lunedì 13 marzo 2017

SIAMO CONTRARI AL DECRETO LEGGE N.2280 CHE PREVEDE L'ISTITUZIONE DELL'ALBO NAZIONALE DEI PIZZAIOLI PROFESSIONISTI E DI TUTTE QUELLE NORME CHE VORREBBERO DISCIPLINARNE L'ATTIVITA' E IL RICONOSCIMENTO DELLA QUALIFICA.

Il Governo, preso dalla mania tipicamente europeista di voler regolamentare tutto il regolamentabile, intende imporre leggi, precetti e direttive su una delle ultime vere tradizioni partenopee che ancora sopravvivono grazie a una storia multisecolare e ben consolidata. Parliamo della PIZZA NAPOLETANA il cui imprinting culturale e gastronomico è riconosciuto in tutto il mondo.
 di Antonio Tortora

 
Tratto da http://www.dissapore.com


Con il Disegno di Legge n. 2280, firmato dai senatori Amidei, Piccoli, Bertaccio, Floris e moltissimi altri, presentato al Senato giusto un anno fa il 9 marzo 2016, si fanno le pulci e i conti in tasca a una delle attività che, per ragioni inconfessabili di standardizzazione dei prodotti agroalimentari, di Codex Alimentarius, di immissione massiva di Ogm sui mercati, di burocrazia infinita, l'Unione Europea tecnocratica proprio non vuole che continui a esistere se non con un serrato e ossessivo controllo. E' bene chiarire che non stiamo parlando di una qualsiasi attività di ristorazione comparsa più di recente e poco diffusa a livello mondiale bensì di una tradizione antichissima, peculiare ed estremamente diffusa che non ha a che fare solo con un semplice impasto di acqua e farina cotto al forno e condito di pomodoro. Infatti non è un caso se la pizza viene identificata, universalmente e senza alcun dubbio nè incertezza, con la stessa città di Napoli intesa come topos antropologico derivante dalla narrazione storica della più arcaica Partenope, Palaiapolis e Neapolis, dunque dalle sue radici elleniche. Cosicchè ne è passata di acqua sotto i ponti sin da quando gli egiziani inventarono il pane preferendo il frumento all'orzo e a tutti gli altri cereali così come ne è passata di acqua sotto i ponti sin da quando il fuoco, prodotto in origine da eventi naturali e soltanto in seguito dominato, conservato e riprodotto dall'uomo attraverso lo sfregamento di pezzetti di legno o di pirite ferrosa colpita dalla selce, diventò indispensabile per tutta la specie umana. Fino a giungere alle notizie riportate da Plauto, nel III° secolo a.C., in cui affermava "Pulte non pane vixisse longo tempore Romanos" ovvero I Romani per lungo tempo vissero di polenta, non di pane. Ed è proprio dall'evoluzione dal pane e di altri prodotti similari che deriva la pizza napoletana ripercorrendo una lunga storia gastronomica che prevedeva la "stiacciata" cotta su pietra arroventata, il pane vero e proprio con il suo tipico impasto, la schiacciata ed infine la focaccia. Tuttavia per trovarci  al cospetto di quella pizza napoletana che tutto il mondo conosce occorre attendere l'introduzione del pomodoro in Europa e in Italia nella seconda metà del '500 e l'utilizzo dello stesso, anche e soprattutto a Napoli, verso la fine del '700. Dunque, tornando per un attimo alle origini mitiche della pizza, ci piace ricordare il mito greco relativo al ratto di Persefone e il "tempio del pane" di Eleusi ma anche il culto romano di Cerere le cui sacerdotesse, anche quelle richieste per officiare nel sacro tempio di Roma, provenivano, per diretta derivavazione dai culti greci, esclusivamente da Napoli e da Velia; appare superfluo indicare l'importanza e il legame di Demetra e Cerere con il grano e dunque con la terra e la fertilità. Siamo quindi di fronte a un pasto sacro per le implicazioni religiose e rituali tramandate nel tempo, per i suoi significati simbolici sia pure inconsciamente ed ancora oggi riproposti, per la sua antropologica ancestralità riconosciuta, a livello popolare, soprattutto a Napoli. Per quanto riguarda il mito può bastare ma era necessario per far comprendere che molti secoli e finanche millenni di evoluzione creativa non possono e non dovrebbero mai essere regolamentati perchè appartenenti, vox populi, al patrimonio comune dell'umanità e ciò indipendentemente dai proclami annunciati dall'Unesco. Ma tornando all'oggetto del nostro intervento si tratta di un Disegno di Legge che, pur se presentato un anno fa, non fa altro che ricopiare tutti gli articoli da altri testi di proposte legislative presentate nel 2006 durante il governo Prodi II e, da altri testi presentati nel 2007 e nel 2008 durante il governo Berlusconi IV°. Cosicchè oltre che i contenuti il PD e il PDL si sono vicendevolmente copiati anche nella forma, in maniera pedissequa. Purtroppo i nostri politici, a corto di idee, smaniosi di legiferare su tutto per giustificare il loro lauti stipendi e i loro privilegi nonchè devoti alla causa della ipertassazione su tutte le attività possibili e immaginabili hanno scoperto il business della pizza e vogliono metterci le mani, al più presto. Ci auguriamo che ci ripensino visto che rovinano e distruggono ogni cosa su cui mettono le mani.

Tratto da http://www.napolidavivere.it
Veniamo al dunque. I numerosi cofirmatari, 20 per l'esattezza, del Disegno di Legge denominato "Disciplina dell'attività, riconoscimento della qualifica e istituzione dell'albo nazionale dei pizzaioli professionisti" hanno verificato che i circa centomila pizzaioli che lavorano a vario titolo in pizzerie, ristoranti, locali d'asporto, al taglio e a domicilio, producono il 50 per cento del fatturato della ristorazione tradizionale. Con una media di ottanta  pizze al giorno per ogni esercizio commerciale si può affermare che circa quattro milioni di pizze  vengono prodotte in Italia quotidianamente per un totale di circa un miliardo di pizze all'anno, su trecento giorni lavorativi. Dunque un'ottima opportunità per eliminare del tutto quella creatività e quella capacità d'iniziativa fantasiosa e spontanea tipica del settore-pizzeria che ha fatto conoscere il prelibato alimento in tutto il mondo; e ancora un'ottima opportunità per regolamentare, gerarchizzare, uniformare, controllare e quindi burocratizzare un settore che da sempre, pur essendo per sua natura anarcoide ma comunque molto controllato a causa delle innumerevoli normative da tempo vigenti nel settore della ristorazione, offre l'opportunità di vivere a molte persone che già di per sè compiono un lunghissimo e durissimo apprendistato. Un'ottima opportunità per istituire organismi di controllo politico e di riscossione di ulteriori tasse ordinistiche che graverebbero ulteriormente su una tassazione i cui effetti devastanti sono sotto gli occhi di tutti, specialmente in una Napoli dove i redditi sono, in generale, molto più bassi della media nazionale.
All'articolo 3 del Decreto vengono chiariti i requisiti per il diploma di qualifica di pizzaiolo e si parla di iscrizione alla Camera di Commercio, di associazioni specifiche che gestirebbero un certo potere, di esami teorico-pratici, di corsi di 120 ore fra cui scienze dell'alimentazione, igiene e somministrazione degli alimenti, lingue straniere e soprattutto inglese (è bene sottolineare che tra i senatori firmatari quasi nessuno conosce le lingue straniere tantomeno l'inglese stando a una recentissima inchiesta realizzata ad hoc da Le Iene); si parla inoltre di un diploma con validità quinquennale, corsi di aggiornamento, Albo nazionale dei pizzaioli professionisti e naturalmente di contributi obbligatori da versare con periodicità annuale all'Ordine Nazionale. Si tratta di tutte cose che, a prima vista, appaiono come ottime e valide in un contesto di regolamentazione capillare e invadente, patrocinata dall' Unione Europea e dai recenti governi nazionali, completamente asserviti alla cieca burocrazia europeista; tuttavia, a nostro avviso, si tratta di creare un format in cui inserire un'attività che, per sua natura, per storia e tradizione, dovrebbe essere lasciata libera di incidere nel tessuto popolare della città di Napoli e dell'intero Paese. Gli illustri senatori evidentemente non sono a conoscenza delle radici leggendarie della pizza, del fatto che un vero pizzaiolo parla la lingua napoletana e non ha certo bisogno di conoscere lingue straniere visto che tale lingua è compresa in tutto il mondo per la sua musica e per la sapiente gestualità che accompagna l'eloquio; i senatori non sanno che alcuni segreti del mestiere non sono e mai potranno essere oggetto di trattazione scientifica nè accademica e non sono nemmeno rivelabili nè comprensibili se non allo sguardo attento degli avventori che osservano il pizzaiolo agire con sapiente maestria addomesticando gli ingredienti della più antica e conosciuta ricetta del mondo. In effetti mangiare la pizza consiste di per sè in una rappresentazione artistica su un palcoscenico di un vero e proprio teatro dove si celebra un rito fatto di tavoli di marmo e di piastrelle bianche alle pareti, di un forno a legna che catalizza lo sguardo di tutti i partecipanti al rito colletivo, di ingredienti sistemati in bella mostra al di là di vetrinette trasparenti ed infine di quei profumi che, già in lontananza, denunciano la presenza di uno dei tanti templi del sapore che si possono incontrare soprattutto nei vicoli della città antica, ma non solo. Intanto le normative più recenti cercano di far scomparire i forni a riverbero fabbricati con mattoni refrattari impastati con argilla provenienti, di norma, dai distretti produttivi dell'Emilia o, meglio ancora, da quelle poche aziende artigiane che ancora sopravvivono vicino Sorrento e più precisamente a Maiano un rione di Sant'Agnello. Qui, per la cronaca e in onore di una tradizione che risale almeno al quattordicesinmo secolo, si producono ancora a mano mattoni refrattari per forni a riverbero in fornaci vecchie di oltre quattrocento anni e che vengono esportati a beneficio delle migliori pizzerie statunitensi e nordeuropee. A nostro avviso i criteri per formare un buon pizzaiolo non possono essere codificati e certificati da enti amministrativi, da scuole "specializzate" oppure elaborati attraverso inutili corsi di inglese, amenità varie ed ancora con esami alla Master Chef. Bensì si tratta di conservare, con la pratica e l'operatività, le tecniche elaborate da quelle numerose famiglie di pizzaioli di prima generazione che sin dalla fine del '700 condirono con i loro cognomi il delicato impasto: Triunfo, Mattozzi, Capasso, Pace, Nappi, Brandi, Lombardi, Ambrosio, Calicchio e molti altri. Questi nuclei familiari rappresentano storicamente e gastronomicamente i pilastri su cui poggia l'arte della pizza nei secoli e giunge sino a noi con Ciro a Santa Brigida, D'Angelo, Attanasio, la pizza a metro di Gigino a Vico Equense ed infine Acunzo, Di Matteo, Sorbillo, Fresco, Gorizia, Starita, da Michele, da Attilio e nomerosissimi altri che sarebbe impossibile elencare in questa sede. Come si fa a insegnare l'arte dell'impasto e della proporzione equilibrata degli ingredienti? Come si può spiegare  l'uso magistrale della pala di ferro con cui si sposta il panello di pasta all'interno del forno a legna con l'intento di esporre la pizza al giusto calore per contatto, per correnti d'aria calda e per riverbero? Ed ancora come si fa a far capire ai legislatori e ai tecnocrati che il forno elettrico, oggi imposto per legge a chi apre nuove pizzerie, non giova alla pizza perchè non aggiunge il "sapore di forno" essenziale per trasferire l'aroma della legna di latifoglie nelle piccole camere d'aria che si formano all'interno del cornicione? La stessa architettura del fuoco deve essere materia ben conosciuta dal maestro pizzaiolo che, come un forgiatore, domina la fiamma per le avvampate iniziali che danno solidità iniziale alla pizza; che, come un abile alchimista, impedisce lo stress termico che potrebbe letteralmente bruciare gli ingredienti dell'impasto; che, come uno sciamano previdente, impedisce all'olio di friggere scongiurando danni epatici all'avventore e un'infinità di altri accorgimenti che ben difficilmente troveremo scritti da qualche parte se non nel patrimonio genetico di chi, al banco del pizzaiolo, ci lavora quotidianamente con passione e sapienza. Nessun testo di legge può contribuire a fare luce sui misteri tradizionali e popolari dell'arte della pizza non potendo riprodurre la splendida coreografia del pizzaiolo che condisce e prepara l'impasto e del partner che inserisce e muove la pizza nel forno con la famosa pala tonda scambiandosi voci ed espressioni quasi musicali codificate in secoli di gesti; non potendo riprodurre quel profumo intrigante che aleggia in prossimità della pizzeria e che fa aprire lo stomaco provocando una fame immediata e sacrosanta. Inoltre non può riprodurre quella sensazione di sapore pur senza mangiare ottenuta semplicemente guardando lo spettacolo del fuoco e la danza gestuale di colui che lancia l'impasto in aria per riprenderlo subito dopo con maestria e velocità nonchè la mirabile e colorata composizione  di origano, basilico, olio, aglio, pomodoro, mozzarella, cornicione bruciacchiato. Certo ci risponderanno che non sono questi gli intenti del Disegno di Legge, che tutto ciò viene fatto per difendere la pizza napoletana ma noi non ne siamo convinti e non possiamo fare a meno di preoccuparci per il futuro della pizza napoletana tradizionale e di parte dell'identità partenopea che andrebbe a scomparire a favore delle solite multinazionali che già da decenni stanno rilevando pizzerie italiane in tutto il mondo per conservarne i marchi prestigiosi ma anche per imporre i loro prodotti "chimici"  studiati a tavolino e uguali dappertutto. Tali multinazionali hanno da tempo adocchiato questo prezioso segmento economico e produttivo pertanto, attraverso le potenti lobbies europeiste e la complicità di politici ignoranti e forse in malafede, stanno cercando di appropriarsene. La creativià e la tradizione vanno difesi con la spontaneità partenopea e non possono essere regolamentate e burocratizzate altrimenti finiranno col diventare un algoritmo in una banca dati europea, come tutto il resto.

