lunedì 10 luglio 2017

NEL CUORE PARTENOPEO DEL RIONE SANITA' C'E' ACQUAQUIGLIA DEL POZZARO UN LUOGO DESTINATO A FAR PARLARE MOLTO DI SE'.

IL RIONE SANITA' E IL BORGO BAROCCO DEI VERGINI NASCONDONO MOLTI TESORI IN ATTESA DI ESSERE SCOPERTI. ACQUAQUIGLIA DEL POZZARO E' UNO DI QUESTI E VINCENZO GALIERO MOSTRA COME RISCOPRIRE, SCOPRIRE E VALORIZZARE UN PATRIMONIO UNICO AL MONDO.
 di Antonio Tortora
 
Ingresso di AcquaQuiglia del Pozzaro alla Sanità in via Fontanelle 106 (Foto di Antonio Tortora)


In una delle nostre innumerevoli camminate cittadine ci siamo ritrovati fortuitamente di fronte a un piccolo cartello che ha suscitato la nostra curiosità antropologica; la meta iniziale era la parte del Rione Sanità che costituisce la base tufacea della collina di Capodimonte e che ospita lo straordinario Cimitero delle Fontanelle, unico al mondo e da noi già visitato (Slide: https://www.youtube.com/watch?v=NmR3Yjohtw4), ma la curiosità di seguire la imprevedibile e strana indicazione ha prevalso sulle originarie intenzioni. Appena entrati ci siamo subito resi conto di esserci imbattuti in Acquaquiglia del Pozzaro  ovvero in un caratteristico "vascio", abitazione popolare a fronte strada di cui già riferirono, in alcune opere, il certaldese Boccaccio nel XIV sec., il novellista Masuccio Salernitano nel XV° sec. e lo scrittore barocco Giambattista Basile. E a proposito di Basile possiamo affermare che l'ambiente in cui siamo entrati e dove siamo stati accolti da Vincenzo Galiero, è a dir poco fiabesco e introduce immediatamente in un mondo arcaico animato non solo dallo spirito del nonno di Vencenzo che in questi locali, dopo averlo stoccato in apposite vasche oggi scomparse, vendeva il baccalà agli abitanti del quartiere, ma anche da quella presenza inquietante e tuttavia storicamente accertata del "pozzaro" spesso sornionamente confuso con il Munaciello che le combinava di tutti i colori nelle case in cui riusciva ad accedere attraverso gli innumerevoli pozzi che costellavano la città antica. In un primo ambiente, che Matilde Serao non avrebbe esitato a definire uno "stambugio", dormiva e viveva tutta la famiglia del nonno di Vincenzo e un tavolo con poche sedie e un braciere testimoniano eloquentemente la povera vita che veniva condotta in questi ambienti molto angusti e umidi benchè magistralmente descritti nelle commedie di Eduardo de Filippo.

AcquaQuiglia del Pozzaro all'interno (Foto di Antonio Tortora)

In tutti gli altri ambienti c'è un pozzo scavato e ripulito, ben cinque, laddove in origine il nonno di Vincenzo aveva attrezzato vasche per il baccalà e che testimoniano l'importanza dell'acqua, in una città come Napoli e in un Rione come la Sanità, che da sempre rappresenta un potente canale esoterico di tramite e colleganza tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti. Non è un caso se in questa zona della città sono state ritrovate innumerevoli catacombe fra cui quelle di San Gaudioso, di San Gennaro e di San Severo; cimiteri come quello molto noto delle Fontanelle, necropoli preistoriche e ipogei greci. Quasi come se una precisa volontà avesse voluto collocare in tale area un aldilà fisico concreto, percepibile, visitabile e non avulso dalla vita che scorreva e che ancora scorre in quel labirinto urbanistico interrotto, quà e là, da palazzi storici di grande importanza come i Palazzi "dello Spagnolo" con le sue scale ad ali di falco, "Sanfelice" con le Sirene che accolgono il visitatore, "Traetto" che fu sede di un giardino all'italiana di sapore rinascimentale e molti altri ancora. Una sola curiosità, per così dire linguistica, ci pare che tra vasca e vascio ci sia una somiglianza notevole e parimenti ci sembra che l'lelemento acqueo e l'umidità rappresentino l'elemento di collegamento tra le due parole e i due significati. Qui, ad Acquaquiglia del Pozzaro l'umidità c'è eccome e ogni centimetro quadrato di corridoio, di gradino, di antro tufaceo svela un dettaglio, un particolare, uno spezzone di vita semplice ed essenziale, tra riggiole variopinte, attrezzi da lavoro arrugginiti, anfore e vasi, statuette che sembrano votive, piatti e cocci di ceramica, e pentole di stagno e alluminio in prossimità di pozzi che invitano a ricordare quanto l'acqua sia importante per la vita dell'uomo. Vincenzo Galiero è stato geniale nel riproporre un luogo privato a un pubblico che vuole sapere come si viveva nella Napoli del '900, e a ritroso nella Napoli antica  fin nella Neapolis degli Eunostidi, fratria particolarmente importante derivante dal vergine Eunosto che fu accusato ingiustamente di violenza carnale ai danni di Ocna e dai fratelli di questa ucciso; che celebrava i propri culti arcaici proprio in quel grande impluvio-vallata che dalle Fontanelle giungeva fino al Lavinaio. Questa fratria era in stretto contatto, per i riti funerari e i pozzi sacri, per i boschetti sacri e per gli ipogei, con tutte le più importanti fratie che a Neapolis gestivano porzioni di territorio con criteri di armonia quasi cosmica oltrechè umana; ci riferiamo agli Eumelidi legati al leggendario fondatore della città Eumelo Falero, agli Artemisi che officiavano riti a Diana laddove oggi ancora si trova il campanile della Pietrasanta, ai Kumei i primi abitanti di Neapolis che occupavano l'area fra via Mezzocannone e Piazza San Domenico Maggiore e numerose altre. Ad ogni modo il quartiere dedicato al "vergine" Eunosto oggi si chiama ancora "Borgo dei Vergini" e ciò la dice lunga sul paleosuolo antropologico presente in un territorio ricco di testimonianze del passato. 

Acquaquiglia del Pozzaro Cunicolo d'ingresso che costeggia uno dei 5 pozzi (Foto di Antonio Tortora
Per noi che abbiamo visitato la Napoli underground più volte registriamo come la sensazione che anche i silenziosi e bui ambienti sotterranei di cimmeriana memoria riproducano cardini e decumani, plateiai e stenopoi, quasi esattamente a quel caotico e colorato mondo di superficie dove ci piace vagare alla ricerca di luoghi straordinari. Ma che significa Acquaquiglia? Qual'è la sua origine etimologica? Pare che il significato debba essere ricercato, durante il periodo angioino, in una zona malfamata ricadente in prossimità del Porto, tra il Mandracchio e la Dogana del Sale, laddove c'era la Fontana della Quaquiglia (ci risiamo con l'acqua!) che viene appunto dal francese "coquille" che significa lumaca e che di recente è stata restaurata. Ma c'è pure un'altra versione, ipotizzata dal Galiero che la farebbe derivare dal greco "fontana dell'acqua Aquilia" che in epoca antica sarebbe stata ubicata nei pressi di Portosalvo laddove comunque persiste una fontana della "maruzza" ovvero della lumaca voluta dalla corporazione dei pescatori. Ad ogni modo Vincenzo Galiero è un fabbro dal temperamento forte e tenace e abbiamo motivo di credere che non si stancherà tanto facilmente di accogliere turisti e curiosi come solo lui sa fare e di illustrare le meraviglie di questo pezzetto di sottosuolo che potrebbe, secondo diverse scuole di pensiero, essere collegato al cimitero delle Fontanelle, poco distante e sempre pronto a meravigliare i numerosi visitatori che ivi si recano per lasciarsi affascinare da una Napoli che, per sua natura, non si lascia andare nonostante le numerose classi di amministratori e decisori politici che si sono inutilmente avvicendati senza aver mai voluto mettere mano alla riqualificazione di un Rione che rappresenta un unicum nella storia d'Italia e forse mondiale. Intanto ci aggiriamo fra i pozzi e proviamo a immaginare come poteva e doveva essere la vita in quest'antro pieno di mistero e di presenze ectoplasmatiche e scopriamo i dettagli di una realtà che sopravvive a sè stessa nonostante il baccalà non sia più venduto in questo "vascio" che rappresenta solo l'inizio di una grande avventura e nonostante il profumo del pesce nordico abbia lasciato il posto all'odore di tufo che si sgretola millimetro dopo millimetro. Qui, ne siamo certi, il piccone e la pala riprenderanno a scavare e a portare alla luce tutto ciò che deve essere portato alla luce. Non solo ci torneremo, e di frequente, ma l'intero Rione Sanità e lo stesso Borgo dei Vergini registreranno la nostra presenza abituale e consueta nella speranza che anche il lettore di questo articolo si fidi di ciò che abbiamo scritto e si rechi in questo quartiere incredibile.

Il Munaciello va via e ci lascia alle nostre meditazioni (Foto di Antonio Tortora)



venerdì 23 giugno 2017

ANCORA UNA VOLTA IL COMUNE DI NAPOLI MOSTRA DI NON ESSERE IN GRADO DI GESTIRE LE IMPOSTE COMUNALI: IL CASO DELLA TARI OVVERO LA TASSA SUI RIFIUTI.

