraggiose inchieste giornalistiche oppure perchè coinvolti da investigazioni promosse dalla magistratura per fatti di cronaca e di corruzione. Di norma operano nell'ombra e, approfittando del can can e delle gazzarre che i media prezzolati scatenano periodicamente, studiatamente e all'occorrenza, contro una generica e inetta classe politica, continuano a manovrare vessando i cittadini, obbligandoli a cozzare contro bizantinismi normativi inconcepibili e funzionali al caos e ad un senso di impotenza imperanti da troppo tempo nel nostro Paese; ma quello che è più grave incentivano, in maniera scientifica e volutamente studiata ad arte, alla corruzione che è il vero flagello di un'Italia in dissolvenza. E ancora, giusto per scendere nello specifico delle azioni di cittadini che dovrebbero essere come tutti gli altri, con un nome e cognome, ma che in realtà sono dotati di poteri discrezionali ai limiti del sacro e dell'inviolabile da parte dei semplici e comuni cittadini, pongono freni, pastoie e veti; provocano rallentamenti e blocchi inspiegabili, concedono e ritirano autorizzazioni a loro piacimento, aggravano ogni processo amministrativo nonostante siano state varate leggi che esplicitamente lo vietano. In altre parole se ne fregano e vanno diritti per la loro strada, assisi sulle loro inviolabili e sconosciute poltrone di comando, riveriti come gli oracoli del mondo classico e pieni di quella prosopopea derivante dalla conoscenza minuta e capziosa di regole e strumenti normativi di cui sono i depositari indiscussi. Si perchè essi parlano una lingua incomprensibile al volgo ovvero quel burocratese verboso e pedante che può condurre all'impazienza e alla pazzia qualunque soggetto normale dotato di medio buonsenso. "Verwaltungssprache" in tedesco,  "jargon bureaucratique" in francese, "bueraucratic language"  in inglese sono tutti termini che indicano, nella cultura europea, quelli che possono essere definiti veri e propri limiti della scrittura e della speciale lingua amministrativa che però non dappertutto assume un significato così spregiativo e avverso come in Italia. Qui da noi sia il normale impiegato che il funzionario ministeriale, muovendosi a proprio agio, fra testi di leggi, regolamenti, normative e circolari, si coprono vicendevolmente, occultano deliberatamente gli errori spesso fatali per la cittadinanza e per le aziende private, si scambiano i posti di comando o gli incarichi attraverso cui transitano dinieghi e autorizzazioni, irrobustiscono quella rete di protezione invincibile che fa diventare gli uffici veri e propri "porti delle nebbie" dove quello che c'è diventa invisibile e quello che non c'è può comparire miracolosamente. Una sorta di complicità sotterranea di un numero imprecisato e mai censito di "colletti bianchi" i cui dirigenti di altissimo livello, spesso quasi mai visti sul posto di lavoro, guadagnano stipendi annui per centinaia di migliaia di Euro. Una palude burocratica in cui è impantanato il nostro Paese che è considerato uno dei paesi meno efficienti al mondo da un punto di vista burocratico o "legalese" se si preferisce; cosicchè siamo collocati al 15° posto nella Unione Europea e al 65° posto nel mondo; solo la Grecia e Malta sono peggio di noi in Europa, un ben triste primato davvero. Ogni artigiano o commerciante è obbligato a rivolgersi a un fiscalista con un notevole esborso per affrontare adempimenti burocratici che nemmeno i più accorsati e avviati studi di consulenza commerciale riescono ad affrontare a causa di una ridicola e inutile superfetazione normativa e