martedì 7 febbraio 2017

VIAGGIO NELLA NAPOLI SOTTERRANEA ALLA RICERCA DELLE CORRENTI ENERGETICHE CHE DA SEMPRE ALIMENTANO NAPOLI E COLORO CHE LA POPOLANO: UN' ESPERIENZA ANTROPOLOGICA E INIZIATICA

 UN DOCUMENTARIO INTERAMENTE GIRATO NEL CUORE ENERGETICO, TELLURICO E CTONIO DI UNA NAPOLI CHE NON SMETTE MAI DI MERAVIGLIARE.

"Qui, nella Napoli Sotterranea, misteri, miti e riti mostrano la loro vera essenza: sono enigmi che, se risolti, portano alla conoscenza non senza aver prima affrontato e approfondito credenze e leggende tramandate da tempi immemori cristallizzati nella mente dei figli di Parthenope. Nella pura essenza tufacea l’ uomo spirituale segue i dettami del “Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem (Veram Medicinam)”, elaborato da Basilio Valentino, e lascia dietro di sé una vita di allegorie, parabole, paragoni e similitudini per affrontare sé stesso e il mistero".
di Antonio Tortora

                 Il nuovo documentario del giornalista partenopeo Antonio Tortora

Dopo infinite peregrinazioni sotterranee e di superficie, abbiamo voluto realizzare il presente documentario a testimonianza di innata passione per una Napoli tutta da scoprire e da riscoprire, per una storia non sempre conosciuta, per i numerosi misteri non sempre svelati, per una vitalità messa spesso a dura prova da catastrofici eventi naturali e da irresponsabili comportamenti umani.
Napoli, a dispetto di tutto e di tutti, vive e non smette mai di stimolare l'umana curiosità, il desiderio insaziabile di conoscere, l'amore per la bellezza, nè giammai smette di brillare come faro di cultura e civiltà in tutto il Mediterraneo pieno di Sirene e nell'italico Sud incantato e traboccante di eroi e gesta leggendarie. Qui, nel documentario che forse qualcuno avrà la pazienza di seguire nella sua interezza, un punto di vista molto particolare consente di gettare uno sguardo meditato e profondo su una Napoli che, troppo spesso, viene visitata frettolosamente sia dai residenti che dai viaggiatori e dai forestieri; si tratta del punto di vista di chi non si è accontentato di percorrere la città attraverso cardini e decumani, piazzette e vicoli bensì di chi non è mai sazio di quello che vede e che scopre in un percorso energetico che, in fin dei conti, è anche un viaggio antropologico e iniziatico alla ricerca delle proprie radici.
Il silenzio della Napoli Sotterranea, in contrasto armonico con il caos di superficie, contribuisce al raggiungimento di quel pensiero meridiano che sia sotto il cielo che all'ombra della roccia tufacea aleggia, costantemente, nella mente di colui che apparentemente sembra vagare senza meta ma che invece, nella realtà, segue piste cognitive alla ricerca di sè e della sua essenza.
Napoli è ricca di Chiese cristiane e di templi pagani tuttavia i suoi sotterranei rappresentano l'unico vero tempio dove gli uomini hanno officiato i loro riti millenari e hanno scoperto e seguito le linee energetiche che caratterizzano i "luoghi di forza" senza i quali nessuna religiosità e nessun mistero si sarebbero potuti coltivare così a lungo; l'essenza magica dell'iniziazione esoterica, intesa come sepoltura simulata e come viaggio nell'Ade, è tutta qui tra queste porose pareti tufacee. Morte, germinazione e vita si alternano simbolicamente ogniqualvolta l'uomo scende per le ripide scale e dimentica l'ordinario, il consueto, il rassicurante per accedere allo straordinario, all'inconsueto, all'incerto snodarsi di quei percorsi che fin troppo spesso incontra nel mondo dell'onirico, del sogno e dell'immaginazione. Diremo quasi che si tratti di valore aggiunto alla vita di superficie, di effluvi tellurici che si orientano verso il cuore dell'uomo e che si fasano con la sua più profonda vita interiore. Un'esperienza significativa che abbiamo provato a raccontare, a ruota libera, senza riferimenti scritti, facendo qualche errore, dimenticando forse qualcosa ma, di sicuro, mettendoci l'anima e il cuore.


Per la realizzazione del documentario si ringrazia l’Associazione culturale“Napoli Sotterranea”, il suo Presidente Enzo Albertini, la infaticabile Rosaria Albertini, l’amica Nadia Manisera, tutto lo staff dell’Associazione e, in modo particolare, la regista del video Silvia Guerra che con passione ha realizzato le riprese, ha montato le immagini e ne ha curato l’audio. Inoltre, per la collaborazione tecnica, ci fa piacere ricordare l'impegno degli amici Enrico Aiello e Marco Manna di Evolution.Labs che da sempre e con entusiasmo seguono la nostra attività culturale e di informazione.
 

martedì 31 gennaio 2017

QUALCHE RIFLESSIONE SUL DEBITO PUBBLICO CHE E' INFONDATO, ILLEGALE, ARBITRARIO E ARTIFICIALE.



MENTRE GOVERNANTI E BUROCRATI ITALIOTI E TECNOCRATI E OLIGARCHI EUROPEI FANNO DI TUTTO PER SALVARE BANCHE DECOTTE CHE HANNO BRUCIATO, CON I LORO IMBROGLI E LE LORO TRUFFE, MILIARDI DI EURO, QUEL CHE RIMANE DELL'ECONOMIA NAZIONALE VA A ROTOLI E UN INTERO SISTEMA PAESE COLLASSA PRECIPITANDO IN UN POZZO SENZA FONDO. CERCHIAMO DI CAPIRE PERCHE' FRA TASSE E DEBITO PUBBLICO.
di Antonio Tortora