QUEST'ANNO IL PAGAMENTO DELLA TARI OVVERO LA TASSA SUI RIFIUTI, A NAPOLI, E' DIVENTATA UN' EPOPEA E TUTTA LA CITTA' E' NEL CAOS PER I NUMEROSI E INSPIEGABILI ERRORI RIGUARDANTI LE SCADENZE DI PAGAMENTO E I DATI CONTENUTI NELLE CARTELLE. IL COMUNE DI NAPOLI HA SUPERATO SE' STESSO PER INEFFICIENZA E INCOMPETENZA.
 di Antonio Tortora
Uffici Direzione Centrale Servizi Finanziari Gestione IUC - TARI Napoli C.so Arnaldo Lucci (Foto Antonio Tortora)
Da qualche settimana la posta è intasata dagli avvisi di pagamento TARI anno 2017 inviati dalla Gestione IUC (imposta unica comunale) e centinaia di migliaia di contribuenti si sono visti recapitare cartelle così piene di errori e con ritardi notevoli rispetto alle scadenze previste per le rate che il panico "da tassa" e "da imposta" è cresciuto ogni giorno in maniera esponenziale. Solo pochi fortunati, evidentemente, hanno ricevuto le cartelle senza errori visto e considerato che il lamento si è diffuso a macchia d'olio fra i circa quattrocentomila titolari di utenze domestiche e fra le circa settantamila aziende. Il ritardo ha oggettivamente creato problemi a tutti i contribuenti che hanno dovuto o che a breve dovranno, in alcuni casi, necessariamente pagare anche due rate insieme pur di non incorrere in more e multe salatissime; e in questo cioè nel comminare multe e sanzioni il Comune di Napoli davvero si mostra efficiente e assolutamente preciso. Termine ultimo per pagare la prima e la seconda rata senza incorrere in sanzioni è il 30 giugno 2017. Gli errori poi che hanno caratterizzato le cartelle riguardano la duplicazione ovvero un doppio avviso di pagamento intestato magari allo stesso contribuente ma con protocolli diversi; l'errata quantificazione della superficie catastale; l'errata decorrenza ovvero la data esatta da cui si comincia ad abitare l'immobile; l'errata quantificazione del numero di componenti del nucleo familiare ed infine eventuali numerose altre motivazioni. Tutti errori che ci è parso di capire, attraverso una breve inchiesta, avvenuti nonostante i contribuenti si siano resi parte diligente nel comunicare con congruo anticipo tutte le eventuali variazioni possibili e nonostante negli anni precedenti le cartelle fossero state compilate dall'amministrazione in maniera corretta e precisa. Ma allora cosa è successo quest'anno? Perchè l'amministrazione comunale ha commesso tanti errori? Perchè se è il cittadino a sbagliare questo viene poi perseguitato all'infinito e trattato come un delinquente e se è l'amministrazione comunale a sbagliare non incorre in nessuna sanzione uscendosene con delle ridicole e ingiustificabili scuse? Infatti l'assessore al bilancio del Comune Enrico Panini ha pateticamente anche se doverosamente e correttamente chiesto scusa alla cittadinanza quando è stato sollecitato da qualche organo di stampa; ma che si siano messi con le spalle al sicuro per il prossimo anno con un servizio più efficiente, alle migliaia di cittadini che si ammassano fuori la sede distaccata del Comune -Servizio Gestione IUC - Ufficio TARI in corso Arnaldo Lucci 66 poco importa. Solo 100 persone possono accedere di mattina e 30 persone durante l'orario pomeridiano all'interno degli uffici che evidentemente, pur avendo molto spazio ovvero un'intero stabile, dispongono di personale ridottissimo. Perchè non assumono altro personale? La gente è costretta a recarsi all'alba, qualche ora prima che gli uffici aprano al pubblico, a portarsi carta, penna e nastro adesivo per inventarsi un sistema scritto per il controllo degli accessi assicurando un minimo d'ordine cronologico per le persone che per ore attendono. Un giorno in cui ci siamo recati presso la famigerata sede IUC - TARI dopo circa due ore il portone di ferro era ancora sigillato e nessuno dei presenti, età media 60 anni, era riuscito a entrare. Abbiamo avuto modo di sentire molte storie assurde e davvero incredibili e ci è parso inconcepibile che tutta questa gente presente, quasi quotidianamente fuori agli uffici comunali, non venga nemmeno accolta all'interno degli uffici stessi e ironia della sorte debba essere costretta a sostare vicino a cassonetti non proprio stracolmi di immondizia ma, vista la stagione estiva, maleodoranti. Un signore si era fatto accompagnare da un parente all'alba e si era portato, ci hanno raccontato con dovizia di particolari, una sedia su cui attendere seduto, visto che non poteva stare in piedi per acciacchi vari,  il suo turno e tutta l'attrezzatura per scrivere i nomi dei contribuenti molto pazienti ma anche molto indignati per il trattamento ricevuto. Troppe disfunzioni in un Paese e in una città che si ritiene civile e che predilige la digitalizzazione dei documenti e delle pratiche amministrative senza essere in grado di gestire in maniera corretta il flusso di dati che vengono di volta in volta lavorati.
Porte chiuse all'Ufficio IUC-TARI del Comune di Napoli (Foto di Antonio Tortora)


Pertanto risulta quasi impossibile recarsi di persona a sanare gli errori commessi prevalentemente dai funzionari e dagli impegati di una struttura che, con ogni evidenza, non funziona come dovrebbe pur svolgendo un'attività delicatissima come quella della riscossione dei tributi in una città dove questi tributi, ritenuti odiosi ed esosi, vengono pagati con aliquote tra le più alte d'Italia a fronte di servizi a dir poco scadenti. Ancora una volta l'Amministrazione pubblica è rigida e persecutoria nel punire gli utenti ma non svolge bene il suo lavoro, aggravando la posizione anche di chi non sta in difetto e di chi si rende parte diligente, anzi diligentissima, con errori che non possono essere spiegati e di cui il cittadino se ne frega perchè non solo viene vessato con tasse e imposte inique ma viene anche gravemente penalizzato pur non avendo sbagliato niente. L'unica strada percorribile è il ricorso inviando una raccomandata con ricevuta di ritorno cercando di spiegare e di chiarire la propria posizione nella speranza di essere compresi da chi legge la documentazione che, in linguaggio burocratese, viene definita "istanza di riesame in autotutela utenza domestica TARI/TARES". Il disagio è grande e serpeggia per la città un senso di impotenza nei confronti di un'amministrazione che non opera per il cittadino ma che opera contro il cittadino. Siamo dell'opinione che i ricorsi debbano essere completamente gratuiti anche per quanto riguarda le spese postali perchè una raccomandata viene a costare anche oltre 7/8 Euro visto il peso del plico che deve essere spedito e sarebbe giusto che in caso di negligenza conclamata da parte dell'amministrazione questa sia obbligata a rimborsare qualsiasi spesa sostenuta dal contribuente cui già sono stati arrecati troppi fastidi. Cosa dice il Sindaco de Magistris? Perchè non richiama i funzionari colpevoli di non aver fatto funzionare la macchina amministrativa nella giusta maniera? E cosa dicono gli stessi funzionari del Servizio Gestione IUC che preferiscono rimanere barricati all'interno degli uffici e trattare i contribuenti, che sono i veri loro datori di lavoro, da pecore intimorendoli e da rompiscatole solo perchè cercano di far valere i loro diritti?

Prima del 2014 e cioè presdentemente alla Legge di stabilità (Sic!) si chiamava TIA ovvero Tassa di igiene ambientale, poi TARSU Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, e poi ancora TARES ovvero Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi; tuttavia comunque si chiamasse (chissà perchè lo Stato e gli amministratori locali si divertono a cambiare nome e regole a tutto ciò che esiste anche nel campo delle Leggi e delle norme) si è sempre trattato di una tassa molto cara, salata e gravosa rispetto al grado di pulizia di cui dovrebbe risplendere Napoli e rispetto a intere zone della città che rimangono impunemente sporche e abbandonate a sè stesse, anche famose e ricadenti in pieno centro storico un pò fuori di circuiti turistici.

Siccome il prelievo fiscale, a livello nazionale, è folle e obbliga gli italiani e gli imprenditori a scappare dall'Italia forse, ipotizziamo che anche le tasse e le imposte locali abbiano lo scopo di far fuggire i cittadini che non ce la fanno più a pagare a fronte di servizi ienfficienti e carissimi? Quello che si sta verificando nella nostra città, ma anche in alcune città del nord Italia, forse dovrebbe far muovere la magistratura per vederci chiaro sugli errori, sulle cartelle pazze, sui mancati aggiornamenti dei database, sull'arroganza di funzionari secondo cui i cittadini sono sudditi da vessare, sugli imboscati nella pubblica amministrazione, sui furbi che fanno carriera senza averne le qualifiche e su una miriade di altri fenomeni che allignano nella pubblica amministrazione laddove il principio di responsabilità imposto a ogni singolo cittadino è totalmente assente nel settore del pubblico impiego dove ogni ufficio è considerato un orticello personale, o viene blindato come fosse una cassaforte o diventa, peggio ancora, un porto delle nebbie dove la burocrazia affossa e fa scomparire tutto quanto è scomodo. Il cittadino è stufo e nulla si dice, salvo rarissimi casi, nei confronti di tali gravissime inefficienze non degne della contemporaneità.

domenica 4 giugno 2017

A NAPOLI UN MUSEO DELLO SPIONAGGIO ITINERANTE IN CERCA DI SEDE. UNICO NEL SUO GENERE E POCO CONOSCIUTO MA CHE HA TUTTE LE CARTE IN REGOLA PER DIVENTARE UN FORMIDABILE ATTRATTORE CULTURALE E STORICO

Macchina crittografica tedesca ENIGMA (Foto di A.Tortora)
DALLA PASSIONE DI RAFFAELLO D'ETTORE E LA COLLABORAZIONE DI ANTONIO ANASTASIO E CARMINE MARINO NASCE L'IDEA DI FONDARE UN MUSEO DELLO SPIONAGGIO A NAPOLI, LA SEDE PIU' ADATTA E STRATEGICA PER LE CONNESSIONI INTERNAZIONALI NEL BACINO DEL MEDITERRANEO.
 di Antonio Tortora
Museo dello Spionaggio a Futuro Remoto (Foto di A.Tortora)
 