legislativa che pure rientra, a nostro avviso, in quelle dinamiche frenanti poste in essere dalla burocrazia, dunque funzionali al sistema burocratico italiano. Se è vero come è vero che ogni sia pur piccola o media impresa spende circa 7/8mila euro l'anno per adempimenti burocratici e amministrativi è altrettanto certo che la stessa burocrazia italiana è colpevole di un vero e proprio genocidio imprenditoriale avendo provocato la morte, per cancro burocratico, di parecchie migliaia di aziende, solo negli ultimi decenni, che sono state costrette a fallire, per crediti non riscossi oppure raramente riscossi, dopo tempi biblici e magari dopo il suicidio dell'imprenditore che ha fornito beni e servizi fedelmente e per lungo tempo. In tutto il continente europeo non c'è altra burocrazia così cattiva pagatrice. Tali colpe ricadono, come un serpente che si mangia la coda, sulla classe politica che evidentemente si diverte a far impantanare il cittadino tra timbri, certificati, bolli, formulari, moduli, fotocopie e pratiche di varia e innumerevole natura, magari diverse da Regione a Regione; difatti i tempi medi di attesa agli sportelli sono aumentati di molto, stando a un recente studio dell'Istat, obbligando a file medie di oltre 20 minuti ma sappiamo perfettamente che nelle grandi città, soprattutto alle nostre latitudini meridionali, i tempi di attesa sono spaventosi. Dov'è finita la tanto sbandierata efficienza della pubblica amministrazione? Che fino hanno fatto tutte le finte riforme promesse o inutilmente realizzate? E la carta? Non se ne sarebbe dovuto limitarne l'uso? A noi non sembra. Chiunque si fa una passeggiata presso qualche ufficio, pubblico o privato, si rende immediatamente conto che si trova di fronte a una burocrazia invincibile che adotta le strategie di una guerra asimmetrica condotta spietatamente contro il cittadino che evidentemente viene ritenuto, da una burocrazia senz'anima, un mero suddito di un impero retrogrado che si regge sulle carte e sui permessi; essa tutto pretende dagli inermi cittadini che non comprendono quale ratio c'è dietro questo irresponsabile comportamento e nulla da agli aventi diritto se questi non passano dalle forche caudine di quel puzzo di chiuso nauseante che ristagna in uffici dove la polvere e la lentezza attestano che il Paese è rimasto irrimediabilmente al secolo scorso, almeno da questo punto di vista. Un' ultima cosa; quando si parla di pubblico impiego e di burocrati di norma si pensa che tutti coloro che storicamente hanno svolto tale ruolo siano sempre state ritenute persone per bene o comunque al di sopra di ogni sospetto poichè lo Stato per definizione dovrebbe tenerci ad assumere soggetti integerrimi, onesti e retti. Tuttavia la storia romana antica ci insegna qualcosa di diverso alla luce del fatto che già nel I° sec. a.C. l'imperatore Claudio decise di affidare grandissima parte degli uffici pubblici ai liberti ovvero agli schiavi affrancati cosa che da quel momento e per moltissimo tempo stette a significare che quegli impiegati si distinguevano per l'alto tasso di corruttela, per la capacità di intrallazzare e cospirare, per l'applicazione di un arbitrio personale su leggi e norme imperiali. Tutto ciò potrà apparire strano dal momento che negli ultimi secoli si è cercato di ammantare la pubblica amministrazione di rettidudine e di un sistema valoriale positivo tuttavia, con ogni evidenza, quell'impianto antico quanto strutturato di prevaricazione e di scorretta gestione dei poteri burocratici è geneticamente riemerso dalle brume della storia.