tratto da StopEuro.orgitaliano
RAGIONANDO SUL DEBITO PUBBLICO CHE NON ESISTE PERCHE' INFONDATO, ILLEGALE, ARBITRARIO E ARTIFICIALE. DUNQUE LE NOSTRE VITE DI UOMINI E DONNE, DI CITTADINI, DI LAVORATORI, DI RISPARMIATORI VENGONO DISTRUTTE E LETTERALMENTE FRANTUMATE DA UN IMBROGLIO GLOBALE CONCERTATO, AD ARTE, DA UNA BANCA CENTRALE EUROPEA CHE E' PRIVATA, DA BANCHE CENTRALI DI OGNI PAESE EUROPEO ADERENTI ALLA UNIONE EUROPEA CHE SONO ANCH' ESSE PRIVATE E DA TECNOCRATI OLIGARCHI CHE NON SONO STATI ELETTI DA NESSUNO E CHE DECIDONO MOTU PROPRIO CHI COME, DOVE, QUANDO E PERCHE' PUO' SOPRAVVIVERE O ANDARE IN DEFAULT. IN QUESTO MOMENTO STORICO GLI ITALIANI, IN PARTICOLARE, SONO PIU' VULNERABILI E SONO COSTRETTI, DA GOVERNI TECNICI NON ELETTI DEMOCRATICAMENTE, A SOGGIACERE ALL' AUMENTO CONTINUO DELLE TASSE CHE HANNO STRANGOLATO L' ECONOMIA, AFFAMATO UN POPOLO CON IL PREOCCUPANTE AUMENTO DELLA POVERTA', COSTRETTO ALLA FUGA LE AZIENDE MANIFATTURIERE DA SEMPRE FIORE ALL' OCCHIELLO DELL' ITALIA, POLVERIZZATO IL RISPARMIO PRIVATO. SEMBRA NON ESSERCI SCAMPO E NEL CASO L' AUMENTO, PALESE O OCCULTO, DELLE TASSE NON FOSSE SUFFICIENTE PER RIPIANARE IL FANTOMATICO DEBITO PUBBLICO, I NOSTRI IRRESPONSABILI GOVERNANTI NON DOVREBBERO FARE ALTRO, E LO FANNO DI CONTINUO, CHE CHIEDERE UN ENNESIMO PRESTITO ALLA BANCA CENTRALE EUROPEA (RICORDIAMO CHE E' PRIVATA) AL FINE DI AUMENTARE ANCORA DI PIU' IL DEBITO STESSO. IL CERCHIO SI CHIUDE E IL CAPPIO STA RENDENDO ASFITTICO IL NOSTRO MERCATO INTERNO E LA NOSTRA STESSA VITA MENTRE L' UNICA PREOCCUPAZIONE DEI NOSTRI GOVERNANTI PARE ESSERE QUELLA DI SALVARE LE BANCHE NON SI CAPISCE BENE DA COSA, VISTO CHE TUTTO IL DENARO CIRCOLANTE, VERO O VIRTUALE CHE SIA, E' NELLE LORO SORDIDE MANI. QUELLE STESSE BANCHE CHE HANNO TRADITO LA FIDUCIA DI CORRENTISTI E RISPARMIATORI, DILAPIDANDO MILIARDI DI EURO IN STOCK OPTION, FRINGE BENEFIT E INDENNITA' DI BUONUSCITA MILIONARIE A DIRIGENTI CHE HANNO L' UNICO MERITO DI AVER FRODATO CENTINAIA DI MIGLIAIA DI CITTADINI CHE DELLE BANCHE SI ERANO FIDATI E CHE OGGI HANNO PERSO TUTTO.
ABBIAMO TROVATO MOLTO INTERESSANTE E DI FACILE COMPRENSIONE IL SEGUENTE ARTICOLO TRATTO DA http://www.boorp.com.

Il Debito Pubblico e' una farsa - ecco il perche'
Il famigerato debito pubblico è una teatrale bufala organizzata scientificamente per farci sentire tutti ''colpevoli'' di qualcosa, perennemente in debito e quindi ricattabili dal potere. Quello vero, ovviamente! Sarebbe più o meno il corrispondente matematico e burocratico dei ''peccati'' della Chiesa. Insomma ci dobbiamo sempre sentire inferiori e sottomessi ad una autorità superiore, saggia e giusta che decide per filo e per segno come dobbiamo vivere. Ma come ... funziona questo imbroglio che perdura da decenni, se non da secoli e che influisce così pesantemente sulle nostre vite? Per capirlo fino in fondo dobbiamo ricorrere ad una simpatica metafora che riguarda la tanto discussa ''Sovranità Monetaria'', ovvero il potere di creare dal nulla nuova moneta. Immagina, mio caro lettore, che tu sia l'Italia e che io sia la Banca Centrale Europea. In realtà io non sono una vera Banca Centrale, per dirla tutta, ma sono una Società Privata ed appartengo, con varie percentuali di partecipazione, a tutte le Banche Centrali d'Europa. Ma neanche queste sono vere Banche Pubbliche; sono anch'esse private ed appartengono alle varie Banche Private locali. Per fare un esempio molto vicino a noi, la Banca d'Italia è privata ed appartiene al 30% a Banca Intesa, al 22% a UniCredit e così via. Quindi, se A=B e B=C allora A=C cioè la Banca Centrale Europea appartiene alle varie Banche Private Europee. Un vero e proprio Cartello di Banche Private che ha creato un ''Molok'' burocratico che detta le politiche economiche in Europa. E fin qui non ci piove...Ma torniamo alla metafora di prima: allora, tu sei l'Italia e io la B.C.E. Io e te (all'insaputa dei tuoi cittadini che pensano solo al calcio) ci siamo messi d'accordo e abbiamo stabilito che tu non puoi più stamparti i soldi che i tuoi cittadini utilizzano per scambiarsi beni e servizi. Quando hai bisogno di soldi, ad esempio per pagare i servizi pubblici (insegnanti, medici, dipendenti statali ecc...) ti devi rivolgere a ME e chiedermeli in PRESTITO. Anzi... rivolgiti pure direttamente alle Banche Private a cui appartengo. Vai pure, come un cittadino qualsiasi, da UniCredit o da Banca Intesa e chiedi il tuo prestito. Ora, in cambio di questo prestito io (Banca Privata) ti chiederò di pagarmi anche un interesse. E' logico no? Quindi ti presto 1000 e, dopo un anno, tu mi dovrai restituire 1.100. Fin qui è tutto chiaro? Bene, andiamo avanti che viene il bello. Quei 100 in più che io ti chiedo di restituirmi, cara Italia, NON ESISTONO. Perchè? Perchè TU non puoi stamparteli, visto che hai perso la Sovranità Monetaria, e IO non li ho mai creati: ti ho prestato solo 1000, ricordi? Come fai a procurarti quei 100 in più che non possiedi? Hai solo 2 possibilità: 1) Se hai un'economia avviata ed un popolo di risparmiatori, vai a prenderli dalle tasche dei tuoi cittadini, ovvero AUMENTI LE TASSE. 2) Oppure ti fai prestare da ME altri soldi, per pagare i vecchi interessi, carichi anch'essi di interessi che non esistono, AUMENTANDO COSI' IL DEBITO PUBBLICO. Non c'è altro da aggiungere: da quando l'Italia è entrata nell'Euro sono aumentate, infatti, costantemente le TASSE ed il DEBITO PUBBLICO. E' semplice matematica, non si sfugge. Da qui le correnti di pensiero che puntano al ritorno di una moneta tutta nostra, che non dobbiamo farci prestare da nessuno diventando (come accade ora) matematicamente insolventi e quindi ''schiavi'' di diktat stranieri. C'è da rifletterci...Ah... il fatto che la moneta, all'atto della sua creazione, debba essere prestata con ''interessi'' non è una legge della natura! Anzi, è proprio il nocciolo dell'imbroglio! Non dovrebbe affatto essere così.


Tratto da sulatestagiannilannes.blogspot.com


domenica 29 gennaio 2017

CIO' CHE ACCADE, ORMAI DA DECENNI, AL CARDARELLI E IN MOLTI ALTRI OSPEDALI DEL SUD ITALIA NON E' PIU' TOLLERABILE. EPPURE QUI MEDICI PREPARATI SALVANO MOLTE VITE UMANE IN REPARTI D'EMERGENZA MA IN CONDIZIONI DI LAVORO A DIR POCO BESTIALI E CONTRA LEGEM. FRA MEDICI E PERSONALE SANITARIO E PARAMEDICO UN SENSO DI IMPOTENZA DERIVANTE DAI TAGLI ALLE SPESE SANITARIE, DALLA MANCANZA DI PERSONALE E DALLA IMPOSSIBILITA' DI ORGANIZZARSI PER LE NECESSITA' DELL 'EMERGENZA SECONDO QUANTO PREVISTO DALLA LEGGE E DAL BUONSENSO. PERCHE' LA MAGISTRATURA NON INTERVIENE IN MANIERA EFFICACE?

COME MAI OCCORRONO TANTE ORE DI ATTESA NEL REPARTO OBI OVVERO OSSERVAZIONE BREVE INTENSIVA? E QUANDO SI VIENE ASSEGNATI A UN REPARTO MOLTO FREQUENTATO COME CHIRURGIA E MEDICINA D' URGENZA COME MAI SI FINISCE SU UNA BARELLA FUORI DAL REPARTO, COSA VIETATA OPPURE NEI CORRIDOI, COSA ALTRETTANTO VIETATA? TUTTO CIO' ACCADE AL CARDARELLI IL PIU' GRANDE NOSOCOMIO DELLA CAMPANIA E DELL' INTERO SUD ITALIA.