Antonio Tortora con il Direttore del Museo dello Spionaggio Raffaello D'Ettore e il collaboratore Camillo Marino (Foto di A.Tortora)

Non c'è bisogno di aver letto "Le spie imperfette" da Custoza a Beirut e l'"Enciclopedia delle spie" in 285 voci del giornalista Giorgio Boatti e neppure l'affascinante opera storica "Storia dei Servizi Segreti in Italia" del sociologo Giuseppe De Lutiis, per provare passione e interesse per la storia nascosta che aleggia dietro le quinte della storia apparente e "ufficiale". Una storia fatta di Centri Elaborazione Dati ministeriali e di numerosissimi Servizi Segreti che costellano il pianeta, di barbe finte, di agenti e di spie che continuamente si agitano dentro e oltre i confini e le "cortine" nazionali, di sigle e codici, di top secret e NATO Security Clearance - Nos. Uno strano mondo su cui molto si favoleggia, tantissimo si è scritto alimentando interminabili filoni romanzeschi e che altrettanto appassiona perchè la gente avverte chiaramente che dietro gli eventi della storia si muovono reti di persone, gruppi organizzati, lupi solitari, strumenti tecnologici avanzatissimi soprattutto nel campo della videosorveglianza (vedi la rete italiana Cosmo-Skymed e la rete globale Echelon) , ideologie mutevoli e adattabili a tutte le circostanze, strategie e opzioni militari. Tutte le diplomazie e le relazioni internazionali sono implementate da una fitta, complessa e inarrestabile attività d'intelligence, di spionaggio e di controspionaggio e questo Raffaello D'Ettore, che fonda il Museo nel 2014 mettendo a frutto le sue conoscenze in campo antropologico e nel settore dell'intelligence, e Antonio Anastasio che pure contribuisce alla raccolta di documenti e materiale storico di grande importanza, lo sanno bene; per tale ragione nasce a Napoli il primo Museo dedicato allo spionaggio in Italia, il secondo in Europa dopo la Germania e il terzo al mondo dopo gli Stati Uniti.

 
 Con il vice Direttore del Museo dello Spionaggio Antonio Anastasio (Foto di A.Tortora)






Veduta d'insieme esposizione Museo dello Spionaggio (Foto di A.Tortora)


Ora è necessario che qualche pubblica istituzione, ma anche qualche ente privato, possa mettere a disposizione una sede per un Museo dello Spionaggio che è destinato a crescere in termini quantitativi, vista la grande mole di attrezzature, di oggetti di culto e di documentazioni che sono stati repertati e faticosamente catalogati per diventare uno strumento didattico disponibile a un pubblico sempre più attento nei confronti di questa materia; nonchè è destinato a crescere in termini qualitativi perchè il materiale catalogato ed esposto è davvero incredibile. Inoltre gli intraprendenti organizzatori hanno ipotizzato una forma di collaborazione "open" con chiunque abbia voglia di esporre pezzi ed oggetti attinenti il mondo dello spionaggio con una vetrinetta dedicata e sponsorizzata dal Museo fino a inserire i soggetti partecipanti in qualità di membri onorari del Museo. Oggetti  spy, di vecchia data riconducibili alla  storia, attrezzature della guerra fredda, oggetti rari  o cimeli come radio trasmittenti, microcamere, mini macchine fotografiche, vecchi telefoni da campo ecc. ancora oggi possono essere rinvenuti in qualche cantina o in qualche vecchia abitazione e potrebbero diventare interessanti ai fini di cui si prefigge il Museo. La collaborazione è aperta a tutti coloro che, animati di buona volontà, desiderino dedicare un pò di tempo, competenze e passione a una materia così affascinante e che vede a Napoli una forma di concretizzazione più unica che rara. Info sulla collaborazione: http://www.museodellospionaggio.com/?page_id=262. Il Museo ha già esposto presso Castel dell'Ovo parte di quell' armamentario  che fu delle spie di guerra, nella prima metà del Novecento, quando le telecomunicazioni hanno rivestito un’importanza fondamentale nei conflitti e ancor prima presso l'ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi e tuttavia cerca casa per offrire un servizio sempre più completo a tutti coloro che si sentono attratti dalla storia che si è sviluppata dietro le quinte e anche a tutti coloro che, mai come nella contemporaneità, avvertono distintamente che la stessa storia si muove su più livelli visibili e invisibili. Dalla formazione dell'agente alle scuole d'intelligence, dal lavoro sotto copertura all'infiltrazione, dalla contraffazione dei documenti al reclutamento, dalla rete di contatti al vero e proprio funzionamento di una rete clandestina di contatti e relazioni, dal travestimento alle intercettazioni telefoniche fino a giungere ai linguaggi cifrati già utilizzati in epoche remote, ce n'è abbastanza per stuzzicare l'interesse anche del più disinteressato. Per cui ben si comprende l'importanza di un'iniziativa davvero meritoria dell'istituzione di un Museo dello Spionaggio che, sebbene in cerca di sede, ha enormi potenzialità per lo studio del passato e per le anticipazioni di un futuro che si avvicina molto velocemente.

Una microtrasmittente nel tacco di una scarpa (Foto di Antonio Tortora)




lunedì 13 marzo 2017

SIAMO CONTRARI AL DECRETO LEGGE N.2280 CHE PREVEDE L'ISTITUZIONE DELL'ALBO NAZIONALE DEI PIZZAIOLI PROFESSIONISTI E DI TUTTE QUELLE NORME CHE VORREBBERO DISCIPLINARNE L'ATTIVITA' E IL RICONOSCIMENTO DELLA QUALIFICA.

Il Governo, preso dalla mania tipicamente europeista di voler regolamentare tutto il regolamentabile, intende imporre leggi, precetti e direttive su una delle ultime vere tradizioni partenopee che ancora sopravvivono grazie a una storia multisecolare e ben consolidata. Parliamo della PIZZA NAPOLETANA il cui imprinting culturale e gastronomico è riconosciuto in tutto il mondo.
 di Antonio Tortora

 
Tratto da http://www.dissapore.com


Con il Disegno di Legge n. 2280, firmato dai senatori Amidei, Piccoli, Bertaccio, Floris e moltissimi altri, presentato al Senato giusto un anno fa il 9 marzo 2016, si fanno le pulci e i conti in tasca a una delle attività che, per ragioni inconfessabili di standardizzazione dei prodotti agroalimentari, di Codex Alimentarius, di immissione massiva di Ogm sui mercati, di burocrazia infinita, l'Unione Europea tecnocratica proprio non vuole che continui a esistere se non con un serrato e ossessivo controllo. E' bene chiarire che non stiamo parlando di una qualsiasi attività di ristorazione comparsa più di recente e poco diffusa a livello mondiale bensì di una tradizione antichissima, peculiare ed estremamente diffusa che non ha a che fare solo con un semplice impasto di acqua e farina cotto al forno e condito di pomodoro. Infatti non è un caso se la pizza viene identificata, universalmente e senza alcun dubbio nè incertezza, con la stessa città di Napoli intesa come topos antropologico derivante dalla narrazione storica della più arcaica Partenope, Palaiapolis e Neapolis, dunque dalle sue radici elleniche. Cosicchè ne è passata di acqua sotto i ponti sin da quando gli egiziani inventarono il pane preferendo il frumento all'orzo e a tutti gli altri cereali così come ne è passata di acqua sotto i ponti sin da quando il fuoco, prodotto in origine da eventi naturali e soltanto in seguito dominato, conservato e riprodotto dall'uomo attraverso lo sfregamento di pezzetti di legno o di pirite ferrosa colpita dalla selce, diventò indispensabile per tutta la specie umana. Fino a giungere alle notizie riportate da Plauto, nel III° secolo a.C., in cui affermava "Pulte non pane vixisse longo tempore Romanos" ovvero I Romani per lungo tempo vissero di polenta, non di pane. Ed è proprio dall'evoluzione dal pane e di altri prodotti similari che deriva la pizza napoletana ripercorrendo una lunga storia gastronomica che prevedeva la "stiacciata" cotta su pietra arroventata, il pane vero e proprio con il suo tipico impasto, la schiacciata ed infine la focaccia. Tuttavia per trovarci  al cospetto di quella pizza napoletana che tutto il mondo conosce occorre attendere l'introduzione del pomodoro in Europa e in Italia nella seconda metà del '500 e l'utilizzo dello stesso, anche e soprattutto a Napoli, verso la fine del '700. Dunque, tornando per un attimo alle origini mitiche della pizza, ci piace ricordare il mito greco relativo al ratto di Persefone e il "tempio del pane" di Eleusi ma anche il culto romano di Cerere le cui sacerdotesse, anche quelle richieste per officiare nel sacro tempio di Roma, provenivano, per diretta derivavazione dai culti greci, esclusivamente da Napoli e da Velia; appare superfluo indicare l'importanza e il legame di Demetra e Cerere con il grano e dunque con la terra e la fertilità. Siamo quindi di fronte a un pasto sacro per le implicazioni religiose e rituali tramandate nel tempo, per i suoi significati simbolici sia pure inconsciamente ed ancora oggi riproposti, per la sua antropologica ancestralità riconosciuta, a livello popolare, soprattutto a Napoli. Per quanto riguarda il mito può bastare ma era necessario per far comprendere che molti secoli e finanche millenni di evoluzione creativa non possono e non dovrebbero mai essere regolamentati perchè appartenenti, vox populi, al patrimonio comune dell'umanità e ciò indipendentemente dai proclami annunciati dall'Unesco. Ma tornando all'oggetto del nostro intervento si tratta di un Disegno di Legge che, pur se presentato un anno fa, non fa altro che ricopiare tutti gli articoli da altri testi di proposte legislative presentate nel 2006 durante il governo Prodi II e, da altri testi presentati nel 2007 e nel 2008 durante il governo Berlusconi IV°. Cosicchè oltre che i contenuti il PD e il PDL si sono vicendevolmente copiati anche nella forma, in maniera pedissequa. Purtroppo i nostri politici, a corto di idee, smaniosi di legiferare su tutto per giustificare il loro lauti stipendi e i loro privilegi nonchè devoti alla causa della ipertassazione su tutte le attività possibili e immaginabili hanno scoperto il business della pizza e vogliono metterci le mani, al più presto. Ci auguriamo che ci ripensino visto che rovinano e distruggono ogni cosa su cui mettono le mani.