Immagine tratta dal Web






giovedì 25 agosto 2016

IL RECENTISSIMO TERREMOTO CHE HA DIVISO L' ITALIA IN DUE TRONCONI HA SPINTO LO SCRITTORE PARTENOPEO HERRY DE LUCA A COMMENTARE CON LA CONSUETA PROFONDITA'.

E non poteva essere altrimenti. Gli eventi catastrofici di queste ultime ore e gli interrogativi che i terremoti e le altre calamita' naturali suscitano hanno un preciso intento pedagogico e obbligano a fermarsi per più di qualche attimo per cercare di capire ciò che accade intorno all'uomo che, pur ritenendosi superiore a tutte le specie viventi, non ha ancora ben compreso la sua drammatica precarietà.

di Antonio Tortora

Tratto da: http://www.ilpost.it/

“Il terremoto è un naufragio in terra. Le case diventano imbarcazioni scosse tra le onde e sbattute sugli scogli. Si perde tutto, si conserva la vita, lacera, attonita che conta gli scomparsi sul fondo delle macerie.
Si abita un suolo chiamato per errore terraferma. È terra scossa da singhiozzi abissali. Questi di stanotte sono partiti da oltre quattromila metri di profondità. Qualche giorno fa stavo agli antipodi, oltre quattromila metri sopra il mare. Quel monte delle Alpi non è un meteorite piovuto dal cielo, ma
il risultato di spinte e sollevamenti scatenati dal fondo del Mediterraneo. Forze gigantesche hanno modellato il nostro suolo con sconvolgimenti.
Si abita una terra precaria, ogni generazione cresce ascoltando storie di terremoti. Così, con le narrazioni, i vivi smaltiscono le perdite. Le macerie si spostano, si abita di nuovo lentamente, ma al loro posto restano le voci, le parole degli scaraventati all’aperto, a tetti scoperchiati. Ricordano, ammoniscono a non insuperbirsi di nessun possesso.
Arriva cieco di notte il terremoto e sconvolge i piccoli paesi. Ma i mezzi di soccorso sono di stanza nei grandi centri. Fosse un’invasione, quale generale accentrerebbe le sue forze lontano dai confini? Per il protettor civile questo ragionamento non vale. Ogni volta deve spostare le sue truppe con lento riflesso di reazione. Ai naufraghi nelle prime ore serve il conforto al cuore di un qualunque segnale di pubblica prontezza. Invece arriva prima un parente, un volontario, un giornalista. Il terremoto è anche un’invasione, contro la quale avere riserve piccole e pronte sparpagliate ovunque.
“Si sta come/ d’autunno/ sugli alberi/ le foglie”. La frase di guerra di cent’anni fa del soldato Ungaretti Giuseppe racconta il sentimento di stare attaccati all’ albero della vita con un solo piccolo punto di congiunzione”.
Erri De Luca

Tratto da: http://www.ilpost.it

 "Il terremoto è un naufragio in terra........", "Si abita un suolo per errore chiamato terraferma.......", "Si abita una terra precaria......", Arriva cieco di notte il terremoto e sconvolge i piccoli paesi......."; così declama e  argomenta ERRI DE LUCA pacatamente con il cuore e con la ragione. Poche parole che ci inchiodano alle immagini, alle voci, alle lacrime, ed infine a un senso profondo di inquietudine e di sconforto. Un borgo, per quanto incantevole e ricco di storia, una città per quanto popolata e ricca di attività, una massa di uomini per quanto raziocinanti e capaci di sopravvivere a lungo, scompaiono del tutto in pochi interminabili secondi. Una potenza inaudita, schizzata improvvisamente dal centro di una terra irrequieta, dissolve e polverizza vite e case, uomini e cose, arte e storia, civiltà e progresso. Avendo da poco cominciato a leggere uno scritto pubblicato negli anni '80 dal filosofo ebreo ABRAHM JOSHUA HESCHEL non possiamo fare altro, sovrapponendoci agli eventi calamitosi di questi giorni d'agosto e alle osservazioni di DE LUCA, che porci una fatidica domanda: "Chi è l'uomo?". E' un animale capace di acquisire conoscenza come afferma in sintesi Aristotele? E' la misura di tutte le cose come lascia intuire con disarmante sicurezza Protagora? E' una macchina biologica come sostengono le più recenti teorie scientifiche? E' un capolavoro del cielo come dichiarano i mistici delle religioni monoteiste? Oppure, paradossalmente, è l'unico errore della natura per come si comporta da superuomo e per come agisce in maniera sconsiderata? E' difficile dare una risposta. Concetti, idee, curiosità e ipotesi comunque conducono tutte all'uomo che crede di essere definitivo ma si rivela provvisorio rispetto alle catastrofi, all'uomo che crede di essere docile ma si comporta in maniera rivoltosa nei confronti dell'ambiente in cui vive, all'uomo che presume di poter osare ogni cosa, anche l'inosabile, ma che è in realtà prigioniero delle sue stesse fragilità; infine all'uomo che crede di essere diverso perchè l'evoluzione dovrebbe portare al progresso mentre non fa altro che essere uguale a sè stesso con la sua innata arroganza e la sua presunzione di riuscire a dominare gli eventi imprevedibili della natura.

https://plus.google.com/+AntonioTortoraGiornalista/posts/RStJZ2FNZZa 

giovedì 18 agosto 2016

IL QUARTO INCENDIO IN MENO DI UN MESE SULLA COLLINA DEI CAMALDOLI. PERCHE' NON SI FA NULLA PER IMPEDIRE LO SCEMPIO E LA CATASTROFE AMBIENTALE CHE COINVOLGE UN VERO E GRANDE POLMONE VERDE CITTADINO?