di Antonio Tortora
 
Sovraffollamento e disservizi al CARDARELLI di Napoli (Foto Il Mattino del 24 gennaio 2017)
I disservizi sanitari, ormai nel nostro mezzogiorno patologici e fuori della norma, aggravati da una folle e irresponsabile spending reiew che ha portato a tagli orizzontali che hanno interessato massicciamente la gestione degli ospedali e delle emergenze che ad essi fanno riferimento. Con la scusante di ridurre gli sprechi e di apportare miglioramenti di bilancio, milioni e milioni di Euro sono scomparsi nel nulla e negli ospedali, come è successo recentemente a Nola, vicino Napoli, i pazienti sono stati trattati, anche in emergenza, facendoli sdraiare a terra; e ciò forse non accade nemmeno nelle città bombardate di una Siria sotto assedio. Nemmeno con i commissari gevernativi e i tanto decantati manager, che dovrebbero dirigere gli ospedali come vere e proprie aziende con superpoteri decisionali, il problema è stato risolto. Qualche giorno fa Il Mattino, quotidiano partenopeo, ha realizzato un'ennesima inchiesta sul più grande nosocomio del Mezzogiorno d'Italia ma ci sembrava di leggere le stesse cose, in fotocopia, che leggevamo decine e decine di anni fa. Ai giornali e ai giornalisti va il merito di fare inchieste ma ai governanti e ai responsabili regionali di questo sfacelo assurdo va il demerito di non aver fatto nulla per migliorare le cose visto che di nuovo ci troviamo a parlare di queste tragedie, perchè di tragedie si tratta in quanto si ha a che fare con la salute delle persone, con la vita e la morte dei pazienti che non possono fare altro che rivolgersi agli ospedali in caso di emergenza. Eppure è strano, quando si parla di Cardarelli non si parla di un ospedale qualunque bensì di un centro d'eccellenza dove l'alta specializzazione nell'assistenza sanitaria d'urgenza e nelle prestazioni richieste per il pronto soccorso sono ineguagliate e incomparabili rispetto a qualunque altro ospedale del Sud; ciò può essere testimoniato efficacemente dalla nostra stessa esperienza e testimonianza. I numeri fanno paura e si parla di decine di migliaia di prestazioni erogate in tutti i settori, con professionalità da parte dei medici titolari dei più svariati padiglioni (circa 21) e con abnegazione da parte del personale infermieristico e para-infermieristico che lavorano tutti a stretto contatto in complessi e edifici che sfiorano e forse superano i 50mila metri quadrati. MA COME MAI OCCORRONO TANTE ORE DI ATTESA DURANTE IL TRIAGE E LA RELATIVA ASSEGNAZIONE DEI CODICI-COLORE? COME MAI OCCORRONO TANTE ORE DI ATTESA NEL REPARTO OBI OVVERO OSSERVAZIONE BREVE INTENSIVA? E QUANDO SI VIENE ASSEGNATI A UN REPARTO MOLTO FREQUENTATO COME CHIRURGIA E MEDICINA D' URGENZA COME MAI SI FINISCE SU UNA BARELLA FUORI DAL REPARTO, COSA VIETATA OPPURE NEI CORRIDOI, COSA ALTRETTANTO VIETATA? Poi c'è l'umiliante e preoccupante attesa per avere un posto letto all'interno delle stanze che, di regola, sono sovraffollate ma necessarie in quanto ogni posto letto è dotato di erogatore di ossigeno e di attrezzature per la somministrazione di flebo e quant'altro. INSOMMA COME MAI SI PARLA SEMPRE DELLE STESSE COSE PERIODICAMENTE QUANDO MAGARI CI SCAPPA IL MORTO E SCOPPIA (SI FA PER DIRE) UNO SCANDALO? DA DECENNI NON E' CAMBIATO NULLA A PARTE LE NON ASSUNZIONI E LA CRONICA MANCANZA DI PERSONALE; A PARTE I TAGLI ASSURDI CHE DIMOSTRANO COME I DECISORI POLITICI E AMMINISTRATIVO-BUROCRATICI TENGANO PIU' IN CONTO LA RIDUZIONE DEI COSTI CHE LA VITA DELLE PERSONE. E, CI CHIEDIAMO COSA FA LA MAGISTRATURA DI FRONTE A MEDICI ECCEZIONALI E A INFERMIERI DI GRANDE ESPERIENZA CHE SONO COSTRETTI A SUBIRE UNO STRESS SPAVENTOSO E A FUNGERE DA INCUDINE SOTTO IL PESANTE MARTELLO DELLE CRITICHE E DELLE GIUSTE RIMOSTRANZE DI UN PUBBLICO ESASPERATO FATTO DI PAZIENTI E DI LORO CONGIUNTI CHE RIMANGONO SEMIABBANDONATI IN QUELLO CHE POTREMO DEFINIRE UN VERO E PROPRIO GIRONE INFERNALE? CI RISULTA CHE I MEDICI INFORMANO COSTANTEMENTE LA DIREZIONE SANITARIA E I SINDACATI DI QUANTO ACCADE MA NULLA ACCADE PER MIGLIORARE TALE DISPERATA SITUAZIONE. QUALCUNO DOVRA' PORRE FINE A TUTTO QUESTO NEL PIU' IMPORTANTE NOSOCOMIO DEL SUD DOVE ACCADONO MIRACOLI PER LA BRAVURA E L' IMPEGNO DEGLI UOMINI CHE CI LAVORANO E DOVE, PARIMENTI, ACCADONO COSE TERRIBILI PER LE CONDIZIONI IN CUI L' OSPEDALE E' AMMINISTRATO. E PENSARE CHE C' E' DI PEGGIO IN QUEL SOTTOBOSCO DI OSPEDALI MINORI MA NON PER QUESTO MENO STRATEGICI DISSEMINATI SU TUTTO IL TERRITORIO CITTADINO E LA PROVINCIA. E PENSARE CHE MOLTI OSPEDALI NON MOLTO TEMPO FA AVREBBERO DOVUTO CHIUDERE SOLO PER FAR RISPARMIARE L' AMMINISTRAZIONE REGIONALE E LO STATO CENTRALE A SCAPITO DELLA SEMPRE PIU' PRESSANTE RICHIESTA DEI SERVIZI SANITARI. UN WELFARE SEMISMANTELLATO CHE VA POLVERIZZANDOSI GIORNO DOPO GIORNO SOTTO I POTENTI COLPI DI UN FEROCE NEOLIBERISMO CHE TENDE SEMPRE PIU' A FAVORIRE CLINICHE, LABORATORI E MEDICI PRIVATI. QUANTA GENTE DEVE ANCORA MORIRE PER FERMARE LO SCEMPIO?


Sovraffollamento e disservizi al CARDARELLI di Napoli (Foto Il Mattino del 24 gennaio 2017)

venerdì 20 gennaio 2017

DOPO 43 ORE DALLA SLAVINA CHE HA TRAVOLTO L' HOTEL RIGOPIANO SONO STATI ESTRATTI ANCORA VIVI DALLE MACERIE UNA DONNA E DUE BAMBINI

NONOSTANTE I RITARDI, LE POLEMICHE E LE INEFFICIENZE DI UNO STATO DANNATAMENTE AVARO E SPAVENTOSAMENTE BUROCRATIZZATO HA VINTO, ANCHE QUESTA VOLTA, LA FORZA D' ANIMO DEI SOCCORRITORI CHE NON SI SONO FERMATI DAVANTI A NULLA PUR DI PORTARE A TERMINE UNA MISSIONE APPARENTEMENTE IMPOSSIBILE. 
LE IMMAGINI CHE SEGUONO NON POSSONO ESSERE COMMENTATE CON SUPERFICIALITA' PERCHE' TESTIMONIANO, SENZA OMBRA DI DUBBIO, LA VOLONTA', LA PREPARAZIONE, IL CORAGGIO E LA FORZA D' ANIMO DI UOMINI PRONTI AD AFFRONTARE QUALSIASI CALAMITA' PUR DI SALVARE VITE UMANE. QUESTA E' L' ITALIA CHE AMIAMO, CHE MERITA RISPETTO E CHE CI FA SENTIRE ORGOGLIOSI DI ABITARE UN TERRITORIO  FISICAMENTE E GEOLOGICAMENTE TURBOLENTO MA ALLO STESSO TEMPO STRAORDINARIAMENTE PIENO DI MAGNIFICHE RISORSE UMANE.
 di Antonio Tortora
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                     Tratto da  http://tv.liberoquotidiano.it

Ritrovare ancora superstiti a distanza di circa 43 ore dal gigantesco tsunami di neve e detriti che ha travolto, spostato di circa venti metri e seppellito l'Hotel Rigopiano di Farindola  in provincia di Pescara appare come un vero e proprio miracolo visto che l'ipotermia, ovvero il crollo della temperatura corporea al di sotto dei 35°C, non perdona. Tutti sappiamo come sono andate le cose: le violente scosse di terremoto, la bufera di neve, le temperature quasi polari, la mancanza di corrente elettrica e tutta un'infinità di circostanze avverse che hanno caratterizzato questa metà gennaio che ben difficilmente dimenticheremo. Ma una cosa è sicura, non dimenticheremo mai quel drappello di veri eroi composto da Vigili del Fuoco e da soccorritori alpini della Guardia di Finanza che, non potendo più procedere con mezzi a motore a causa della mancanza di gasolio in uno spazzaneve che faceva da apripista, in piena notte hanno indossato gli sci e le ciaspole ed hanno affrontato lunghissime ore di difficile e accidentato percorso pe raggiungere il luogo del disastro. Mai una volta hanno dubitato di non farcela, mai una volta hanno perso le speranze di trovare qualcuno vivo, mai una volta si sono arresi sia pur fiaccati dal freddo e dalla fatica. Questi uomini, cui va tutta la nostra riconoscenza, ci hanno regalato un'emozione indicibile mostrando di essere partecipi della vita del Paese, di essere consapevoli della loro forza interiore e della loro incredibile preparazione, di essere all'altezza di un senso civico che, nella maggior parte dei casi, risulta essere solo un pallido ricordo. Tutti i volontari e tutti i soccorritori meritano il rispetto dell'intero Paese a qualunque titolo abbiano prestato la loro opera, sia volontaria che professionale e istituzionale, e sarebbe difficile enumerarli tutti per cui non lo faremo. Ma questo sparuto gruppetto di individui che hanno determinato una sorta di vittoria su un destino che appariva scontato e irreversibile hanno impartito una lezione di vita e di civiltà anche ai soggetti più insensibili e cinici che caratterizzano il panorama antropologico di un'Italia che non riesce più a compattarsi tranne che quando si tratta di dare slancio alla vera solidarietà fraterna necessaria all'indomani di disastri e tragedie. L'Italia del paradosso, cinica e polemica da un lato, generosa e spontanea dall'altro; con i vertici di una classe politica che pensa solo a salvare banche decotte e truffaldine dal fallimento mentre innumerevoli Sindaci non ci pensano nemmeno ad abbandonare i propri concittadini e si lanciano in battaglie disperate per salvare anche la più piccola frazione appenninica dal rischio di essere cancellata dalle cartine geografiche. Un'Italia che non consente il volo di otto elicotteri del Corpo Forestale dello Stato, nonostante l'emergenza, a causa della mancanza di una maledetta firma di un burocrate su un pezzo di carta ma che non si arrende quando si tratta di salvare persone contro ogni razionale aspettativa. Un'Italia che fa vergognosamente mancare il gasolio a un mezzo spazzaneve nonostante la tempestività con cui è necessario raggiungere l'area di crisi ma che, contemporaneamente, è capace di offrire calore umano e generi di conforto di rpima qualità a innumerevoli persone che hanno perso tutto. Desideriamo fermarci anche se, come al solito, ci piacerebbe dilungarci visto e considerato che abbiamo sempre molto da dire. In effetti non vogliamo che la gioia e l'emozione di queste vite salvate svanisca velocemente dalla nostra mente e dal nostro cuore, anzi ci piacerebbe descrivere altri numerosi eventi in cui la speranza prenda il posto della disperazione, l'agire prenda il posto del teorizzare, il desiderio di ricostruire prenda il posto del distruggere. Abbiamo conosciuto gente interessante nell'arco della nostra vita umana e professionale, e in questo siamo stati fortunati, tuttavia ci piacerebbe conoscerli tutti, uno per uno, questi soccorritori che ci insegnano cos'è la vita, quanto sia preziosa e come viverla.