Tratto da http://www.napolidavivere.it
Veniamo al dunque. I numerosi cofirmatari, 20 per l'esattezza, del Disegno di Legge denominato "Disciplina dell'attività, riconoscimento della qualifica e istituzione dell'albo nazionale dei pizzaioli professionisti" hanno verificato che i circa centomila pizzaioli che lavorano a vario titolo in pizzerie, ristoranti, locali d'asporto, al taglio e a domicilio, producono il 50 per cento del fatturato della ristorazione tradizionale. Con una media di ottanta  pizze al giorno per ogni esercizio commerciale si può affermare che circa quattro milioni di pizze  vengono prodotte in Italia quotidianamente per un totale di circa un miliardo di pizze all'anno, su trecento giorni lavorativi. Dunque un'ottima opportunità per eliminare del tutto quella creatività e quella capacità d'iniziativa fantasiosa e spontanea tipica del settore-pizzeria che ha fatto conoscere il prelibato alimento in tutto il mondo; e ancora un'ottima opportunità per regolamentare, gerarchizzare, uniformare, controllare e quindi burocratizzare un settore che da sempre, pur essendo per sua natura anarcoide ma comunque molto controllato a causa delle innumerevoli normative da tempo vigenti nel settore della ristorazione, offre l'opportunità di vivere a molte persone che già di per sè compiono un lunghissimo e durissimo apprendistato. Un'ottima opportunità per istituire organismi di controllo politico e di riscossione di ulteriori tasse ordinistiche che graverebbero ulteriormente su una tassazione i cui effetti devastanti sono sotto gli occhi di tutti, specialmente in una Napoli dove i redditi sono, in generale, molto più bassi della media nazionale.
All'articolo 3 del Decreto vengono chiariti i requisiti per il diploma di qualifica di pizzaiolo e si parla di iscrizione alla Camera di Commercio, di associazioni specifiche che gestirebbero un certo potere, di esami teorico-pratici, di corsi di 120 ore fra cui scienze dell'alimentazione, igiene e somministrazione degli alimenti, lingue straniere e soprattutto inglese (è bene sottolineare che tra i senatori firmatari quasi nessuno conosce le lingue straniere tantomeno l'inglese stando a una recentissima inchiesta realizzata ad hoc da Le Iene); si parla inoltre di un diploma con validità quinquennale, corsi di aggiornamento, Albo nazionale dei pizzaioli professionisti e naturalmente di contributi obbligatori da versare con periodicità annuale all'Ordine Nazionale. Si tratta di tutte cose che, a prima vista, appaiono come ottime e valide in un contesto di regolamentazione capillare e invadente, patrocinata dall' Unione Europea e dai recenti governi nazionali, completamente asserviti alla cieca burocrazia europeista; tuttavia, a nostro avviso, si tratta di creare un format in cui inserire un'attività che, per sua natura, per storia e tradizione, dovrebbe essere lasciata libera di incidere nel tessuto popolare della città di Napoli e dell'intero Paese. Gli illustri senatori evidentemente non sono a conoscenza delle radici leggendarie della pizza, del fatto che un vero pizzaiolo parla la lingua napoletana e non ha certo bisogno di conoscere lingue straniere visto che tale lingua è compresa in tutto il mondo per la sua musica e per la sapiente gestualità che accompagna l'eloquio; i senatori non sanno che alcuni segreti del mestiere non sono e mai potranno essere oggetto di trattazione scientifica nè accademica e non sono nemmeno rivelabili nè comprensibili se non allo sguardo attento degli avventori che osservano il pizzaiolo agire con sapiente maestria addomesticando gli ingredienti della più antica e conosciuta ricetta del mondo. In effetti mangiare la pizza consiste di per sè in una rappresentazione artistica su un palcoscenico di un vero e proprio teatro dove si celebra un rito fatto di tavoli di marmo e di piastrelle bianche alle pareti, di un forno a legna che catalizza lo sguardo di tutti i partecipanti al rito colletivo, di ingredienti sistemati in bella mostra al di là di vetrinette trasparenti ed infine di quei profumi che, già in lontananza, denunciano la presenza di uno dei tanti templi del sapore che si possono incontrare soprattutto nei vicoli della città antica, ma non solo. Intanto le normative più recenti cercano di far scomparire i forni a riverbero fabbricati con mattoni refrattari impastati con argilla provenienti, di norma, dai distretti produttivi dell'Emilia o, meglio ancora, da quelle poche aziende artigiane che ancora sopravvivono vicino Sorrento e più precisamente a Maiano un rione di Sant'Agnello. Qui, per la cronaca e in onore di una tradizione che risale almeno al quattordicesinmo secolo, si producono ancora a mano mattoni refrattari per forni a riverbero in fornaci vecchie di oltre quattrocento anni e che vengono esportati a beneficio delle migliori pizzerie statunitensi e nordeuropee. A nostro avviso i criteri per formare un buon pizzaiolo non possono essere codificati e certificati da enti amministrativi, da scuole "specializzate" oppure elaborati attraverso inutili corsi di inglese, amenità varie ed ancora con esami alla Master Chef. Bensì si tratta di conservare, con la pratica e l'operatività, le tecniche elaborate da quelle numerose famiglie di pizzaioli di prima generazione che sin dalla fine del '700 condirono con i loro cognomi il delicato impasto: Triunfo, Mattozzi, Capasso, Pace, Nappi, Brandi, Lombardi, Ambrosio, Calicchio e molti altri. Questi nuclei familiari rappresentano storicamente e gastronomicamente i pilastri su cui poggia l'arte della pizza nei secoli e giunge sino a noi con Ciro a Santa Brigida, D'Angelo, Attanasio, la pizza a metro di Gigino a Vico Equense ed infine Acunzo, Di Matteo, Sorbillo, Fresco, Gorizia, Starita, da Michele, da Attilio e nomerosissimi altri che sarebbe impossibile elencare in questa sede. Come si fa a insegnare l'arte dell'impasto e della proporzione equilibrata degli ingredienti? Come si può spiegare  l'uso magistrale della pala di ferro con cui si sposta il panello di pasta all'interno del forno a legna con l'intento di esporre la pizza al giusto calore per contatto, per correnti d'aria calda e per riverbero? Ed ancora come si fa a far capire ai legislatori e ai tecnocrati che il forno elettrico, oggi imposto per legge a chi apre nuove pizzerie, non giova alla pizza perchè non aggiunge il "sapore di forno" essenziale per trasferire l'aroma della legna di latifoglie nelle piccole camere d'aria che si formano all'interno del cornicione? La stessa architettura del fuoco deve essere materia ben conosciuta dal maestro pizzaiolo che, come un forgiatore, domina la fiamma per le avvampate iniziali che danno solidità iniziale alla pizza; che, come un abile alchimista, impedisce lo stress termico che potrebbe letteralmente bruciare gli ingredienti dell'impasto; che, come uno sciamano previdente, impedisce all'olio di friggere scongiurando danni epatici all'avventore e un'infinità di altri accorgimenti che ben difficilmente troveremo scritti da qualche parte se non nel patrimonio genetico di chi, al banco del pizzaiolo, ci lavora quotidianamente con passione e sapienza. Nessun testo di legge può contribuire a fare luce sui misteri tradizionali e popolari dell'arte della pizza non potendo riprodurre la splendida coreografia del pizzaiolo che condisce e prepara l'impasto e del partner che inserisce e muove la pizza nel forno con la famosa pala tonda scambiandosi voci ed espressioni quasi musicali codificate in secoli di gesti; non potendo riprodurre quel profumo intrigante che aleggia in prossimità della pizzeria e che fa aprire lo stomaco provocando una fame immediata e sacrosanta. Inoltre non può riprodurre quella sensazione di sapore pur senza mangiare ottenuta semplicemente guardando lo spettacolo del fuoco e la danza gestuale di colui che lancia l'impasto in aria per riprenderlo subito dopo con maestria e velocità nonchè la mirabile e colorata composizione  di origano, basilico, olio, aglio, pomodoro, mozzarella, cornicione bruciacchiato. Certo ci risponderanno che non sono questi gli intenti del Disegno di Legge, che tutto ciò viene fatto per difendere la pizza napoletana ma noi non ne siamo convinti e non possiamo fare a meno di preoccuparci per il futuro della pizza napoletana tradizionale e di parte dell'identità partenopea che andrebbe a scomparire a favore delle solite multinazionali che già da decenni stanno rilevando pizzerie italiane in tutto il mondo per conservarne i marchi prestigiosi ma anche per imporre i loro prodotti "chimici"  studiati a tavolino e uguali dappertutto. Tali multinazionali hanno da tempo adocchiato questo prezioso segmento economico e produttivo pertanto, attraverso le potenti lobbies europeiste e la complicità di politici ignoranti e forse in malafede, stanno cercando di appropriarsene. La creativià e la tradizione vanno difesi con la spontaneità partenopea e non possono essere regolamentate e burocratizzate altrimenti finiranno col diventare un algoritmo in una banca dati europea, come tutto il resto.

martedì 7 febbraio 2017

VIAGGIO NELLA NAPOLI SOTTERRANEA ALLA RICERCA DELLE CORRENTI ENERGETICHE CHE DA SEMPRE ALIMENTANO NAPOLI E COLORO CHE LA POPOLANO: UN' ESPERIENZA ANTROPOLOGICA E INIZIATICA

 UN DOCUMENTARIO INTERAMENTE GIRATO NEL CUORE ENERGETICO, TELLURICO E CTONIO DI UNA NAPOLI CHE NON SMETTE MAI DI MERAVIGLIARE.