Fuoco, fiamme e devastazione nel piu' grande bosco cittadino sulla collina dei Camaldoli. Interessati i quartieri dell'Arenella, di Soccavo e del Vomero. Occorre investigare sui responsabili prima che sia troppo tardi ed è necessario comprendere perchè gli enti locali non organizzino una rete di sorveglianza su tutto il territorio boschivo metropolitano cosi' come la legge prevede.

di Antonio Tortora

L'incendio sulla collina dei Camaldoli (Foto tratta da: ns.game.it)


ANCORA UN INCENDIO DEVASTANTE NELL' UNICO VERO, GRANDE POLMONE VERDE DELLA CITTA'; IL QUARTO NEL SOLO MESE DI AGOSTO DI QUEST' ANNO.CI CHIEDIAMO CHI HA INTERESSE A DISTRUGGERE LA STESSA COLLINA TUFACEA RICOPERTA DA BOSCHI OGNI ANNO, PIU' VOLTE ALL' ANNO, CON METODICA PRECISIONE, CREANDO UN DANNO INCALCOLABILE ALLA CITTA' E ALLA SUA POPOLAZIONE.
CI CHIEDIAMO PERCHE' LE AUTORITA' COMPETENTI, REGIONE, PROVINCIA E COMUNE NON ORGANIZZINO UNA RETE DI SORVEGLIANZA EFFICACE E ADEGUATA ALLE CIRCOSTANZE.
CI CHIEDIAMO PER QUALE RAGIONE SI INTERVIENE QUANDO GIA' IL DANNO E' STATO DRAMMATICAMENTE PROVOCATO.
C' E' UN DISEGNO PRECISO DIETRO QUESTI INCENDI SEMPRE DOLOSI?
POSSIBILE CHE LE RESPONSABILITA' DI TALI ATTI CRIMINOSI NON SIANO ANCORA STATE ACCERTATE?

L'incendio visto dalla Tangenziale (Foto tratta da napoli.zon.it)

Questa volta il rischio è stato notevole e le fiamme hanno lambito l'Eremo camaldolese gestito dalle Suore Brigidine e il Residence "Il Castagno"; in pratica le fiamme, progressivamente e ad ogni incendio, si avvicinano sempre più pericolosamente alle case sparse e a i centri più densamente abitati come sul versante di Soccavo, Vomero e Arenella provocando l'evacuazione preventiva e, in qualche caso coatta, di numerosi nuclei familiari che da troppo tempo sono condannati a vivere nella paura. Già in serata una densa coltre di fumo ha ricoperto parte della città mostrando tutta la sua imponenza a chilometri di distanza e nel momento in cui scriviamo ancora leggere componenti della combustione volteggiano e piovono sull'asfalto e sui balconi delle case lasciando intuire la gravità dell'evento distruttivo. In questo caso, visto anche l'impiego massivo e continuo di uomini e mezzi, di terra e aerei, dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile, dei volontari e delle forze dell'ordine, sarebbe opportuno che il NUCLEO INVESTIGATIVO ANTINCENDI del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, il cui significativo motto è "Melior de cinere surgo", si attivi per indagare, una volta e per sempre, su ciò che sta accadendo nel Parco Metropolitano Collinare laddove, evidentemente e drammaticamente, nessun tipo di sorveglianza è stata attivata sin da quando il Parco è stato istituito. E' bene ricordare che tutti gli operatori antincendio, specialmente i Vigili del Fuoco e i Nuclei di Protezione Civile, svolgono un'attività encomiabile e straordinaria, mostrando professionalità e doti di vera abnegazione, ma in una fase tardiva in cui i danni prodotti dall'incendio sono già enormi e incalcolabili. Per questa ragione suggeriamo di strutturare sull'intero territorio una vera sorveglianza preventiva, non burocratica e normativa bensì operativa, senza la quale l'intero bosco andrà irrimediabilmente distrutto.

Nostro articolo sull'ncendio precedente pubblicato il 29 luglio scorso: http://antoniotortora.blogspot.it/2016/07/per-quale-ragione-l-attivita-di.html
Nostro articolo, sullo stesso tema, pubblicato nel 2009 sulla testata giornalistica online Napoli.com: http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=29646