venerdì 13 gennaio 2017

UN' INSANA ALLEANZA FRA POLITICA ED ECONOMIA GLOBALIZZATE CONTRO IL POPOLO ITALIANO DISORIENTATO E INCATTIVITO A CAUSA DI DECISORI CHE HANNO UN' UNICO OBIETTIVO: DISTRUGGERE IL PAESE E SVENDERE CIO' CHE NE RIMANE

MENTRE I NOSTRI POLITICI GOZZOVIGLIANO FRA PRIVILEGIATE RENDITE DI POSIZIONE E RICCHE PREBENDE SFRUTTANDO LE INSANE E FALSE TEORIE ECONOMICHE DI ECONOMISTI PREZZOLATI DALLE INFLUENTI THINK TANKS EUROPEE, L'ITALIA VA IN MALORA,
MENTRE LA GENTE FUGGE ALL'ESTERO E VIENE RAPIDAMENTE SOSTITUITA DA IMMIGRATI CHE SELVAGGIAMENTE SI APPROPRIANO DI AMPI TERRITORI DELLA NOSTRA MARTORIATA REPUBBLICA.

di Antonio Tortora

Il debito pubblico, un pozzo senza fondo e vera condanna a morte per l'Italia, di cui solo la classe politica è responsabile e non i cittadini. (Immagine tratta da www.laboratoriolapsus.itc)
Lo scontro diretto fra classe politica, sempre più drammaticamente lontana dal Paese e dalla gente, e la popolazione italiana sempre più drammaticamente impoverita, disorientata e rabbiosa ha assunto proporzioni mai viste in precedenza e non lascia presagire nulla di buono nell'immediato futuro; posto che esista un futuro visto e consederato che, non essendoci limite al peggio, la situazione si aggrava in maniera esponenziale e il futuro è già qui con il suo pesante carico di incertezze e violenza ormai non più tanto velata e nascosta. Tutti i decisori si meravigliano del livello su cui si sta proiettando lo scontro ma, in realtà, fanno finta di non comprendere le ragioni profonde dello scontro che è stato proprio da loro scientificamente alimentato dando luogo a governi fantoccio e ad accordi internazionali che stanno conducendo l'Italia, irreparabilmente, al suicidio politico, economico e sociale. Tutti i commentatori invitano ad abbassare i toni della polemica politica nei talk show, del confronto sociale nelle piazze, del contraddittorio virulento sui social media, delle contese verbali fra individui nel corso delle cosiddette chiacchiere da bar. Ma appare evidente che, ormai, è tardi e un certo integralismo ideologico, assolutizzante, massimalista e a dir poco dogmatico si fa strada nella mente e nell'eloquio di cittadini che, non potendone più, prendono posizione su ogni cosa e su ogni argomento senza saperne abbastanza, senza consapevolezza alcuna, senza discernimento, sia pur in maniera forte, convinta e quasi feroce. Ciò indica uno stato confusionale derivante da un disorientamento spaventoso; una rabbia malcelata che non si riesce più a nascondere e a controllare; una vera e propria mutazione antropologica pari solo a quella descritta nel secondo dopoguerra e a cavallo fra il secondo e il terzo millennio da Pier Paolo Pasolini. La fiducia nei confronti della classe dirigente è venuta meno facendo implodere tutto il sistema sociale che, da tempi lontani, si basa essenzialmente su un mutuo accordo fra governanti e governati teso a coprire a vicenda le proprie magagne e a trovare intese sotterranee soddisfacenti per tutti. Così è nata l'Italia e in tale maniera il sitema Italia si è evoluto fino a quando la classe politica, distante ormai anni luce dal Paese reale, ha cominciato a soffrire di delirio di onnipotenza e ha ritenuto di svendersi umanamente e di svendere economicamente a potenze straniere e alle centrali della nuova dittatura europea, costola significativa di un mondo globalizzato dove solo le merci e i capitali contano, tutto il vendibile, debito pubblico studiato a tavolino compreso. E' nauseante la volgarità con cui normali cittadini si scagliano contro i politici in generale e contro i manager di banche decotte che si ritirano con buonuscite milionarie; contro funzionari delle Stato che non riescono a comunicare nulla se  non la propria arroganza e contro forse dell'ordine che, troppo spesso, usano le maniere pesanti nei confronti di inermi cittadini che protestano civilmente; contro gli amministratori pubblici plurindagati e troppo spesso assolti, per i più svariati e gravi reati previsti dal codice penale e contro resposabili di grandi aziende dello Stato che hanno condotto quelle stesse aziende al fallimento totale. Tuttavia è altrettanto nauseante un ministro del lavoro, come Elsa Fornero, che definisce "choosy" ovvero schizzinosi nei confronti della scelta del posto di lavoro; un vice-ministro del lavoro, come Michel Martone, che definisce "sfigato" un giovane che non si laurea entro i tempi da lui ritenuti giusti e congrui; un ministro dell'economia, come Tommaso Padoa Schioppa, che presentando la nuova finanziaria nel 2007 accusò i giovani che non andavano via di casa alla ricerca di lavoro all'estero di essere "bamboccioni"; un presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi che affermò, come da intercettazione telefonica pubblicata sui media e pochi giorni prima delle votazioni europee del 2014, che essendo "gli italiani dei coglioni con la sola promessa degli 80 Euro avremmo già la vittoria in tasca"; per giungereb a Silvio Berlusconi che si divertì a definire "coglioni" tutti quesgli italiani che avrebbero, nel 2006, votato a sinistra. Hanno seminato bene, non c'è che dire, e il ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti ci mette del suo, con cinismo e malignità in merito alla cosiddetta fuga dei cervelli: "È un bene che certa gente se ne sia andata, sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più tra i piedi" questo è quanto affermato non molto tempo fa dal Poletti che, in un secondo momento, non ha ccettato il contraddittorio con giovani che avrebbero voluto obiettare qualcosa guardandolo negli occhi. Noi comunque non capiamo per quale motivo un giovane che ha studiato oppure che non ha studiato ma che si è formato per affrontare un qualsiasi lavoro, mestiere o professione, debba essere costretto a emigrare, ad abbandonare il proprio Paese, la prorpia famiglia e i propri affetti recandosi all'estero. Non solo ma non capiamo per quale motivo questa moda radical chic stia a significare, implicitamente, che chi va fuori debba essere per forza migliore di chi sceglie invece di rimanere qui, a casa sua, per combattere la propria battaglia di giustizia e di equita. E' vero che moltissima gente si reca all'estero per cercare un lavoro che qui, da noi, è ormai diventato inesistente a meno che non si ricorra a una qualche raccomandazione capace di scovare un lavoro in un mercato del tutto asfittico ma non tutti hanno l'attitudine a viaggiare, a trasferirsi in un'altra nazione, a inserirsi in altri contesti che potrebbero anche essere ostili, a imparare un'altra lingua straniera; tutto ciò dovrebbe rappresentare una scelta e non un obbligo codificato dai luoghi comuni senza fondamento. Certo andare via da questo Paese tranquillizza, non poco, la classe dirigente, perchè alle nostre latitudini è sempre stato un bene "non disturbare il manovratore" che può, in tal modo, non rendere conto a nessuno di tutti i suoi errori
L'Italia chiude inesorabilmente per fallimento di una classe dirigente incapace www.signoraggio.it


La politica non offre più alcuna soluzione ai problemi reali della gente, anzi si dà da fare con la complicità di media prezzolati e completamente venduti, per convincere le persone che qualcosa, in fondo in fondo, si stia facendo per migliorare le cose; per convincerci che l'Unione Europea rappresenta il miglior sistema in cui vivere e prosperare; per convincerci che l'Euro è la moneta che ci salverà definitivamente dal collasso finale; per convincerci che la cessione di sovranità a organismi globalizzati e autoritari è la cosa giusta da fare. Ma tutto ciò non convince più e la gente, sia pur lobotomizzata da decennni di propaganda mediatica, comincia a risvegliarsi e a percepire qualcosa di diverso e di più reale, in altre parole a prendere coscienza e consapevolezza delle menzogne che sono state propalate per verità di fede fino a non molti anni fa. La classe politica si è avvalsa della spettacolarizzazione riducendo il confronto politico a una manciata di battute e di finte e sterili polemiche rilanciate dagli schermi televisivi e dalle pagine dei giornali; una sorta di derby calcistico e di una Sanremo della politica. Si è avvalsa della personalizzazione per convincere il pubblico che comunque dietro certe affermazioni c'è un uomo normale come tutti anzi più capace di portare avanti le proprie idee rimettendoci la faccia e non, invece, uno che gode dell'immunità più totale. Si è avvalsa della volgarizzazione facendo scendere il livello del dialogo al fine di dare la sensazione, certamente più gradevole e "democratica", di interloquire con gente comune e fra gente comune e non fra decisori autoritari e popolo suddito. Si è avvalsa, infine, della megalomania e dell'egocentrismo degli interlocutori dei social network al fine di instaurare attraverso profili, post, twitt e immagini private un illusorio rapporto con cittadini di cui, naturalmente, nessuno se ne frega. Dunque la sosfisticazione tecnologica, che funge anche da preziosa valvola di sfogo tende, almeno per il momento, a perfezionare questo insano e finto rapporto che intercorre attraverso il Web ed è capace di scaricare adrenalina su una massa di frustrati che, altrimenti, non saprebbero proprio come esprimersi. Troppa rabbia nel web, troppo cinismo fra i politici che giocano con il futuro di un popolo; troppa impunità per quegli amministratori che sempre più spesso la fanno franca e non sono capaci di assumersi le responsabilità dei propri imperdonabili errori; troppa ebbrezza da privilegio per chi appartiene alla casta dominante sempre più priva di scrupoli e allergica agli articoli del codice civile e penale. Troppa saccenteria per quegli economisti tanto blasonati e bocconiani quanto spacciatori di teorie false e improponibili che hanno devastato l'economia reale creando l'economia virtuale dei derivati e dei prodotti finanziari frutto di algoritmi dove l'uomo non compare se non come programmatore ovvero come parte e ingranaggio di una macchina senziente. In questa logica ormai acclarata solo le banche pssono e devono essere salvate nonostante siano colpevoli della scomparsa del denaro di centinaia di migliaia di risparmiatori, forse milioni, e di piccoli azionisti nonchè della creazione di un impero parassitario costruito sulla regola della "riserva frazionaria" e sul sequestro delle proprietà immobiliari di cittadini che non ce la fanno più a sostenere il peso di mutui e prestiti.