"Qui, nella Napoli Sotterranea, misteri, miti e riti mostrano la loro vera essenza: sono enigmi che, se risolti, portano alla conoscenza non senza aver prima affrontato e approfondito credenze e leggende tramandate da tempi immemori cristallizzati nella mente dei figli di Parthenope. Nella pura essenza tufacea l’ uomo spirituale segue i dettami del “Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem (Veram Medicinam)”, elaborato da Basilio Valentino, e lascia dietro di sé una vita di allegorie, parabole, paragoni e similitudini per affrontare sé stesso e il mistero".
di Antonio Tortora

                 Il nuovo documentario del giornalista partenopeo Antonio Tortora

Dopo infinite peregrinazioni sotterranee e di superficie, abbiamo voluto realizzare il presente documentario a testimonianza di innata passione per una Napoli tutta da scoprire e da riscoprire, per una storia non sempre conosciuta, per i numerosi misteri non sempre svelati, per una vitalità messa spesso a dura prova da catastrofici eventi naturali e da irresponsabili comportamenti umani.
Napoli, a dispetto di tutto e di tutti, vive e non smette mai di stimolare l'umana curiosità, il desiderio insaziabile di conoscere, l'amore per la bellezza, nè giammai smette di brillare come faro di cultura e civiltà in tutto il Mediterraneo pieno di Sirene e nell'italico Sud incantato e traboccante di eroi e gesta leggendarie. Qui, nel documentario che forse qualcuno avrà la pazienza di seguire nella sua interezza, un punto di vista molto particolare consente di gettare uno sguardo meditato e profondo su una Napoli che, troppo spesso, viene visitata frettolosamente sia dai residenti che dai viaggiatori e dai forestieri; si tratta del punto di vista di chi non si è accontentato di percorrere la città attraverso cardini e decumani, piazzette e vicoli bensì di chi non è mai sazio di quello che vede e che scopre in un percorso energetico che, in fin dei conti, è anche un viaggio antropologico e iniziatico alla ricerca delle proprie radici.
Il silenzio della Napoli Sotterranea, in contrasto armonico con il caos di superficie, contribuisce al raggiungimento di quel pensiero meridiano che sia sotto il cielo che all'ombra della roccia tufacea aleggia, costantemente, nella mente di colui che apparentemente sembra vagare senza meta ma che invece, nella realtà, segue piste cognitive alla ricerca di sè e della sua essenza.
Napoli è ricca di Chiese cristiane e di templi pagani tuttavia i suoi sotterranei rappresentano l'unico vero tempio dove gli uomini hanno officiato i loro riti millenari e hanno scoperto e seguito le linee energetiche che caratterizzano i "luoghi di forza" senza i quali nessuna religiosità e nessun mistero si sarebbero potuti coltivare così a lungo; l'essenza magica dell'iniziazione esoterica, intesa come sepoltura simulata e come viaggio nell'Ade, è tutta qui tra queste porose pareti tufacee. Morte, germinazione e vita si alternano simbolicamente ogniqualvolta l'uomo scende per le ripide scale e dimentica l'ordinario, il consueto, il rassicurante per accedere allo straordinario, all'inconsueto, all'incerto snodarsi di quei percorsi che fin troppo spesso incontra nel mondo dell'onirico, del sogno e dell'immaginazione. Diremo quasi che si tratti di valore aggiunto alla vita di superficie, di effluvi tellurici che si orientano verso il cuore dell'uomo e che si fasano con la sua più profonda vita interiore. Un'esperienza significativa che abbiamo provato a raccontare, a ruota libera, senza riferimenti scritti, facendo qualche errore, dimenticando forse qualcosa ma, di sicuro, mettendoci l'anima e il cuore.


Per la realizzazione del documentario si ringrazia l’Associazione culturale“Napoli Sotterranea”, il suo Presidente Enzo Albertini, la infaticabile Rosaria Albertini, l’amica Nadia Manisera, tutto lo staff dell’Associazione e, in modo particolare, la regista del video Silvia Guerra che con passione ha realizzato le riprese, ha montato le immagini e ne ha curato l’audio. Inoltre, per la collaborazione tecnica, ci fa piacere ricordare l'impegno degli amici Enrico Aiello e Marco Manna di Evolution.Labs che da sempre e con entusiasmo seguono la nostra attività culturale e di informazione.
 

martedì 31 gennaio 2017

QUALCHE RIFLESSIONE SUL DEBITO PUBBLICO CHE E' INFONDATO, ILLEGALE, ARBITRARIO E ARTIFICIALE.



MENTRE GOVERNANTI E BUROCRATI ITALIOTI E TECNOCRATI E OLIGARCHI EUROPEI FANNO DI TUTTO PER SALVARE BANCHE DECOTTE CHE HANNO BRUCIATO, CON I LORO IMBROGLI E LE LORO TRUFFE, MILIARDI DI EURO, QUEL CHE RIMANE DELL'ECONOMIA NAZIONALE VA A ROTOLI E UN INTERO SISTEMA PAESE COLLASSA PRECIPITANDO IN UN POZZO SENZA FONDO. CERCHIAMO DI CAPIRE PERCHE' FRA TASSE E DEBITO PUBBLICO.
di Antonio Tortora

tratto da StopEuro.orgitaliano
RAGIONANDO SUL DEBITO PUBBLICO CHE NON ESISTE PERCHE' INFONDATO, ILLEGALE, ARBITRARIO E ARTIFICIALE. DUNQUE LE NOSTRE VITE DI UOMINI E DONNE, DI CITTADINI, DI LAVORATORI, DI RISPARMIATORI VENGONO DISTRUTTE E LETTERALMENTE FRANTUMATE DA UN IMBROGLIO GLOBALE CONCERTATO, AD ARTE, DA UNA BANCA CENTRALE EUROPEA CHE E' PRIVATA, DA BANCHE CENTRALI DI OGNI PAESE EUROPEO ADERENTI ALLA UNIONE EUROPEA CHE SONO ANCH' ESSE PRIVATE E DA TECNOCRATI OLIGARCHI CHE NON SONO STATI ELETTI DA NESSUNO E CHE DECIDONO MOTU PROPRIO CHI COME, DOVE, QUANDO E PERCHE' PUO' SOPRAVVIVERE O ANDARE IN DEFAULT. IN QUESTO MOMENTO STORICO GLI ITALIANI, IN PARTICOLARE, SONO PIU' VULNERABILI E SONO COSTRETTI, DA GOVERNI TECNICI NON ELETTI DEMOCRATICAMENTE, A SOGGIACERE ALL' AUMENTO CONTINUO DELLE TASSE CHE HANNO STRANGOLATO L' ECONOMIA, AFFAMATO UN POPOLO CON IL PREOCCUPANTE AUMENTO DELLA POVERTA', COSTRETTO ALLA FUGA LE AZIENDE MANIFATTURIERE DA SEMPRE FIORE ALL' OCCHIELLO DELL' ITALIA, POLVERIZZATO IL RISPARMIO PRIVATO. SEMBRA NON ESSERCI SCAMPO E NEL CASO L' AUMENTO, PALESE O OCCULTO, DELLE TASSE NON FOSSE SUFFICIENTE PER RIPIANARE IL FANTOMATICO DEBITO PUBBLICO, I NOSTRI IRRESPONSABILI GOVERNANTI NON DOVREBBERO FARE ALTRO, E LO FANNO DI CONTINUO, CHE CHIEDERE UN ENNESIMO PRESTITO ALLA BANCA CENTRALE EUROPEA (RICORDIAMO CHE E' PRIVATA) AL FINE DI AUMENTARE ANCORA DI PIU' IL DEBITO STESSO. IL CERCHIO SI CHIUDE E IL CAPPIO STA RENDENDO ASFITTICO IL NOSTRO MERCATO INTERNO E LA NOSTRA STESSA VITA MENTRE L' UNICA PREOCCUPAZIONE DEI NOSTRI GOVERNANTI PARE ESSERE QUELLA DI SALVARE LE BANCHE NON SI CAPISCE BENE DA COSA, VISTO CHE TUTTO IL DENARO CIRCOLANTE, VERO O VIRTUALE CHE SIA, E' NELLE LORO SORDIDE MANI. QUELLE STESSE BANCHE CHE HANNO TRADITO LA FIDUCIA DI CORRENTISTI E RISPARMIATORI, DILAPIDANDO MILIARDI DI EURO IN STOCK OPTION, FRINGE BENEFIT E INDENNITA' DI BUONUSCITA MILIONARIE A DIRIGENTI CHE HANNO L' UNICO MERITO DI AVER FRODATO CENTINAIA DI MIGLIAIA DI CITTADINI CHE DELLE BANCHE SI ERANO FIDATI E CHE OGGI HANNO PERSO TUTTO.
ABBIAMO TROVATO MOLTO INTERESSANTE E DI FACILE COMPRENSIONE IL SEGUENTE ARTICOLO TRATTO DA http://www.boorp.com.