Tutto ciò a scapito della sobrietà, dell'etica, della discrezione, dell'educazione, del buon senso, del dialogo non volgare, dell'iniziativa economica concreta, della semplicità dei rapporti sigillati da una stretta di mano, della cultura, del carattere e della forte personalità. L'Italia, un Paese che non c'è più e fortemente mutato antropologicamente, lascia un vuoto incolmabile in un'Europa che nemmeno si accorge di ciò che sta perdendo in termini d'identità nazionale e di storia comune, tutta presa dalla fisima di un'europeismo finanziarizzato e globalizzato dove solo computer, data base, cervelloni e tecnocrati avranno cittadinanza vera e garantita. L'Italia del Medioevo e dei Comuni, dell'Umanesimo e del Rinascimento, delle scoperte scientifiche e dell'arte, delle grandi e numerosissime aziende manifatturiere, delle campagne e dei prodotti biologico sta lasciando dietro di sè un Paese devastato dalle tasse, martoriato dai terremoti, desertificato nei piccoli centri disseminati sull'arco appenninico e lungo le splendide coste lasciando campo libero alle orde di nuovi barbari che, massicciamente importati con la complicità di una classe politica traditrice e che ha interessi incoffessabili, finiranno il lavoro sporco devastandone i territori con buona pace dei buonisti, dei caritatevoli ad ogni costo, dei falsari del diritto internazionale umanitario, degli accoglitori di profughi e immigrati per mestiere e per profitto. Qualcosa non va e la gente comincia a comprendere che, forse, è anche troppo tardi per cambiare.

sabato 31 dicembre 2016

NAPOLI SOTTERRANEA: PERDERSI E RITROVARSI FRA CORRENTI ENERGETICHE, RETI GEOMANTICHE E GENIUS LOCI DI UNA CITTA' CHE RAPPRESENTA UNO SNODO FONDAMENTALE PER LE INFLUENZE TELLURICHE E COSMICHE.

NAPOLI CROCEVIA ENERGETICO CAPACE DI RIVITALIZZARSI COSTANTEMENTE NONOSTANTE LO STRAVOLGIMENTO EDILIZIO, ARCHITETTONICO ED ANTROPOLOGICO.
di Antonio Tortora

Antonio Tortora nei meandri della Napoli Sotterranea (Foto di Mario Zifarelli)
Un geomacer ovvero un maestro di geomanzia, un rabdomante, un radioestesista, o anche un conoscitore di quegli elementi, vento e acqua, che plasmano la terra ovvero un adepto dell'arte del Feng Shui, tutti profondi conoscitori dell'arte di comprendere il respiro della terra armonicamente inserita nel cosmo, a Napoli troverebbero pane per i loro denti; pane in abbondanza. La nostra ricerca parte da quel desiderio improvviso, costante e radicale, di scendere nelle viscere della città attraverso quei camminamenti in origine messi a disposizione dalla pattuglia di coraggiosi amici e soci che fanno capo all'Associazione Napoli Sotterranea, presieduta dallo speleologo Enzo Albertini che sin dalla fine degli anni '60 ha effettuato interessanti scoperte nel sottosuolo partenopeo, inaugurando quel filone che è stato battezzato dai media e dagli esperti del marketing turistico "il primo caso di turismo sotterraneo"; dunque un vero e proprio primato. Stiamo parlando di uno sterminato, e ancora parzialmente conosciuto, giacimento culturale capace di soddisfare ogni interesse storico, archeologico, antropologico e, aggiungiamo noi, energetico. Le centinaia di migliaia di visitatori che sono scesi a circa 40 metri sotto il livello stradale, percorrendo una rampa di 136 comode scale, si sono ritrovati catapultati, quasi in un batter d'occhio, al centro di un portale spazio-temporale che attraversa ben 23 secoli di storia.

Rampa di scale di accesso alla Napoli Sotterranea (Foto di Mario Zifarelli)
Di certo non possiamo esimerci dall'indicare, per sommi capi anche perchè già ci siamo occupati in precedenza e professionalmente dell'argomento, i punti salienti della suggestiva e inedita passeggiata sotterranea; infatti una volta compiuta la discesa, esperte guide condurranno turisti, visitatori occasionali, appassionati e studiosi in una serie di ambienti evocativi e a dir poco fiabeschi. Dai ricoveri aerei risalenti alla seconda guerra mondiale, perchè Napoli fu ripetutamente bombardata dalle flottiglie aeree statunitensi, alle cisterne di epoca greca ricavate da cavità tufacee preesistenti; dagli orti ipogei dove sono state avviate attività didattico-scientifiche cui anche l'ente spaziale americano Nasa si mostra interessato alla Stazione sismica Arianna che ha il compito di registrare, aggiornandoli ogni tre minuti, i movimenti tellurici; dalla spettacolare cisterna romana illuminata raggiungibile attraverso un percorso buio e stretto ma assolutamente affascinante al Museo della Guerra allestito con materiali, oggetti e documenti risalenti alla prima metà degli anni '40. Inoltre attraverso un "basso" di vico Cinquesanti si potrà accedere al teatro greco-romano già indicato dallo studioso Bartolomeo Capasso e soprannominato teatro di Nerone oltrechè si potrà visitare, in un altro "basso", una mostra permanente del presepe popolare antico e i resti di canali di scarico borbonici lastricati da caratteristiche riggiole napoletane. 
Sigillo del Vitriol dal Viridarium Chymicum di Daniel Stolcius von Stolcenberg (Francoforte, 1624)
Ma tornando al nostro desiderio di scendere nelle viscere della città non può non venirci in mente il sigillo alchemico e rosacrociano nonchè massonico ed esoterico che incita decisamente alla discesa nelle profondità della terra e della conoscenza: «Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem»; un primo passo per l'iniziazione verso cui l'alchimista Basilius Valentinus, famoso monaco benedettino tedesco della prima metà del 1600, consigliava di procedere con speditezza. D'altra parte nella patria di Don Raimondo di Sangro Principe di Sansevero, il quale amava definirsi Haravec che nella lingua incaica significherebbe "inventore", non è tanto strano che un desiderio mai sopito di ricerca e di consapevolezza riemerga prepotente e faccia presa su chi, come noi, abbia sviluppato un'attitudine speciale nei confronti di un qualcosa che non è del tutto definibile razionalmente. Parliamo di quella costruzione spirituale, interna, assolutamente individuale, che deriva dal fare esperienza in questa vita per crescere e per comprendere, anche se per doverosi gradi, il proprio ruolo nel mondo terreno e nel cosmo. In effetti già discendere nella sotterraneità equivale a rintracciare quel silenzio e quell' assenza di agitazione che agevolano la possibilità di individuare filoni energetici occultati dal piano stradale metropolitano dove regna il caos e la confusione. Mentre assistiamo, in superficie, alla continua costruzione di meridiani e paralleli artificiali che stanno a significare le circoscrizioni amministrative, le strade e i vicoli, i quartieri e tutte le divisioni che l'uomo moderno e contemporaneo ha voluto realizzare per frammentare e rottamare sè stesso come parte di un tutto e quindi dell'universo, scendondo in profondità riusciamo a percepire il retaggio dei venti, delle acque, delle pietre e dei metalli che un tempo dominavano incontrastati convergendo verso quei nodi geobiologici definiti Rete di Harmann (radiazioni terrestri gamma-ionizzanti) e Reticolo di Curry (radiazioni a maglia più larga). In effetti a noi non interessa tanto il tecnicismo che si cela dietro agli studi a e alle intuizioni del medico tedesco Ernst Hartmann sul magnetismo terrestre e del bioclimatologo bavarese Manfred Curry sulla rete elettrica che avvolge e attraversa il pianeta, quanto la nostra eperienza diretta derivante dal percorrere le vie, i vicoli, le piazze, i tunnel e le cavità sotterranee. Cosicchè oltre alla superficie della città che consente la riscoperta della filosofia del camminare intesa come meditazione mediterranea elaborata dal filosofo Duccio Demetrio e quel pensiero meridiano di cui parla il sociologo Franco Cassano e teso alla recupero dell'identità ricca e molteplice del nostro Sud, ci piace  indicare un nuovo modo di interpretare quell'altrove sotterraneo e normalmente celato alla vista che caratterizza il sottosuolo partenopeo. Tra ipogei greci, tunnel romani, catacombe, acquedotti, grotte marine, cave di piperno e ricoveri antiaerei, tutti scavati nel tufo giallo napoletano, ci si immerge in quella massa geologica vivente, palpitante e mutevole che si estende fra il Somma-Vesuvio e i Campi Flegrei e cioè fra i due complessi vulcanici che non cessano di destare proccupazione per le loro intemperanze sismiche e telluriche; segno inequivocabile di una vitalità straordinaria e, tutto sommato, ancora giovane da un punto di vista geologico. Parliamo di oltre 700mila metri quadrati di cavità esplorate che, con ogni probabilità rappresenta molto meno della metà di quella che è stata sapientemente definita Napoli Sotterranea, un brand che affascina, in epoca contemporanea, i turisti e che, da circa cinquemila anni, intriga l' "Homo  Parthenopeus" che con il sottosuolo ha intrecciato un rapporto quasi magico e costante nel tempo. A testimonianza di ciò le fonti storiche, letterarie, artistiche e antropologiche sono davvero innumerevoli a partire da Seneca che definiva "baratro dell'inferno" la grotta di Posillipo per la sua prossimità al Lago d'Averno a Petronio che alludeva ai misteri celebrati nel cuore costiero della piana campana; da Stazio che rimaneva meravigliato dal notevole movimento umano che si registrava in tutte le cavità anche in quelle più pericolose al geografo medievale Beniamino di Tudela che descriveva gli oltre 700 metri della Crypta Neapolitana; da Ambrogio Leone, storiografo aulico nolano che scrisse in merito alle catacombe a Giulio Cesare Capaccio che alludeva a "mine scavate e meati  di terra artificiale che con scopo si dividono fra loro congiunte". E qui ci fermiamo perchè l'elenco mai potrà essere esaustivo tenendo presente tutti gli autori stranieri impegnati nel Gran Tour  partenopeo tra la fine del'600 e la fine dell'800 e gli infiniti scrittori che ne hanno parlato in epoca moderna e contemporanea. 
Napoli Sotterranea "Percorso lavico" (Foto di Mario Zifarelli)
La Napoli esoterica e dei misteri partenopei trova le sue radici nelle profondità della terra, di quei tufi gialli densi e resistenti ma malleabili e duttili, caratteristiche tipiche dell' "Homo Parthenopeus", che da sempre si è mosso agevolmente fra il culto di Priapo e i misteri orfici, isiaci e dionisiaci; i miracoli taumaturgici di Virgilio Mago e i sangui liquefatti dei suoi Santi Patroni; la cappella-tempio Sansevero e il bugnato enigmatico del Gesù Nuovo. Tra i pozzi magici da cui prelevare l'acqua sanatrice di tutti i mali e i mitrei romani con il sole che perennemente uccide il Toro Mistico, fra le grotte platamonie affollate da menadi nude e jerofanti rivestiti di scaglie di pesce che celebrano riti tramandati da molte ere in onore della mitica Sirena Parthenope, fondatrice della città, e gli insegnamenti di quel maestro di sapienza che fu Ermete Trismegisto. Fra il vicus Alexandrinus e 'o Cuorpo 'e Napule con la restaurata statua del fiume dio Nilo. 
Una vera e propria mappa dei luoghi di forza che dissemina la città e che non può essere conosciuta appieno senza accedere a quelle grotte, a quegli antri e a quei cunicoli che rappresentano l'archetipo dell'utero materno e dunque i miti di origine e di rinascita che attraverso la graduale e consapevole iniziazione conducono l'uomo in quello che il commentatore virgiliano Servio definisce il vero "mondo" nel momento in cui racconta la discesa di Cerere agli inferi nella penosa ricerca della figlia Proserpina. In tutte le antiche tradizioni la caverna è considerata un vero e proprio serbatoio di energia tellurica e ctonia oltrechè tempio sotterraneo dove è possibile rintracciare, intuitivamente oltre che geologicamente, tutti i ricordi ancestrali del periodo glaciale attraverso l'attivazione di un'essenza vitale magica che, di norma, risulta latente ma che durante l'indagine e l'esplorazione sotterranea mette in contatto il cuore dell'individuo con le stelle interne e il resto del cosmo ricordandogli profondamente che, così come l'uomo primitivo entrava in contatto con le potenze ctonie, alla stessa maniera e sia pure inconsapevolmente, l'uomo moderno può tendere alla rinascita non appena riemerge dalle buie profondità dopo essere stato protagonista di una morte e di una sepoltura simulata e ritualizzata.
Napoli Sotterranea, Cisterna romana (Foto di Mario Zifarelli)
D'altra parte anche in superficie i nuraghe sardi costruiti dagli Shardana ovvero dai popoli del mare nonchè i templi e i boschetti sacri druidici, per lanciare lo sguardo in epoche remote, e i castelli e le cattedrali medievali avevano lo stesso scopo delle caverne sebbene costruiti secondo i canoni delle geometrie sacre: introdurre l'uomo in un micromondo capace di presentare costanti e variabili di un intero universo. Tuttavia noi partenopei siamo fortunati a vivere in una città che, differentemente da tutte le altre, si espande in un multiverso profondo e stratificato laddove il paleosuolo ricco di tracce antropologiche e saturo di energie che aspettano solo di essere riscoperte quasi come se il viaggio conducesse all'interno del corpo terreste raggiungendo vene, arterie e organi vitali, ci accoglie agevolmente e ci guida agli innumerevoli pozzi che svolgono il ruolo chiaro di porta del sole e di occhio cosmico. Se la montagna, per dirla alla Guenòn, è sempre stata rappresentata da un triangolo retto più grande con il vertice rivolto verso l'alto, la caverna non a caso è sempre stata identificata da un triangolo retto più piccolo con il vertice rivolto verso il basso e inscritto all'interno del primo raffigurante la montagna; non a caso ad ogni verità manifestata corrisponde una verità occulta e solo con il cuore, il cui simbolo è appunto costituito dai due triangoli intersecati, può essere raggiunto.
Appare superfluo rifarsi alle tradizioni orientali, mediorientali, africane, mesoamericane e nordiche per scoprire le mitologie delle caverne e del sottosuolo dal momento che già i Cimmeri omerici e flegrei abitavano le nostre contrade campane  nelle loro case sotterranee e caliginose chiamate "argillae" collegate da lunghissimi tunnel, e l'abitare in caverne non era del tutto sconosciuto alle locali popolazioni preistoriche. Quanto invece appare doveroso sottolineare l'esistenza di numerose leggende, in gran parte negate da Benedetto Croce ma rivalutate da Matilde Serao, che riguardavano le misteriose entità che abitavano le profondità cittadine fra cui gli spiriti degli antichi minatori chiamati anche cavatori, i "munacielli" del Decumano maggiore ovvero di via dei Tribunali nonchè di Sant'Eframo ai Ponti Rossi, le anime del Purgatorio nell'ipogeo dell'omonima chiesa di Purgatorio ad Arco e del Cimitero delle Fontanelle, il genius loci androgino che in epoca romana caratterizzava il luogo e con cui gli antichi abitanti dovevano scendere a patti al fine di potervi abitare (nullus locus sine genio dice Servio), il greco daimon o essere divino fino alla bella 'mbriana spirito domestico piacente e talvolta buona consigliera. 
Naturalmente nelle nostre incursioni sotterranee non abbiamo mai incontrato le entità enumerate tuttavia abbiamo percepito la sensazione sgradevole del perdersi, come la definisce l'antropologo siciliano Franco La Cecla, ma anche la sensazione rasserenante del ritrovarsi, del riemergere, del tornare alla luce; una sorta di rinascita simbolica dopo aver combattuto contro i guardiani di tesori nascosti che nello stesso tempo si possono manifestare anche come pericolose entità psichiche. Qui il richiamo al regno della metallurgia diventa naturale per chi, come noi, si è trovato spesso ad osservare procedimenti di forgia laddove il metallo fuso scivola nel crogiolo simulando, su scala infinitesima, una colata lavica in tutta la sua magnificenza e il suo splendore alchemico; e forse, oseremo pensare, qualche scoria scomoda e pesante come un fardello rimane lì nelle profondità della Napoli Sotterranea a testimonianza di un'avvenuta trasformazione interiore e di una interiorizzazione psicologica finalizzata alla conoscenza di sè. Anche le iscrizioni misteriose scolpite nella roccia, come le croci penitenziali risalenti all'epoca medievale e altri segni mai decifrati e di incerta cronologia e paternità, possono risvegliare nel visitatore un tale senso di meraviglia da cambiare qualcosa nell'intimo; qualcosa di non razionale ma di profondo e luminoso. Un arricchimento rispetto al quale, pur non trattandosi di una vera e propria discesa nel regno di Agarthi, nella tibetana Shambhala con il suo re-sacerdote Rudra chakrin, nell' Aryavartha degli indù e dei Veda o nella Janaidar dei Kirghizi, vale pur sempre la pena tentare e lasciarsi attrarre dal richiamo forte e magnetico che dall'antro di Piazza San Gaetano lungo Via dei Tribunali conduce verso le profondità della Neapolis più antica della stessa sua fondazione ufficiale e verso l'interiorità di ciascuno di noi.
Nostra slide: https://www.youtube.com/watch?v=V-FomPUWWuw

mercoledì 16 novembre 2016

PERCHE' NON SI PARLA PIU' DEI TERREMOTI CHE HANNO DEVASTATO L' ITALIA CENTRALE NELL' ANNO DI GRAZIA 2016?

APPARE STRANO CHE, A SEGUITO DELLE DEVASTAZIONI E DELLE CIRCA TRECENTO VITTIME DEGLI ULTIMI TERREMOTI CHE HANNO COLPITO L' APPENNINO CENTRALE, UN VELO DI SILENZIO SIA SCESO SU UN EVENTO COSI' CATASTROFICO DA TRASFORMARE RADICALMENTE E PER SEMPRE IL VOLTO DELL' ITALIA.
 di Antonio Tortora
Immagine tratta da www.inmeteo.net

Il quesito posto nel titolo dell'articolo è di fondamentale importanza per far comprendere ai lettori che ci troviamo di fronte a una strategia tipicamente italica per nascondere le inefficienze e le ruberie che caratterizzano tutti i momenti successivi alle catastrofi naturali. Cosicchè mentre da un lato l'emergenza è stata gestita certamente meglio dei terremoti precedenti, la ricostruzione subirà le stesse sorti di tutte le precedenti ricostruzioni salvo di quella unica e miracolosa del Friuli del maggio del 1976; qui tutto fu ricostruito velocemente diventando un esempio virtuoso per il mondo intero; i morti furono un migliaio, gli sfollati oltre 100mila e i comuni rasi al suolo 45.  
«Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi» questo è quanto affermò il Presidente della Repubblica Sandro Pertini non appena ebbe modo di osservare ciò che accadeva all'indomani del terremoto dell' 80 laddove furono colpite la Campania e la Basilicata centro settentrionale; oggi il Presidente Pertini non avrebbe avuto ragione di lamentare l'inefficienza della macchina dei soccorsi perchè questa, in prima emergenza, ha funzionato molto bene grazie anche all'iniziativa e a gesti eroici di persone che si sono prodigate correndo grossi rischi. Dall'esclamazione di Pertini, però, ci piace ricordare ciò che il maestro di giornalismo Indro Montanelli scrisse nella sua opera "Le stanze. Dialoghi con gli italiani": «L'uso di 50-60mila miliardi stanziati per l'Irpinia rimase un porto nelle nebbie [...] quel terremoto non aveva trasformato solo una regione d'Italia, ma addirittura una classe politica». Infatti pensiamo, sulla scorta di quanto accaduto per tutte le altre ricostruzioni precedenti e seguenti al sisma friuliano, che la classe politica "trasformata" secondo quanto indicato da Montanelli sia rimasta completamente insensibile agli accadimenti catastrofici che, periodicamente, cambiano e sono ancora destinati a cambiare il territorio italiano in senso fisico e antropologico. Ma andiamo con calma e vediamo cosa è stato fatto in seguito ai vari e importanti sismi che hanno colpito l'Italia; diremo con assoluta certezza quasi nulla o molto poco. Per esempio la ricostruzione del Belice, dopo il sisma del 1968 e quindi 48 anni dopo, deve ancora essere completata e c'è molta gente, disseminata fra le province di Trapani, Agrigento e Palermo, che vive ancora in containers e baracche che fino a poco meno di dieci anni fa avevano ancora le coperture in Eternit ovvero amianto. Dunque chi non è morto a causa del terremoto, e di morti secondo stime attendibili ce ne furono fortunosamente poco meno di 400, oppure a causa della paura provocata dalle complessive 16 potenti scosse, è morto con ogni probabilità di asbestosi e di mesotelioma pleurico. In compenso Gibellina non venne mai ricostruita ma i suoi ruderi diventarono un'improbabile opera di "land art"; la viabilità ordinaria non fu mai ripristinata come l'importante ferrovia che collegava Salaparuta e Castelvetrano; fu costruita un'autostrada perfettamete inutile, quella che collega Palermo a Mazara del Vallo, così tanto per contribuire all'economia che alimenta il malaffare politico-mafioso. Ad oggi, per una ricostruzione parziale e fallimentare, sono stati spesi oltre sei miliardi di Euro.