Il Debito Pubblico e' una farsa - ecco il perche'
Il famigerato debito pubblico è una teatrale bufala organizzata scientificamente per farci sentire tutti ''colpevoli'' di qualcosa, perennemente in debito e quindi ricattabili dal potere. Quello vero, ovviamente! Sarebbe più o meno il corrispondente matematico e burocratico dei ''peccati'' della Chiesa. Insomma ci dobbiamo sempre sentire inferiori e sottomessi ad una autorità superiore, saggia e giusta che decide per filo e per segno come dobbiamo vivere. Ma come ... funziona questo imbroglio che perdura da decenni, se non da secoli e che influisce così pesantemente sulle nostre vite? Per capirlo fino in fondo dobbiamo ricorrere ad una simpatica metafora che riguarda la tanto discussa ''Sovranità Monetaria'', ovvero il potere di creare dal nulla nuova moneta. Immagina, mio caro lettore, che tu sia l'Italia e che io sia la Banca Centrale Europea. In realtà io non sono una vera Banca Centrale, per dirla tutta, ma sono una Società Privata ed appartengo, con varie percentuali di partecipazione, a tutte le Banche Centrali d'Europa. Ma neanche queste sono vere Banche Pubbliche; sono anch'esse private ed appartengono alle varie Banche Private locali. Per fare un esempio molto vicino a noi, la Banca d'Italia è privata ed appartiene al 30% a Banca Intesa, al 22% a UniCredit e così via. Quindi, se A=B e B=C allora A=C cioè la Banca Centrale Europea appartiene alle varie Banche Private Europee. Un vero e proprio Cartello di Banche Private che ha creato un ''Molok'' burocratico che detta le politiche economiche in Europa. E fin qui non ci piove...Ma torniamo alla metafora di prima: allora, tu sei l'Italia e io la B.C.E. Io e te (all'insaputa dei tuoi cittadini che pensano solo al calcio) ci siamo messi d'accordo e abbiamo stabilito che tu non puoi più stamparti i soldi che i tuoi cittadini utilizzano per scambiarsi beni e servizi. Quando hai bisogno di soldi, ad esempio per pagare i servizi pubblici (insegnanti, medici, dipendenti statali ecc...) ti devi rivolgere a ME e chiedermeli in PRESTITO. Anzi... rivolgiti pure direttamente alle Banche Private a cui appartengo. Vai pure, come un cittadino qualsiasi, da UniCredit o da Banca Intesa e chiedi il tuo prestito. Ora, in cambio di questo prestito io (Banca Privata) ti chiederò di pagarmi anche un interesse. E' logico no? Quindi ti presto 1000 e, dopo un anno, tu mi dovrai restituire 1.100. Fin qui è tutto chiaro? Bene, andiamo avanti che viene il bello. Quei 100 in più che io ti chiedo di restituirmi, cara Italia, NON ESISTONO. Perchè? Perchè TU non puoi stamparteli, visto che hai perso la Sovranità Monetaria, e IO non li ho mai creati: ti ho prestato solo 1000, ricordi? Come fai a procurarti quei 100 in più che non possiedi? Hai solo 2 possibilità: 1) Se hai un'economia avviata ed un popolo di risparmiatori, vai a prenderli dalle tasche dei tuoi cittadini, ovvero AUMENTI LE TASSE. 2) Oppure ti fai prestare da ME altri soldi, per pagare i vecchi interessi, carichi anch'essi di interessi che non esistono, AUMENTANDO COSI' IL DEBITO PUBBLICO. Non c'è altro da aggiungere: da quando l'Italia è entrata nell'Euro sono aumentate, infatti, costantemente le TASSE ed il DEBITO PUBBLICO. E' semplice matematica, non si sfugge. Da qui le correnti di pensiero che puntano al ritorno di una moneta tutta nostra, che non dobbiamo farci prestare da nessuno diventando (come accade ora) matematicamente insolventi e quindi ''schiavi'' di diktat stranieri. C'è da rifletterci...Ah... il fatto che la moneta, all'atto della sua creazione, debba essere prestata con ''interessi'' non è una legge della natura! Anzi, è proprio il nocciolo dell'imbroglio! Non dovrebbe affatto essere così.


Tratto da sulatestagiannilannes.blogspot.com


domenica 29 gennaio 2017

CIO' CHE ACCADE, ORMAI DA DECENNI, AL CARDARELLI E IN MOLTI ALTRI OSPEDALI DEL SUD ITALIA NON E' PIU' TOLLERABILE. EPPURE QUI MEDICI PREPARATI SALVANO MOLTE VITE UMANE IN REPARTI D'EMERGENZA MA IN CONDIZIONI DI LAVORO A DIR POCO BESTIALI E CONTRA LEGEM. FRA MEDICI E PERSONALE SANITARIO E PARAMEDICO UN SENSO DI IMPOTENZA DERIVANTE DAI TAGLI ALLE SPESE SANITARIE, DALLA MANCANZA DI PERSONALE E DALLA IMPOSSIBILITA' DI ORGANIZZARSI PER LE NECESSITA' DELL 'EMERGENZA SECONDO QUANTO PREVISTO DALLA LEGGE E DAL BUONSENSO. PERCHE' LA MAGISTRATURA NON INTERVIENE IN MANIERA EFFICACE?

COME MAI OCCORRONO TANTE ORE DI ATTESA NEL REPARTO OBI OVVERO OSSERVAZIONE BREVE INTENSIVA? E QUANDO SI VIENE ASSEGNATI A UN REPARTO MOLTO FREQUENTATO COME CHIRURGIA E MEDICINA D' URGENZA COME MAI SI FINISCE SU UNA BARELLA FUORI DAL REPARTO, COSA VIETATA OPPURE NEI CORRIDOI, COSA ALTRETTANTO VIETATA? TUTTO CIO' ACCADE AL CARDARELLI IL PIU' GRANDE NOSOCOMIO DELLA CAMPANIA E DELL' INTERO SUD ITALIA.

di Antonio Tortora
 
Sovraffollamento e disservizi al CARDARELLI di Napoli (Foto Il Mattino del 24 gennaio 2017)
I disservizi sanitari, ormai nel nostro mezzogiorno patologici e fuori della norma, aggravati da una folle e irresponsabile spending reiew che ha portato a tagli orizzontali che hanno interessato massicciamente la gestione degli ospedali e delle emergenze che ad essi fanno riferimento. Con la scusante di ridurre gli sprechi e di apportare miglioramenti di bilancio, milioni e milioni di Euro sono scomparsi nel nulla e negli ospedali, come è successo recentemente a Nola, vicino Napoli, i pazienti sono stati trattati, anche in emergenza, facendoli sdraiare a terra; e ciò forse non accade nemmeno nelle città bombardate di una Siria sotto assedio. Nemmeno con i commissari gevernativi e i tanto decantati manager, che dovrebbero dirigere gli ospedali come vere e proprie aziende con superpoteri decisionali, il problema è stato risolto. Qualche giorno fa Il Mattino, quotidiano partenopeo, ha realizzato un'ennesima inchiesta sul più grande nosocomio del Mezzogiorno d'Italia ma ci sembrava di leggere le stesse cose, in fotocopia, che leggevamo decine e decine di anni fa. Ai giornali e ai giornalisti va il merito di fare inchieste ma ai governanti e ai responsabili regionali di questo sfacelo assurdo va il demerito di non aver fatto nulla per migliorare le cose visto che di nuovo ci troviamo a parlare di queste tragedie, perchè di tragedie si tratta in quanto si ha a che fare con la salute delle persone, con la vita e la morte dei pazienti che non possono fare altro che rivolgersi agli ospedali in caso di emergenza. Eppure è strano, quando si parla di Cardarelli non si parla di un ospedale qualunque bensì di un centro d'eccellenza dove l'alta specializzazione nell'assistenza sanitaria d'urgenza e nelle prestazioni richieste per il pronto soccorso sono ineguagliate e incomparabili rispetto a qualunque altro ospedale del Sud; ciò può essere testimoniato efficacemente dalla nostra stessa esperienza e testimonianza. I numeri fanno paura e si parla di decine di migliaia di prestazioni erogate in tutti i settori, con professionalità da parte dei medici titolari dei più svariati padiglioni (circa 21) e con abnegazione da parte del personale infermieristico e para-infermieristico che lavorano tutti a stretto contatto in complessi e edifici che sfiorano e forse superano i 50mila metri quadrati. MA COME MAI OCCORRONO TANTE ORE DI ATTESA DURANTE IL TRIAGE E LA RELATIVA ASSEGNAZIONE DEI CODICI-COLORE? COME MAI OCCORRONO TANTE ORE DI ATTESA NEL REPARTO OBI OVVERO OSSERVAZIONE BREVE INTENSIVA? E QUANDO SI VIENE ASSEGNATI A UN REPARTO MOLTO FREQUENTATO COME CHIRURGIA E MEDICINA D' URGENZA COME MAI SI FINISCE SU UNA BARELLA FUORI DAL REPARTO, COSA VIETATA OPPURE NEI CORRIDOI, COSA ALTRETTANTO VIETATA? Poi c'è l'umiliante e preoccupante attesa per avere un posto letto all'interno delle stanze che, di regola, sono sovraffollate ma necessarie in quanto ogni posto letto è dotato di erogatore di ossigeno e di attrezzature per la somministrazione di flebo e quant'altro. INSOMMA COME MAI SI PARLA SEMPRE DELLE STESSE COSE PERIODICAMENTE QUANDO MAGARI CI SCAPPA IL MORTO E SCOPPIA (SI FA PER DIRE) UNO SCANDALO? DA DECENNI NON E' CAMBIATO NULLA A PARTE LE NON ASSUNZIONI E LA CRONICA MANCANZA DI PERSONALE; A PARTE I TAGLI ASSURDI CHE DIMOSTRANO COME I DECISORI POLITICI E AMMINISTRATIVO-BUROCRATICI TENGANO PIU' IN CONTO LA RIDUZIONE DEI COSTI CHE LA VITA DELLE PERSONE. E, CI CHIEDIAMO COSA FA LA MAGISTRATURA DI FRONTE A MEDICI ECCEZIONALI E A INFERMIERI DI GRANDE ESPERIENZA CHE SONO COSTRETTI A SUBIRE UNO STRESS SPAVENTOSO E A FUNGERE DA INCUDINE SOTTO IL PESANTE MARTELLO DELLE CRITICHE E DELLE GIUSTE RIMOSTRANZE DI UN PUBBLICO ESASPERATO FATTO DI PAZIENTI E DI LORO CONGIUNTI CHE RIMANGONO SEMIABBANDONATI IN QUELLO CHE POTREMO DEFINIRE UN VERO E PROPRIO GIRONE INFERNALE? CI RISULTA CHE I MEDICI INFORMANO COSTANTEMENTE LA DIREZIONE SANITARIA E I SINDACATI DI QUANTO ACCADE MA NULLA ACCADE PER MIGLIORARE TALE DISPERATA SITUAZIONE. QUALCUNO DOVRA' PORRE FINE A TUTTO QUESTO NEL PIU' IMPORTANTE NOSOCOMIO DEL SUD DOVE ACCADONO MIRACOLI PER LA BRAVURA E L' IMPEGNO DEGLI UOMINI CHE CI LAVORANO E DOVE, PARIMENTI, ACCADONO COSE TERRIBILI PER LE CONDIZIONI IN CUI L' OSPEDALE E' AMMINISTRATO. E PENSARE CHE C' E' DI PEGGIO IN QUEL SOTTOBOSCO DI OSPEDALI MINORI MA NON PER QUESTO MENO STRATEGICI DISSEMINATI SU TUTTO IL TERRITORIO CITTADINO E LA PROVINCIA. E PENSARE CHE MOLTI OSPEDALI NON MOLTO TEMPO FA AVREBBERO DOVUTO CHIUDERE SOLO PER FAR RISPARMIARE L' AMMINISTRAZIONE REGIONALE E LO STATO CENTRALE A SCAPITO DELLA SEMPRE PIU' PRESSANTE RICHIESTA DEI SERVIZI SANITARI. UN WELFARE SEMISMANTELLATO CHE VA POLVERIZZANDOSI GIORNO DOPO GIORNO SOTTO I POTENTI COLPI DI UN FEROCE NEOLIBERISMO CHE TENDE SEMPRE PIU' A FAVORIRE CLINICHE, LABORATORI E MEDICI PRIVATI. QUANTA GENTE DEVE ANCORA MORIRE PER FERMARE LO SCEMPIO?