Significativo titolo apparso su IL MATTINO in occasione del terremoto dell'Irpinia
Veniamo ora al terremoto dell'Irpinia dell'80 con i suoi circa tremila morti e gli oltre 280mila sfollati. Qui si è raggiunta l'apoteosi dei più biechi intenti speculativi concretizzati dopo una tragedia che ha colpito 687 Comuni tra Campania, Basilicata e Puglia. I quasi 70 miliardi di Euro stanziati sono stati fatti scorrere in mille rivoli che portano inesorabilmente alle inchieste giudiziarie di Irpiniagate e Terremotopoli, a Mani sul terremoto un filone della celebre inchiesta Mani Pulite ed ancora alla Commissione parlamentare d'inchiesta istituita nel 1989 e allo scandalo che coinvolse la Banca Popolare dell'Irpinia di proprietà della famiglia De Mita. Fra gli 87 personaggi inquisiti dall'inchiesta  "Mani sul terremoto" spiccano i nomi dei più importanti politici dell'epoca: De Mita, Pomicino, De Vito, Fantini, De Lorenzo, Zamberletti, Scotti, Gava. In quell'occasione ci furono parecchi arresti anche eccellenti. In quest'ottica fu sperimentata in concreto la tesi, sostenuta da alcuni politici cinici e furbi e giornalisti venduti al sistema politico, che il "terremoto fa Pil e favorisce la ripresa economica", cosicchè 26 banche cooperative locali e nazionali si precipitarono ad aprire numerosissimi sportelli nelle zone terremotare con l'intento di elargire prestiti ad imprese del nord Italia che, a loro volta ricevuti i prestiti e intascato i contributi statali, puntualmente fallivano e scappavano portando via, magari nei paradisi fiscali, un bel gruzzolo di denari e lasciando un bel pò di cattedrali nel deserto ancora oggi visibili. Il senatore Luigi Sturzo nel lontano 1958 coniò il termine "cattedrali nel deserto" senza neppure immaginare la fortuna che tale locuzione avrebbe potuto raggiungere a distanza di oltre mezzo secolo. Un mare di denaro che fece trasformare rustici fienili in ville principesche e piscine olimpioniche mai terminate, fece risollevare le sorti economiche di imprenditori collusi con la classe politica e già più volte dichiarati falliti e che trasformò oscuri collaudatori dello Stato in eleganti portatori di orologi tempestati di brillanti. 

Foto: La “Casa dello studente” divenuta simbolo della tragedia del sisma aquilano. Autore Andrea Pioltini.
E venendo cronologicamente più vicino a noi non possiamo non parlare del terremoto dell'Aquila del maggio 2009 che ha prodotto oltre 300 morti, 1.600 feriti e circa 80mila sfollati. In tal caso le tendopoli sono state tutte chiuse dopo pochi mesi e sono sorte numerose New Town nella periferia del capoluogo abruzzese ma il centro storico della città dopo ben sette anni "presenta ancora oggi un tasso di pericolosità che giudico eccessivo"; a parlare è il prefetto de l'Aquila Francesco Alecci che insiste opportunamente sulla sicurezza e sull'evitare rischi inutili per la popolazione che cerca di rientrare nelle proprie case e per le maestranze coinvolte nella ricostruzione. Tutti ricordano la "protesta delle carriole" che gli abitanti inscenarono per sensibilizzare le autorità politiche nei confronti dello smaltimento di quel milione di tonnellate di macerie che nessuno sapeva come smaltire e dove stoccare. Ma qui le cose, nonostante gli scandali derivanti da intercettazioni telefoniche, con risate, che comprovano la collusione fra costruttori, politici, camorristi del clan dei Casalesi e mafiosi, nonostante il processo alla Commisione Grandi Rischi concluso con assoluzioni per tutti, nonostante le polemiche sulla supposta prevedibilità dei terremoti e gli arresti di numerosi imprenditori coinvolti nelle speculazioni edilizie, le cose andavano un pò diversamente. In qull'occasione infatti fu organizzato il G8 che, tra l'altro si sarebbe dovuto occupare proprio di catastrofi naturali, permise di raccogliere ingenti fondi per la ricostruzione e la promessa, da parte dei partecipanti, di adottare numerose opere d'arte andate distrutte o danneggiate per un ammontare di poco meno di venti milioni di Euro cui vanno aggiunti quasi 68 milioni racimolati attraverso donazioni private. Giova dire che molte casette furono tirate su in un territorio fortemente soggetto a rischio idrogeologico e pertanto solo parzialmente utilizzate.
Esaminando dunque solo alcuni degli eventi sismici più importanti accaduti nel nostro Paese emerge, senza ombra di dubbio, che i tempi per la ricostruzione in seguito ai recentissimi sismi del 2016 potrebbero essere molto lunghi. Il 24 agosto l'epicentro fu ad Accumoli, il 26 ottobre gli epicentri furono a Castelsantangelo sul Nera e Ussita, il 30 ottobre l'epicentro fu tra Norcia, Preci e Castelsantangelo sul Nera; l'Italia si è dunque spaccata in due fisicamente e simbolicamente. Ma tornando al quesito posto nel titolo dell'articolo: perchè, a parte qualche sporadica inchiesta, non si parla più degli sfollati? Dei paesi rasi al suolo? Della ricostruzione? Di un'economia quasi del tutto dissolta? Di intere frazioni cancellate dalla carta geografica?
Beh! Noi pensiamo che forse ci siano altri argomenti più importanti di cui discutere e su cui condurre la solita costante ed estenuante campagna politico-elettorale: l'inutile e pericoloso referendum del 4 dicembre prossimo su cui si è detto tutto e il contrario di tutto; l'elezione del personaggio televisivo Donald Trump alla carica di Presidente degli Stati Uniti che ha appassionato un popolo che, stranamente, mai si appassiona alla politica nazionale e sempre e solo si appassiona a qualche partita di calcio. Insomma l'abitudine di trattare intensivamente un argomento caldo anzi caldissimo solo per il tempo necessario a scaricarne le massicce dosi di emozionalità per poi passare ad altro argomento caratterizza ancora i media italiani e la mente di quella minoranza che ancora si interessa di qualcosa. Passerà molto tempo per ottenere un'improbabile ricostruzione e intanto la gente, soprattutto i più giovani, va via, si allontana, emigra perchè percepisce che in quelle zone, come in tutte quelle colpite dai sismi, non c'è futuro. Certo il carattere forte dell'individuo appenninico si manifesta anche nella dignità della sofferenza, nella capacità di mantenere alto il morale, nella forza d'animo con cui si aggrappa ai suoi animali se allevatore, ai suoi terreni se coltivatore, alla sua bottega se artigiano; e ne siamo tutti testimoni attraverso le immagini crude e toccanti, i video in real time, le interviste realizzate mentre la terra trema e mentre i muri vengono giù mostrando l'ossatura di paesi e frazioni dalla storia antica e nobile. La solidarietà ancora una volta è stata grande, grandissima; ma cosa andiamo a raccontare a quel proprietario di un fondo, da sempre residente in una frazione di Amatrice, che avendo ricevuto in donazione una casetta prefabbricata per arrangiarsi durante l'inverno in attesa della ricostruzione della sua casa, si ritrova un funzionario amministrativo dello Stato che gli impedisce di scaricare il prefabbricato ammonendolo perchè il manufatto confliggerebbe con il piano regolatore di un paese che non esiste più? Per la cronaca sono molte le casette messe a disposizione dall'Anas ma inutilizzabili perchè ritenute abusive da funzionari miopi e cinici e anche i bagni chimici non possono essere utilizzati per problemi connessi allo spurgo. Che razza di Paese è questo dove per un cavillo burocratico si impedisce a una famiglia di anziani di abitare momentaneamente in un edificio più accogliente di una tenda? Abbiamo già avuto modo di scrivere sulla empia burocrazia che in Italia rende asfittica la vita sociale, individuale, politica ed economica di tutti i cittadini trattati come sudditi che non hanno diritto di parola. E ci viene in mente qualche frase pronunciata dal sociologo nonviolento Danilo Dolci non a caso soprannominato come il Gandhi siciliano e d'Italia: "La burocrazia uccide più del terremoto",  "Qui la gente è stata uccisa nelle fragili case e da chi le ha impedito di riappropriarsi della vita col lavoro" ed ancora "Governanti burocrati: si è assassini anche facendo marcire i progetti per sensibilizzare l'opinione pubblica nazionale". Mentre la burocrazia divora il Paese e i controlli su tutto e tutti diventano sempre più ossessivi, capillari e totalitari gli sfollati ormai divenuti senzatetto a tutti gli effetti, evidentemente, possono continuare a disperdersi sulle coste marchigiane tagliando le loro radici con il territorio su cui sono nati. Tutto ciò per qualche firma mancante, per qualche norma iniqua e obsoleta, per i cuori duri di funzionari che forse, per l'occasione, dovrebbero diventare obiettori di coscienza piuttosto che boia e carnefici di gente già duramente colpita che, come è plausibile, non potrà non vedere lo Stato e le istituzioni come un acerrimo nemico.
Intanto, in attesa del referendum, il silenzio si fa pesante e assorda le menti degli sfollati abbandonati a sè stessi, salvo che per il buon cuore di coloro che sono realmente solidali e per la professionalità di una Protezione Civile che comunque si è distinta sul campo per notevoli meriti; il silenzio si fa pesante e nessuno più racconta cosa sta accadendo in quella fitta nebbia burocratica in cui tutto affoga e scompare.