Sovraffollamento e disservizi al CARDARELLI di Napoli (Foto Il Mattino del 24 gennaio 2017)

venerdì 20 gennaio 2017

DOPO 43 ORE DALLA SLAVINA CHE HA TRAVOLTO L' HOTEL RIGOPIANO SONO STATI ESTRATTI ANCORA VIVI DALLE MACERIE UNA DONNA E DUE BAMBINI

NONOSTANTE I RITARDI, LE POLEMICHE E LE INEFFICIENZE DI UNO STATO DANNATAMENTE AVARO E SPAVENTOSAMENTE BUROCRATIZZATO HA VINTO, ANCHE QUESTA VOLTA, LA FORZA D' ANIMO DEI SOCCORRITORI CHE NON SI SONO FERMATI DAVANTI A NULLA PUR DI PORTARE A TERMINE UNA MISSIONE APPARENTEMENTE IMPOSSIBILE. 
LE IMMAGINI CHE SEGUONO NON POSSONO ESSERE COMMENTATE CON SUPERFICIALITA' PERCHE' TESTIMONIANO, SENZA OMBRA DI DUBBIO, LA VOLONTA', LA PREPARAZIONE, IL CORAGGIO E LA FORZA D' ANIMO DI UOMINI PRONTI AD AFFRONTARE QUALSIASI CALAMITA' PUR DI SALVARE VITE UMANE. QUESTA E' L' ITALIA CHE AMIAMO, CHE MERITA RISPETTO E CHE CI FA SENTIRE ORGOGLIOSI DI ABITARE UN TERRITORIO  FISICAMENTE E GEOLOGICAMENTE TURBOLENTO MA ALLO STESSO TEMPO STRAORDINARIAMENTE PIENO DI MAGNIFICHE RISORSE UMANE.
 di Antonio Tortora
video
                     Tratto da  http://tv.liberoquotidiano.it

Ritrovare ancora superstiti a distanza di circa 43 ore dal gigantesco tsunami di neve e detriti che ha travolto, spostato di circa venti metri e seppellito l'Hotel Rigopiano di Farindola  in provincia di Pescara appare come un vero e proprio miracolo visto che l'ipotermia, ovvero il crollo della temperatura corporea al di sotto dei 35°C, non perdona. Tutti sappiamo come sono andate le cose: le violente scosse di terremoto, la bufera di neve, le temperature quasi polari, la mancanza di corrente elettrica e tutta un'infinità di circostanze avverse che hanno caratterizzato questa metà gennaio che ben difficilmente dimenticheremo. Ma una cosa è sicura, non dimenticheremo mai quel drappello di veri eroi composto da Vigili del Fuoco e da soccorritori alpini della Guardia di Finanza che, non potendo più procedere con mezzi a motore a causa della mancanza di gasolio in uno spazzaneve che faceva da apripista, in piena notte hanno indossato gli sci e le ciaspole ed hanno affrontato lunghissime ore di difficile e accidentato percorso pe raggiungere il luogo del disastro. Mai una volta hanno dubitato di non farcela, mai una volta hanno perso le speranze di trovare qualcuno vivo, mai una volta si sono arresi sia pur fiaccati dal freddo e dalla fatica. Questi uomini, cui va tutta la nostra riconoscenza, ci hanno regalato un'emozione indicibile mostrando di essere partecipi della vita del Paese, di essere consapevoli della loro forza interiore e della loro incredibile preparazione, di essere all'altezza di un senso civico che, nella maggior parte dei casi, risulta essere solo un pallido ricordo. Tutti i volontari e tutti i soccorritori meritano il rispetto dell'intero Paese a qualunque titolo abbiano prestato la loro opera, sia volontaria che professionale e istituzionale, e sarebbe difficile enumerarli tutti per cui non lo faremo. Ma questo sparuto gruppetto di individui che hanno determinato una sorta di vittoria su un destino che appariva scontato e irreversibile hanno impartito una lezione di vita e di civiltà anche ai soggetti più insensibili e cinici che caratterizzano il panorama antropologico di un'Italia che non riesce più a compattarsi tranne che quando si tratta di dare slancio alla vera solidarietà fraterna necessaria all'indomani di disastri e tragedie. L'Italia del paradosso, cinica e polemica da un lato, generosa e spontanea dall'altro; con i vertici di una classe politica che pensa solo a salvare banche decotte e truffaldine dal fallimento mentre innumerevoli Sindaci non ci pensano nemmeno ad abbandonare i propri concittadini e si lanciano in battaglie disperate per salvare anche la più piccola frazione appenninica dal rischio di essere cancellata dalle cartine geografiche. Un'Italia che non consente il volo di otto elicotteri del Corpo Forestale dello Stato, nonostante l'emergenza, a causa della mancanza di una maledetta firma di un burocrate su un pezzo di carta ma che non si arrende quando si tratta di salvare persone contro ogni razionale aspettativa. Un'Italia che fa vergognosamente mancare il gasolio a un mezzo spazzaneve nonostante la tempestività con cui è necessario raggiungere l'area di crisi ma che, contemporaneamente, è capace di offrire calore umano e generi di conforto di rpima qualità a innumerevoli persone che hanno perso tutto. Desideriamo fermarci anche se, come al solito, ci piacerebbe dilungarci visto e considerato che abbiamo sempre molto da dire. In effetti non vogliamo che la gioia e l'emozione di queste vite salvate svanisca velocemente dalla nostra mente e dal nostro cuore, anzi ci piacerebbe descrivere altri numerosi eventi in cui la speranza prenda il posto della disperazione, l'agire prenda il posto del teorizzare, il desiderio di ricostruire prenda il posto del distruggere. Abbiamo conosciuto gente interessante nell'arco della nostra vita umana e professionale, e in questo siamo stati fortunati, tuttavia ci piacerebbe conoscerli tutti, uno per uno, questi soccorritori che ci insegnano cos'è la vita, quanto sia preziosa e come viverla.

venerdì 13 gennaio 2017

UN' INSANA ALLEANZA FRA POLITICA ED ECONOMIA GLOBALIZZATE CONTRO IL POPOLO ITALIANO DISORIENTATO E INCATTIVITO A CAUSA DI DECISORI CHE HANNO UN' UNICO OBIETTIVO: DISTRUGGERE IL PAESE E SVENDERE CIO' CHE NE RIMANE

MENTRE I NOSTRI POLITICI GOZZOVIGLIANO FRA PRIVILEGIATE RENDITE DI POSIZIONE E RICCHE PREBENDE SFRUTTANDO LE INSANE E FALSE TEORIE ECONOMICHE DI ECONOMISTI PREZZOLATI DALLE INFLUENTI THINK TANKS EUROPEE, L'ITALIA VA IN MALORA,
MENTRE LA GENTE FUGGE ALL'ESTERO E VIENE RAPIDAMENTE SOSTITUITA DA IMMIGRATI CHE SELVAGGIAMENTE SI APPROPRIANO DI AMPI TERRITORI DELLA NOSTRA MARTORIATA REPUBBLICA.

di Antonio Tortora

Il debito pubblico, un pozzo senza fondo e vera condanna a morte per l'Italia, di cui solo la classe politica è responsabile e non i cittadini. (Immagine tratta da www.laboratoriolapsus.itc)
Lo scontro diretto fra classe politica, sempre più drammaticamente lontana dal Paese e dalla gente, e la popolazione italiana sempre più drammaticamente impoverita, disorientata e rabbiosa ha assunto proporzioni mai viste in precedenza e non lascia presagire nulla di buono nell'immediato futuro; posto che esista un futuro visto e consederato che, non essendoci limite al peggio, la situazione si aggrava in maniera esponenziale e il futuro è già qui con il suo pesante carico di incertezze e violenza ormai non più tanto velata e nascosta. Tutti i decisori si meravigliano del livello su cui si sta proiettando lo scontro ma, in realtà, fanno finta di non comprendere le ragioni profonde dello scontro che è stato proprio da loro scientificamente alimentato dando luogo a governi fantoccio e ad accordi internazionali che stanno conducendo l'Italia, irreparabilmente, al suicidio politico, economico e sociale. Tutti i commentatori invitano ad abbassare i toni della polemica politica nei talk show, del confronto sociale nelle piazze, del contraddittorio virulento sui social media, delle contese verbali fra individui nel corso delle cosiddette chiacchiere da bar. Ma appare evidente che, ormai, è tardi e un certo integralismo ideologico, assolutizzante, massimalista e a dir poco dogmatico si fa strada nella mente e nell'eloquio di cittadini che, non potendone più, prendono posizione su ogni cosa e su ogni argomento senza saperne abbastanza, senza consapevolezza alcuna, senza discernimento, sia pur in maniera forte, convinta e quasi feroce. Ciò indica uno stato confusionale derivante da un disorientamento spaventoso; una rabbia malcelata che non si riesce più a nascondere e a controllare; una vera e propria mutazione antropologica pari solo a quella descritta nel secondo dopoguerra e a cavallo fra il secondo e il terzo millennio da Pier Paolo Pasolini. La fiducia nei confronti della classe dirigente è venuta meno facendo implodere tutto il sistema sociale che, da tempi lontani, si basa essenzialmente su un mutuo accordo fra governanti e governati teso a coprire a vicenda le proprie magagne e a trovare intese sotterranee soddisfacenti per tutti. Così è nata l'Italia e in tale maniera il sitema Italia si è evoluto fino a quando la classe politica, distante ormai anni luce dal Paese reale, ha cominciato a soffrire di delirio di onnipotenza e ha ritenuto di svendersi umanamente e di svendere economicamente a potenze straniere e alle centrali della nuova dittatura europea, costola significativa di un mondo globalizzato dove solo le merci e i capitali contano, tutto il vendibile, debito pubblico studiato a tavolino compreso. E' nauseante la volgarità con cui normali cittadini si scagliano contro i politici in generale e contro i manager di banche decotte che si ritirano con buonuscite milionarie; contro funzionari delle Stato che non riescono a comunicare nulla se  non la propria arroganza e contro forse dell'ordine che, troppo spesso, usano le maniere pesanti nei confronti di inermi cittadini che protestano civilmente; contro gli amministratori pubblici plurindagati e troppo spesso assolti, per i più svariati e gravi reati previsti dal codice penale e contro resposabili di grandi aziende dello Stato che hanno condotto quelle stesse aziende al fallimento totale. Tuttavia è altrettanto nauseante un ministro del lavoro, come Elsa Fornero, che definisce "choosy" ovvero schizzinosi nei confronti della scelta del posto di lavoro; un vice-ministro del lavoro, come Michel Martone, che definisce "sfigato" un giovane che non si laurea entro i tempi da lui ritenuti giusti e congrui; un ministro dell'economia, come Tommaso Padoa Schioppa, che presentando la nuova finanziaria nel 2007 accusò i giovani che non andavano via di casa alla ricerca di lavoro all'estero di essere "bamboccioni"; un presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi che affermò, come da intercettazione telefonica pubblicata sui media e pochi giorni prima delle votazioni europee del 2014, che essendo "gli italiani dei coglioni con la sola promessa degli 80 Euro avremmo già la vittoria in tasca"; per giungereb a Silvio Berlusconi che si divertì a definire "coglioni" tutti quesgli italiani che avrebbero, nel 2006, votato a sinistra. Hanno seminato bene, non c'è che dire, e il ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti ci mette del suo, con cinismo e malignità in merito alla cosiddetta fuga dei cervelli: "È un bene che certa gente se ne sia andata, sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più tra i piedi" questo è quanto affermato non molto tempo fa dal Poletti che, in un secondo momento, non ha ccettato il contraddittorio con giovani che avrebbero voluto obiettare qualcosa guardandolo negli occhi. Noi comunque non capiamo per quale motivo un giovane che ha studiato oppure che non ha studiato ma che si è formato per affrontare un qualsiasi lavoro, mestiere o professione, debba essere costretto a emigrare, ad abbandonare il proprio Paese, la prorpia famiglia e i propri affetti recandosi all'estero. Non solo ma non capiamo per quale motivo questa moda radical chic stia a significare, implicitamente, che chi va fuori debba essere per forza migliore di chi sceglie invece di rimanere qui, a casa sua, per combattere la propria battaglia di giustizia e di equita. E' vero che moltissima gente si reca all'estero per cercare un lavoro che qui, da noi, è ormai diventato inesistente a meno che non si ricorra a una qualche raccomandazione capace di scovare un lavoro in un mercato del tutto asfittico ma non tutti hanno l'attitudine a viaggiare, a trasferirsi in un'altra nazione, a inserirsi in altri contesti che potrebbero anche essere ostili, a imparare un'altra lingua straniera; tutto ciò dovrebbe rappresentare una scelta e non un obbligo codificato dai luoghi comuni senza fondamento. Certo andare via da questo Paese tranquillizza, non poco, la classe dirigente, perchè alle nostre latitudini è sempre stato un bene "non disturbare il manovratore" che può, in tal modo, non rendere conto a nessuno di tutti i suoi errori
L'Italia chiude inesorabilmente per fallimento di una classe dirigente incapace www.signoraggio.it


La politica non offre più alcuna soluzione ai problemi reali della gente, anzi si dà da fare con la complicità di media prezzolati e completamente venduti, per convincere le persone che qualcosa, in fondo in fondo, si stia facendo per migliorare le cose; per convincerci che l'Unione Europea rappresenta il miglior sistema in cui vivere e prosperare; per convincerci che l'Euro è la moneta che ci salverà definitivamente dal collasso finale; per convincerci che la cessione di sovranità a organismi globalizzati e autoritari è la cosa giusta da fare. Ma tutto ciò non convince più e la gente, sia pur lobotomizzata da decennni di propaganda mediatica, comincia a risvegliarsi e a percepire qualcosa di diverso e di più reale, in altre parole a prendere coscienza e consapevolezza delle menzogne che sono state propalate per verità di fede fino a non molti anni fa. La classe politica si è avvalsa della spettacolarizzazione riducendo il confronto politico a una manciata di battute e di finte e sterili polemiche rilanciate dagli schermi televisivi e dalle pagine dei giornali; una sorta di derby calcistico e di una Sanremo della politica. Si è avvalsa della personalizzazione per convincere il pubblico che comunque dietro certe affermazioni c'è un uomo normale come tutti anzi più capace di portare avanti le proprie idee rimettendoci la faccia e non, invece, uno che gode dell'immunità più totale. Si è avvalsa della volgarizzazione facendo scendere il livello del dialogo al fine di dare la sensazione, certamente più gradevole e "democratica", di interloquire con gente comune e fra gente comune e non fra decisori autoritari e popolo suddito. Si è avvalsa, infine, della megalomania e dell'egocentrismo degli interlocutori dei social network al fine di instaurare attraverso profili, post, twitt e immagini private un illusorio rapporto con cittadini di cui, naturalmente, nessuno se ne frega. Dunque la sosfisticazione tecnologica, che funge anche da preziosa valvola di sfogo tende, almeno per il momento, a perfezionare questo insano e finto rapporto che intercorre attraverso il Web ed è capace di scaricare adrenalina su una massa di frustrati che, altrimenti, non saprebbero proprio come esprimersi. Troppa rabbia nel web, troppo cinismo fra i politici che giocano con il futuro di un popolo; troppa impunità per quegli amministratori che sempre più spesso la fanno franca e non sono capaci di assumersi le responsabilità dei propri imperdonabili errori; troppa ebbrezza da privilegio per chi appartiene alla casta dominante sempre più priva di scrupoli e allergica agli articoli del codice civile e penale. Troppa saccenteria per quegli economisti tanto blasonati e bocconiani quanto spacciatori di teorie false e improponibili che hanno devastato l'economia reale creando l'economia virtuale dei derivati e dei prodotti finanziari frutto di algoritmi dove l'uomo non compare se non come programmatore ovvero come parte e ingranaggio di una macchina senziente. In questa logica ormai acclarata solo le banche pssono e devono essere salvate nonostante siano colpevoli della scomparsa del denaro di centinaia di migliaia di risparmiatori, forse milioni, e di piccoli azionisti nonchè della creazione di un impero parassitario costruito sulla regola della "riserva frazionaria" e sul sequestro delle proprietà immobiliari di cittadini che non ce la fanno più a sostenere il peso di mutui e prestiti.


Tutto ciò a scapito della sobrietà, dell'etica, della discrezione, dell'educazione, del buon senso, del dialogo non volgare, dell'iniziativa economica concreta, della semplicità dei rapporti sigillati da una stretta di mano, della cultura, del carattere e della forte personalità. L'Italia, un Paese che non c'è più e fortemente mutato antropologicamente, lascia un vuoto incolmabile in un'Europa che nemmeno si accorge di ciò che sta perdendo in termini d'identità nazionale e di storia comune, tutta presa dalla fisima di un'europeismo finanziarizzato e globalizzato dove solo computer, data base, cervelloni e tecnocrati avranno cittadinanza vera e garantita. L'Italia del Medioevo e dei Comuni, dell'Umanesimo e del Rinascimento, delle scoperte scientifiche e dell'arte, delle grandi e numerosissime aziende manifatturiere, delle campagne e dei prodotti biologico sta lasciando dietro di sè un Paese devastato dalle tasse, martoriato dai terremoti, desertificato nei piccoli centri disseminati sull'arco appenninico e lungo le splendide coste lasciando campo libero alle orde di nuovi barbari che, massicciamente importati con la complicità di una classe politica traditrice e che ha interessi incoffessabili, finiranno il lavoro sporco devastandone i territori con buona pace dei buonisti, dei caritatevoli ad ogni costo, dei falsari del diritto internazionale umanitario, degli accoglitori di profughi e immigrati per mestiere e per profitto. Qualcosa non va e la gente comincia a comprendere che, forse, è anche troppo tardi per cambiare.